YEMEN, DISASTRO UMANITARIO

A chi non è morto sotto le bombe sono stati rasi al suolo istruzione, assistenza sanitaria, lavoro. E ora gli bombardano anche il poco cibo rimasto. Perché se vivi, vivi da pezzente, da schiavo, alle loro condizioni.

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La mia esperienza: da volontaria ad insegnante

E’ ormai quasi da un anno e mezzo che svolgo attività di volontariato presso la scuola Filef (federazione italiana lavoratori emigranti e famiglie), che si trova in via Bellezza a Milano, ospitata dal Circolo Arci Bellezza.

La realtà della scuola Filef fa parte della Rete di scuole senza permesso, che ormai da anni offre lezioni di italiano gratuite agli immigrati. E’ costituita per intero da volontari, non vanta schieramenti politici e supporta i valori dell’accoglienza, uguaglianza e giustizia sociale.

Sono venuta a conoscenza di questa associazione tramite il desk di volontariato, una delle attività supportate dalla nostra associazione studentesca Students for Humanity.

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L’attività di insegnamento agli stranieri proposta dal Filef mi ha subito entusiasmata e ho deciso dunque di lanciarmi in questo tipo di esperienza. Dopo alcuni mesi di apprendimento delle tecniche di insegnamento, durante i quali ho assistito alle lezioni tenute dai maestri/e che fanno i volontari ormai da anni, ho preparato e tenuto la mia prima lezione ai migranti.

Preparare la lezione da presentare in aula non è affatto una cosa semplice ma, grazie al supporto ed ai consigli degli altri volontari con il tempo si riesce a prendere dimestichezza in aula e si è in grado di tenere la lezione in autonomia.

L’esperienza in aula è ancora più formativa perché ti permette di mettere in atto le tecniche di insegnamento apprese e di instaurare un rapporto con gli studenti. Fare lezione non significa, infatti, solo insegnare la lingua italiana ma anche riuscire a conoscersi, collaborare insieme, e talvolta, perché no, anche divertirsi.

Ciò che mi stimola di più in questa attività è proprio il rapporto che si instaura con gli studenti immigrati, che sono molto riconoscenti nei confronti di noi insegnanti e a fine lezione ci ringraziano e ci sorridono in continuazione . E’ spesso accaduto che molti di loro si presentassero un po’ prima dell’inizio della lezione per scambiare qualche chiacchiera, poiché la nostra scuola è vista da molti di loro non solo come un luogo di apprendimento della lingua ma anche come un’occasione di socialità, di svago, di valorizzazione di sè. Per molti, inoltre, è l’unico momento di contatto con gli italiani chiusi come sono in molti casi all’interno delle proprie comunità nazionali, realtà che proteggono e sostengono ma che rendono più difficoltosa l’integrazione.

A tal proposito proprio per creare unità e consolidare i rapporti interpersonali tra studenti e volontari , la nostra scuola organizza delle feste prima di Natale e alla fine dell’anno in occasione della consegna dei diplomi agli studenti. Questi momenti di festa sono la migliore occasione per conoscersi meglio, trascorrere del tempo tutti insieme e sentirsi parte di una collettività all’interno della scuola.

All’inizio dell’estate si tiene una festa cittadina che vede la partecipazione di tutti gli studenti iscritti alle numerose scuole per stranieri simili alla nostra, un’occasione d’incontro aperta a tutta la cittadinanza. Viene organizzato ogni anno un torneo di calcio in cui diverse squadre, anche di altre scuole, si sfidano e nel 2013 la nostra scuola ha vinto per la terza volta di seguito il torneo della Rete di scuole senza permesso. Per conservare la tradizione di vittorie siamo sempre alla ricerca di qualche volontario che voglia occuparsi di diventare l’allenatore della squadra, che ogni anno viene riformata. Sono inoltre organizzati ogni anno dei mercatini natalizi per la raccolta di fondi per l’associazione Filef Lombardia.

Ad ogni lezione presenziano solitamente almeno due insegnanti, in modo da cercare di seguire tutti in modo più efficace e dare sostegno agli alunni più in difficoltà. Talvolta, come quest’anno, capita di avere in classe qualche straniero analfabeta anche della sua stessa lingua, dunque le difficoltà sono davvero estreme, ma si cerca sempre di fare il possibile per seguirlo e aiutarlo nell’apprendimento, con appositi insegnanti di sostegno.

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Se qualcuno di voi si stesse chiedendo “perché lo fai?“, io vi risponderei che lo faccio per aiutare altre persone, ma anche per me stessa, perché vi assicuro che la sensazione più bella è uscire da quell’aula e pensare che quelle persone nell’arco di un anno sapranno parlare un po’ d’italiano anche grazie a te. E una lingua, come sapete, è uno strumento fondamentale per vivere in un paese, cercarsi un lavoro, farsi delle amicizie, integrarsi nella società ed è importante permettere a tutti di ottenere questo strumento.

Il volontariato è donare una parte di sé agli altri, ma sono soprattutto gli altri che donano qualcosa a te, attraverso un sorriso, un grazie, un abbraccio, un’espressione che ti comunica riconoscenza.

Ciò che mi ha colpito di più di questa scuola è la filosofia che ci sta dietro: l’apprendimento di una lingua dev’essere accompagnato ogni giorno dalla trasmissione di valori quali l’integrazione, l’accoglienza e l’uguaglianza.

 

Livia Morosini