L’Italia viola i diritti umani: l’importanza del reato di tortura

Basta una sola parola a rievocare quel senso di stizza, vergogna e insicurezza. Basta una parola di quattro lettere: Diaz. È lì (e successivamente anche nella caserma di Bolzaneto) che si consumò uno degli episodi più vergognosi per le forze dell’ordine italiane. Nella notte del 21 luglio 2001, reparti della Polizia di Stato, coadiuvati da alcuni battaglioni dei Carabinieri irruppero nella scuola picchiando a mani nude e con i manganelli un gruppo di attivisti e giornalisti che erano accampati nella scuola. Le persone presenti nella scuola erano disarmate e innocue, eppure la polizia infierì su di loro con assoluta ferocia, alternando violenza e umiliazione su tutti i presenti, uomini e donne. Chi fu ferito abbastanza seriamente da essere portato in ospedale, ebbe la fortuna di sfuggire alle ore di terrore successive. Stavolta lo scenario fu la caserma di Bolzaneto, dove circa 200 persone (alcune fermate nei precedenti cortei, altre arrestate alla Diaz) furono tenute per ore senza la possibilità di fare una telefonata o di poter parlare con un avvocato.Lo scopo della detenzione fu solamente quello di terrorizzare i detenuti. Non ci fu nessun tentativo di farli confessare, ma solo l’alternanza di pestaggi, minacce e umiliazioni. Per molto tempo, non è stato possibile fare giustizia.A seguito della vicenda vi furono insabbiamenti, dichiarazioni fallaci e contraddittorie da parte delle forze dell’ordine Tutti i dirigenti impegnati nell’operazione negarono di essere stati coinvolti. I magistrati rifiutarono di incriminare gli arrestati ma la polizia riuscì ad ottenere degli ordini di espulsione e il divieto di tornare in Italia per cinque anni, cosicché i testimoni furono allontanati

Risultati immagini per immagini diaz 2001

I fatti del G8 di Genova e in particolare quanto accaduto nella caserma di Bolzaneto evidenziano quanto sia importante l’introduzione del reato di tortura per garantire il rispetto dei diritti fondamentali di tutti coloro che sono detenuti in stato di fermo dalle forze dell’ordine. A causa dell’assenza di tale reato nell’ordinamento italiano, non si è mai potuto procedere a condannare i responsabili delle sevizie fisiche e psicologiche di quella notte.

Gran parte dei rappresentanti della legge coinvolti nelle vicende della scuola Diaz e di Bolzaneto – e sono centinaia – se l’è cavata senza sanzioni disciplinari e senza incriminazioni. Nessuno è stato sospeso, alcuni sono stati promossi. Nessuno dei funzionari processati per Bolzaneto è stato accusato di tortura: la legge italiana non prevede questo reato.

Nel 2015 la CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani) ha richiamato l’Italia proprio per il mancato riconoscimenti di questo reato nel sistema giuridico italiano ed ha richiesto al nostro paese di affrontare la questione tempestivamente. Due anni dopo, ancora non abbiamo una legge che affronti il problema, in parte anche perché una fetta dell’opinione pubblica teme che l’introduzione di tale reato possa limitare l’uso della forza da parte delle forze dell’ordine anche quando questo sarebbe legittimo. Il Parlamento non ha di fatto ancora affrontato la questione e vi è la convinzione diffusa che essa non sarà affrontata, né tantomeno risolta nel corso di questa legislatura.

L’introduzione del reato di tortura è a mio parere assolutamente necessaria in un paese civile. Esso fornirebbe ai cittadini la garanzia di essere trattati nel rispetto dei propri diritti umani fondamentali, impedirebbe (o perlomeno limiterebbe) l’esposizione a situazioni degradanti per l’individuo arrestato, garantendo il rispetto della dignità umana. Diversi casi giudiziari, anche recenti, hanno mostrato quanto questa garanzia venga meno in assenza di una legge che regoli la condotta delle forze dell’ordine. Inoltre, la presenza di una legge in tal senso avrebbe il potere di disincentivare l’uso eccessivo della forza ad opera di individui violenti (purtroppo) presenti nelle forze dell’ordine. Tali individui diverrebbero perseguibili per le loro azioni e ci sarebbe un maggior incentivo a denunciare situazioni in cui l’uso della violenza è illegittimo e ha il solo scopo di terrorizzare e umiliare.

Una soluzione è dunque ancora lontana dall’essere raggiunta e l’Italia è stata richiamata proprio pochi giorni fa anche dal comitato dei ministri del Consiglio Europeo. L’assenza del reato di tortura e trattamenti degradanti è quindi una questione urgente, che richiede una risoluzione tempestiva. A beneficiarne sarebbe anche la nostra immagine internazionale, dato che in assenza di una legge che sanzioni questo tipo di condotta, l’Italia viola l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani.

Ester Percivati, una ragazza turca, ricorda che le guardie la chiamarono puttana mentre andava al bagno, dove una poliziotta le ficcò la testa nel water e un suo collega maschio le urlò: “Bel culo! Ti piacerebbe che ci infilassi dentro il manganello?”. Alcune donne hanno riferito di minacce di stupro, anale e vaginale.

Perfino l’infermeria era pericolosa. Richard Moth, che aveva difeso con il suo corpo la compagna, era coperto di tagli e lividi. Gli misero dei punti in testa e sulle gambe senza anestesia. “Fu un’esperienza molto dolorosa e traumatica. Dovevano tenermi fermo con la forza”, ricorda. Tra le persone condannate il 14 luglio ci sono anche alcuni medici della prigione.

Per quanto ancora siamo disposti a sentire queste storie? L’introduzione del reato di tortura sarebbe una vittoria per tutti, una vittoria per la nostra società. E anche se non possiamo cancellare ciò che è stato fatto a quelle persone nel 2001, possiamo reclamare il nostro sdegno e il nostro dissenso, rendendolo istituzionale, rendendo l’Italia un paese (un po’ più) civile.

 Robin Hendrix

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s