La colpa di essere nate Donne.

Nel Mondo, ogni sette secondi, una ragazza che non ha ancora compiuto quindici anni si sposa.

Ogni anno muoiono per cause collegate al parto o alla gravidanza settantamila ragazze tra i quindici ed i diciannove anni.

In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Bambine, Save the Children ha redatto una classifica dei Paesi, strutturando la gerarchia in base a dove vengono piu’ o meno tutelati i diritti delle Donne. I parametri utilizzati per redigere questo prospetto sono stati cinque:

  1. Mortalità materna
  2. Numero di gravidanze nelle donne di età compresa tra i quindici ed i diciannove anni
  3. Numero di donne spose prima di aver compiuto la maggiore età
  4. Tasso di istruzione delle donne
  5. Percentuale di parlamentari donne presenti nell’organo legislativo Statale

Continue reading “La colpa di essere nate Donne.”

Advertisements

Born to Shine

Ogni anno 6 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni muoiono.

E’ con questo dato che Marco Guadagnino, laureato in Storia dell’Africa e collaboratore di Save the Children, ha aperto la conferenza “Born to Shine” tenutasi presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi.

Un’ informazione  ancora più spaventosa se si pensa che la mortalità infantile è già diminuita di 2/3 tra il 1970 e il 2013 e se si considera che la maggior parte dei decessi avviene per motivi apparentemente banali come una polmonite, evitabile con un vaccino, oppurTake-action-300x271e le complicanze a seguito di nascite premature, monitorabili con semplici visite.

E’ da qui che parte Save the Children, proponendosi l’obiettivo di garantire accesso alla salute di base alle popolazioni meno sviluppate e di aumentare  le speranze di vita alla nascita, cercando di eliminare i due grandi spettri di malnutrizione e mancanza di igiene. Consapevole dei problemi di continuità di progetti come questo, l’organizzazione ha intrapreso stretti rapporti con le autorità dei 119 Paesi in cui opera, instaurando uno stretto legame con le popolazioni locali, alle quali spesso viene affidato il compito di portare avanti il progetto che è stato iniziato.

Marco Guadagnino ha parlato nello specifico della situazione in Etiopia. Qui, infatti, tra il 2010 ed il 2014 Save the Children ha lavorato in zone remote nel sud del paese, prive di accesso alle necessità sanitarie di base. Il lavoro fatto nel corso dei quattro anni ha portato miglioramenti tali da indurre l’associazione ad allontanarsi progressivamente dalla zona, lasciando la gestione delle strutture create nelle mani delle comunità locali, periodicamente monitorate, e a spostarsi in zone più a Nord del Paese al fine di riproporre il progetto.

L’ obbiettivo di Save the Children non è infatti limitarsi ad un interventismo circoscritto, ma formare una rete capillare di operatori sanitari di base che possano essere anche sentinelle di possibili emergenze e situazioni quali l’ebola. Per raggiungere questo traguardo l’organizzazione internazionale gestisce “trainings” per persone locali, sostenendole da tutti i punti di vista, escluso il salario, in modo da responsabilizzare il governo.                  

Schermata 03-2457101 alle 00.32.22

 Ma anche per progetti di così  ampie vedute, bastano piccoli semplici gesti. 

Esempi banali  ma efficaci sono la distribuzione di zanzariere per proteggere le mamme dalla malaria e di cappellini per proteggere i bambini dal rischio di ipotermia. Save the Children fornisce assistenza prima e dopo il parto, coinvolge il personale locale, che deve visitare le mamme almeno tre volte nei vari villaggi, ed ha formato 95 levatrici tradizionali. Per proteggere le mamme da gravidanze a rischio sono state create le “case delle mamme”, strutture attorno ai villaggi dove le donne in gravidanza sono accolte e monitorate a partire dal quinto mese.

Grandi progetti che non richiedono altro se non il coordinamento di piccoli interventi, banali ma fondamentali a garantire la continuazione di una vita.

 

Martina Brandli e Camilla Sacca