Maltrattamenti per un amore non convenzionale.

“Omofobia” è un termine che tuttora si legge sulle testate dei giornali.  C’è poco da stupirsi: l’omofobia è radicata ancora oggi in troppi angoli del mondo e dà forma a scenari a dir poco sconcertanti.

Uno degli ultimi ha luogo in Cecenia, repubblica formalmente parte della Federazione Russa, ma che nella pratica funziona come uno stato quasi indipendente nel quale la parola del governatore Kadyrov sembra trascendere spesso le leggi russe.
Trattasi di una società estremamente conservativa, in cui la presenza di un omosessuale in famiglia è sinonimo di disonore, che si riversa persino nella difficoltà per i parenti di trovar moglie o marito. Se il familiare gay non si fa vedere per giorni, la scomparsa non viene denunciata a nessuna autorità competente, piuttosto viene sconfessato dalla sua stessa famiglia.
Ma le notizie preoccupanti emergono nelle ultime settimane del mese corrente in seguito alla pubblicazione da parte del quotidiano indipendente russo Novaya Gazeta delle testimonianze di due cittadini ceceni, vittime di una tortura ingiustificata e riprovevole.
Dalle fonti si apprende l’esistenza di prigioni illegali situate presso Argun, una cittadina a circa 15 chilometri ad est della capitale Groznyj, le quali vengono adibite a campi di rieducazione per gay dove si stimano al momento circa 100 detenuti, in cui il “metodo educativo” impartito si basa essenzialmente su torture.

L’incubo ha preso avvio il giorno in cui un uomo fu arrestato per utilizzo di stupefacenti, nel cui cellulare si scoprì del materiale pornografico. Da allora lo schema seguito prevede il sequestro di una persona dai comportamenti “sospetti”, alla quale viene sottratto il proprio telefono per poter risalire ai propri contatti, e proseguire con la persecuzione.
Nella prigione per gay di Argun, si è costretti ad assistere ed essere sottoposti a tormenti che comprendono elettroshock, colpi di tubi sotto la vita, accompagnati da insulti e frasi disumane tra cui, come riportato dai sopravvissuti, “cani che non meritano di vivere”.
Un orrore dal quale è difficile uscirne vivi. A decidere le sorti delle vittime sono la loro capacità fisica di resistere al dolore, o la clemenza dei familiari disposti a pagare ingenti somme di denaro in contanti. Contanti in cambio di vite umane.
Ad oggi si contano tre morti e, in riferimento a quanto riportato dal quotidiano russo, alcuni detenuti potrebbero essere stati consegnati alle loro famiglie, le quali avrebbero compiuto un delitto d’onore.

tortura-knJH-U433001049800222p9C-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443             Foto dei lividi di una delle vittime pubblicate dal quotidiano russo  Novaya Gazeta

L’intensità del livello di omofobia sedimentato nella regione si avverte soprattutto dalle parole in riferimento agli omosessuali di Kheda Saratova, membro di quello che dovrebbe essere il Consiglio per i diritti umani ceceno: «Nella nostra società cecena, chiunque rispetti le nostre tradizioni e cultura darà la caccia a questo tipo di persone senza bisogno di aiuto da parte delle autorità, e farà di tutto perché questo tipo di persone non esista nella nostra società», ha affermato durante una trasmissione radio.

Ancora una volta assistiamo alla violazione di diritti umani per cause che nella società odierna dovrebbero esser considerate come assolutamente normali. Purtroppo infatti, c’è chi non accetta l’amore in ogni sua forma, e preferisce che esso sia manifestato seguendo degli standard che non esistono più.
E ahimè, non bisogna andare tanto lontano per constatarlo. In Italia non mancano casi di coming out seguiti dal maltrattamento di giovani (spesso di minori) all’interno della famiglia, quando uno o più membri non lo accettano.
La reazione negativa di genitori, fratelli e sorelle nei confronti di un giovane che rivela di provare dei sentimenti per una persona dello stesso sesso, comprende violenza fisica e psicologica, che comportano la derisione di chi fa coming out persino tra le mura domestiche.

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Che sia attraverso interrogatori ed elettroshock in una prigione segreta, o che si tratti di cinghiate ad un figlio da parte di un padre, il fine perseguito in entrambi casi è sempre lo stesso: “correggere uomini dall’orientamento sessuale non tradizionale”.
Giovani e adulti vengono privati della libertà di amare chi si vuole da parte della società conservativa e ancor peggio, dal proprio nucleo familiare, che dovrebbe essere il porto sicuro e il luogo in cui ci si sente fieri e sereni di essere ciò che si è.

Le discriminazioni, di qualsiasi tipo esse siano, non fanno che alimentare odio e disseminare tristezza e frustrazione in chi ha come sola colpa quella di amare in modo “non convenzionale” qualcun altro.
Esiste davvero un amore sbagliato?

Lucrezia Maltese

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