Contro chi sotterra la coscienza nel cemento

 

E’ un giorno qualunque, un giorno come tanti, ci si presenta a ritirare i referti di ciò che si pensava fosse un banale controllo, ci si aspetta la prescrizione di qualche antidolorifico, il consiglio di una dieta, di un’aspirina. Magari si passa di fretta durante la pausa pranzo, oppure prima di andare a prendere i bimbi a scuola, in un momento qualunque di un giorno qualunque. Si attraversano dei corridoi bianchi e in fondo si incontra lo sguardo grave di un dottore con una cartella in mano, si incontrano le sue sopracciglia aggrottate, ci si saluta con voce bassa. Si entra nel suo studio, ci si accomoda, il dottore inizia a parlare, a spiegare il dettaglio di un valore alterato, una “macchia” in una zona che non dovrebbe averne; da quel momento tutto è destinato a cambiare, da quelle parole, brevi, concise, dette con la voce basa del dottore, tutto è destinato apparentemente a svanire. A quelle parole segue il panico, a quelle parole segue la forza, da lì iniziano i consulti, le giornate intere nei corridoi bianchi di quell’ospedale, inizia la paura, inizia la lotta.

Quasi 1000 persone al giorno, oltre 3 milioni all’anno, ricevono la notizia di essere affetti da questo brutto male, una buona percentuale di loro sopravvive, mentre un’altra, sebbene in decremento, non ce la fa. Se è vero però che la ricerca ha fatto grandi progressi e che la mortalità per cancro si è abbassata enormemente, è vero anche che al Sud si muore ancora in percentuale maggiore rispetto alle altre regioni italiane. Si inizia questa lotta, e per lottare molto spesso si parte per il Nord in cerca di cure, in cerca di una possibilità, di una speranza, speranza di poter riprendere in mano la propria vita.
Si risponde a questo fenomeno stilando statistiche in cui tutto viene tradotto in numeri, numeri che in realtà sono famiglie, che individuano madri, padri, figli, numeri che sono storie, sono nomi.

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Join the fight against extreme poverty

 

#GirlsCount is a campaign launched on March 6, 2017 by ONE, an international campaigning and advocacy organization co-founded by U2’s leader Bono. With almost 8 million members in the world, ONE fights against extreme poverty and preventable disease every day, particularly in Africa. It firmly believes that to end extreme poverty what is needed is not charity, but justice and equality. Following this principle, ONE does not ask civil society for money, but to raise our voices together. ONE’s campaigns go beyond the scopes of political, religious and ideological beliefs: they connect us together from all walks of life and show that we have more in common than what divides us.

Every year ONE selects its “Youth Ambassadors”, young volunteers who will carry out its campaigns all over the world. A few days ago, I was in Rome for the launch of the Italian Youth Ambassadors program for which I had been chosen, and that not by chance took place in the same day as International Women’s Day. This because this year ONE’s main campaign #GirlsCount advocates the right to education for girls in the poorest countries in the world.

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Uganda is calling

“Dear Africa and dear Uganda,

Once again, I say thank you because you stole my heart in a way that no other place has ever done. Your landscapes were breathtaking and your people will be unforgettable. Two months to get to know a new country and fall in love with it. Uganda taught me to be patient, to be creative, to appreciate the little things and to give nothing for granted. Working in an environment without wifi and sometimes not even power helped me to face different challenges, find new solutions and change perspectives.

But the truth is that Africa can’t be told, it must be lived. I could spend hours telling my stories, struggling to make my friends and family understand why my smile is so real and my voice is so calm and peaceful when I am over there. But it won’t be enough. Only if they spent some time in Africa, they would be able to understand what amazed me so much.

Mwebale Uganda, you stole my heart and it was very hard to leave.”

I like to describe my time in Uganda with these few words that I wrote when I came back from this beautiful country and represent exactly how I felt in that moment. Continue reading “Uganda is calling”

I migranti e l’Europa: regolamenti astratti e dramma quotidiano.

 

A sedere al tavolo degli ospiti della conferenza del 2 marzo vi sono Chiara Garri (ricercatrice per Amnesty International Italia), Cristina Laura Cecchini (avvocato e socio dell’ASGI, Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), e Domenico Quirico, giornalista per “La Stampa”. giornata-del-migrante-e-del-rifugiatole-iniziative-della-diocesi-a-gazzanig_7b62ff06-9c12-11e4-b09c-dd0b12ce6a31_998_397_big_story_detail

Apre l’incontro l’avvocato Cecchini, la quale illustra i tipi di interventi attuati dall’UE per fronteggiare la crisi umanitaria e migratoria senza precedenti che stiamo vivendo.
Primo tra questi, riguarda l’accertamento del Paese di origine del migrante, un esame che viene definito se vogliamo, “della meritevolezza delle domande fuori frontiera”: è il luogo dal quale provieni che suggerisce alle autorità la protezione di cui necessiti.
“Ma quando si parla di crisi, è sicuramente interessante parlare di numeri”, prosegue nel suo discorso l’avvocato Cecchini, enunciando che nel 2016 la pressione esercitata sulle frontiere del Mediterraneo conta 166.000 persone; dati spaventosamente alti riguardano anche le morti (5.079), che fanno del Mare Nostrum uno dei cimiteri più grandi d’Europa. Circa il 56% di queste persone hanno avuto un accoglimento in prima istanza e hanno visto riconosciuta la possibilità di protezione (percentuale che aumenta se si tiene conto dei ricorsi vinti a seguito di impugnazioni dinnanzi alle corti di giustizia).
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Una lettera a chi nega la cultura dello stupro

La storia di Sara Roebuck somiglia a quelle di tante altre ragazze. Sei mesi dopo essersi trasferita dal Regno Unito in Francia per un tirocinio, è stata aggredita in una discoteca della capitale da uno sconosciuto che ha tentato di violentarla. Come ha dichiarato alla stampa del suo paese, Sara ha cercato a lungo di reprimere emozioni e pensieri legati all’accaduto. Tuttavia, quasi un anno dopo quella sera in discoteca, ha ricevuto una lettera da parte del tribunale nel quale il suo aggressore sarebbe stato giudicato e che l’invitava a prendere parte al processo.
Allora Sara ha deciso di mettere nero su bianco il vortice di sensazioni che hanno ricominciato a tormentarla dopo un così lungo periodo in cui lei aveva provato a metterle a tacere. Ha pubblicato una lettera (inizialmente pubblicata qui) che esorto tutti, uomini e donne indistintamente, a leggere, nella speranza che parole tanto potenti, sincere e drammatiche al tempo stesso possano portare a una riflessione profonda e consapevole. La stessa Sara scrive: “Scrivo questo perché sono stanca, sono esausta di storie del genere. Voglio capire e voglio che gli altri capiscano come e perché la nostra società ancora debba lottare contro la velenosa e violenta realtà dello stupro, la gravità della violenza sessuale, la complessità della misoginia, il peso del patriarcato che continua a minimizzare il ruolo dello stupratore e incolpare le donne i cui corpi sono strappati via dalla loro stessa pelle.” Continue reading “Una lettera a chi nega la cultura dello stupro”

Qual è il “peso” della felicità?

Cosa vi ricorda questa mela?

Il quadro di Magritte “Il figlio dell’uomo”, un dispositivo Apple, il profumo “Delicious” di DKNY, un dentifricio Mentadent, una tarte tatin?

Più di un nono della popolazione italiana attribuisce a questa un significato profondamente diverso. Mi sto riferendo a quei 3 milioni di persone che oggi sono affette da disturbi del comportamento alimentare. Anoressia, bulimia, binge eating disorder non si limitano ad essere malattie dell’appetito o patologie d’imitazione. Sono invece la manifestazione della profonda difficoltà di vivere la vita e la prima causa di morte delle persone tra i 12 e i 25 anni.

Nel 2014 il Ministero della Salute ha dichiarato lo stato di “epidemia”. Ma nessuno ne parla. O forse ne parlano tutti senza conoscere la questione come dovrebbero. Quello che è certo è che fin troppe persone conoscono questa realtà troppo da vicino.

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La mia Africa.

La Tanzania, il Ruanda, l’Uganda e il Kenya. Questi gli stati Africani che ho avuto la fortuna di vivere, conoscere e amare negli ultimi tre anni.

L’Africa ti prende, ti cambia, ti travolge completamente.

Il mal d’Africa è quella strana sensazione che ti cresce dentroe che non si manifesta nell’esatto momento in cui torni a casa, in una casa troppo lontana da quei tramonti mozzafiato e da quei cieli stellati. Continue reading “La mia Africa.”