A4AI: Alliance for Affordable Internet

 

Have you ever thought about Internet access in terms of privilege, of possibility?

To be honest, I’ve not, not with awareness. So, irony of fate, browsing the pages of some online newspapers, I came across the acronym A4AI, Alliance for Affordable Internet, a kind of Web democratization.

kenya_12-960x6401Bombarded by (for me often a bit mysterious) expressions such as Web 2.0, big data, data analysis, stickiness, syndication and so on and so forth, we could easily ignore that two-thirds of the world population can’t get online. We live in an era in which Internet access can be considered as important as literacy, so the purpose of A4AI project is simple, is to drive down artificially high Internet prices in developing Countries, such as Nigeria, Mozambique and Gahana. By advocating for open, competitive and innovative broadband markets, A4AI aims to help access prices fall to below 5 % of monthly income worldwide. By reaching this goal the A4AI can help connect the two-thirds of the world that is presently not connected to the Internet and make universal access a reality.

Continue reading “A4AI: Alliance for Affordable Internet”

Advertisements

Contro chi sotterra la coscienza nel cemento

 

E’ un giorno qualunque, un giorno come tanti, ci si presenta a ritirare i referti di ciò che si pensava fosse un banale controllo, ci si aspetta la prescrizione di qualche antidolorifico, il consiglio di una dieta, di un’aspirina. Magari si passa di fretta durante la pausa pranzo, oppure prima di andare a prendere i bimbi a scuola, in un momento qualunque di un giorno qualunque. Si attraversano dei corridoi bianchi e in fondo si incontra lo sguardo grave di un dottore con una cartella in mano, si incontrano le sue sopracciglia aggrottate, ci si saluta con voce bassa. Si entra nel suo studio, ci si accomoda, il dottore inizia a parlare, a spiegare il dettaglio di un valore alterato, una “macchia” in una zona che non dovrebbe averne; da quel momento tutto è destinato a cambiare, da quelle parole, brevi, concise, dette con la voce basa del dottore, tutto è destinato apparentemente a svanire. A quelle parole segue il panico, a quelle parole segue la forza, da lì iniziano i consulti, le giornate intere nei corridoi bianchi di quell’ospedale, inizia la paura, inizia la lotta.

Quasi 1000 persone al giorno, oltre 3 milioni all’anno, ricevono la notizia di essere affetti da questo brutto male, una buona percentuale di loro sopravvive, mentre un’altra, sebbene in decremento, non ce la fa. Se è vero però che la ricerca ha fatto grandi progressi e che la mortalità per cancro si è abbassata enormemente, è vero anche che al Sud si muore ancora in percentuale maggiore rispetto alle altre regioni italiane. Si inizia questa lotta, e per lottare molto spesso si parte per il Nord in cerca di cure, in cerca di una possibilità, di una speranza, speranza di poter riprendere in mano la propria vita.
Si risponde a questo fenomeno stilando statistiche in cui tutto viene tradotto in numeri, numeri che in realtà sono famiglie, che individuano madri, padri, figli, numeri che sono storie, sono nomi.

Continue reading “Contro chi sotterra la coscienza nel cemento”

Una lettera a chi nega la cultura dello stupro

La storia di Sara Roebuck somiglia a quelle di tante altre ragazze. Sei mesi dopo essersi trasferita dal Regno Unito in Francia per un tirocinio, è stata aggredita in una discoteca della capitale da uno sconosciuto che ha tentato di violentarla. Come ha dichiarato alla stampa del suo paese, Sara ha cercato a lungo di reprimere emozioni e pensieri legati all’accaduto. Tuttavia, quasi un anno dopo quella sera in discoteca, ha ricevuto una lettera da parte del tribunale nel quale il suo aggressore sarebbe stato giudicato e che l’invitava a prendere parte al processo.
Allora Sara ha deciso di mettere nero su bianco il vortice di sensazioni che hanno ricominciato a tormentarla dopo un così lungo periodo in cui lei aveva provato a metterle a tacere. Ha pubblicato una lettera (inizialmente pubblicata qui) che esorto tutti, uomini e donne indistintamente, a leggere, nella speranza che parole tanto potenti, sincere e drammatiche al tempo stesso possano portare a una riflessione profonda e consapevole. La stessa Sara scrive: “Scrivo questo perché sono stanca, sono esausta di storie del genere. Voglio capire e voglio che gli altri capiscano come e perché la nostra società ancora debba lottare contro la velenosa e violenta realtà dello stupro, la gravità della violenza sessuale, la complessità della misoginia, il peso del patriarcato che continua a minimizzare il ruolo dello stupratore e incolpare le donne i cui corpi sono strappati via dalla loro stessa pelle.” Continue reading “Una lettera a chi nega la cultura dello stupro”