Cyberbullismo: il potere di distruggere

 

“Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato”

(Elie Wiesel, sopravvissuto all’Olocausto)

Louise, nelle foto, ride sempre. Regala un sorriso gentile ed accogliente all’obiettivo, poi con un click condivide la spensieratezza dei suoi sedici anni sui social. È il 2 settembre, anno 2014, e l’ultima foto la ritrae insieme al suo primo amore – sembra felice. Il giorno seguente, suo padre entra nella sua camera e apre le persiane: è mattina, ricomincia la scuola. E Louise è appesa al balcone, con una corda che le stringe il collo. Louise non c’è più.

Nonostante il nostro paese non sia assolutamente immune da accadimenti simili, la scelta di partire da una tragedia avvenuta quasi tre anni fa in Belgio non è casuale. Il giorno seguente, quando tutto è ancora troppo assurdo perché venga metabolizzato o anche solo lontanamente compreso, il padre di Louise trova il telefono della figlia e, con l’aiuto dei suoi amici, scopre una realtà di cui era all’oscuro. Louise era vittima di cyber bullismo. Nel nostro paese, il disegno di legge 20/09/2016 n. 3139 fornisce, per la prima volta, una definizione dei termini “bullismo” e “cyber bullismo”. Il primo articolo, al secondo comma, recita: “[…] con il termine “bullismo” si intendono l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, idonee a provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni o violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni per ragioni di lingua, etnia, religione, orientamento sessuale, aspetto fisico, disabilità o altre condizioni personali e sociali della vittima”. Il terzo comma, invece, aggiunge:  “[…] con il termine “cyber bullismo” si intende qualunque comportamento o atto rientrante fra quelli indicati al comma 2 e perpetrato attraverso l’utilizzo di strumenti telematici o informatici”.

Louise, purtroppo, rientrava in questa seconda definizione. E come lei Rebecca, Carolina, Hannah, Giulia, Amnesia, e tanti altri, troppi. Le statistiche e le percentuali sono innumerevoli e spesso, purtroppo, si discostano le une dalle altre, ma la situazione che emerge è chiara e allarmante. Secondo quanto riporta Roberta Lunghini in un articolo su West, i dati raccolti in occasione della Teen Parade tenutasi lo scorso anno a Castel Guelfo (Bologna) permettono di concludere con una certa sicurezza che il cyber bullismo interessa circa il 7-8% della popolazione scolastica italiana. Circa il 70% delle vittime di cyber bullismo è rappresentato da persone di sesso femminile, come purtroppo emerge dalle notizie di cronaca nera che di prima mattina accompagnano il nostro risveglio. Ma ciò che è davvero preoccupante è che le conseguenze del bullismo, e ancor più del cyber bullismo, sono devastanti per chi subisce questo tipo di molestie. Le vittime provano ansia e depressione in 4 casi su 5, riporta Roberta Lunghini, senza contare i gesti di autolesionismo; la metà di loro pensa al suicidio e, dato agghiacciante e mortificante, 1 persona su 10 tenta il suicidio.

Immagine 1

Mentre scorrevo articoli e lettere, l’unica domanda che mi ponevo senza trovare risposta era forse la più banale e scontata, ma – credo – decisamente sottovalutata. Perché succede tutto questo? Perché ragazzi, a volte addirittura bambini, provano il desiderio di ferire gratuitamente compagni, amici, conoscenti? È importante sottolineare, infatti, che nell’80% dei casi i bulli e le vittime si conoscono. Louise era bella, solare, corteggiata. Si potrebbe supporre che l’invidia e la gelosia abbiano avuto un ruolo importante, se non decisivo, nello svolgersi dei fatti. Ma davvero possiamo limitarci a questo? I bulli e i cyber bulli, che sentono il bisogno di gettare gli altri nella sofferenza per alleviare la propria, che non hanno sensi di colpa perché hanno nascosto talmente bene la loro insicurezza sotto strati di finta arroganza che ormai sono convinti di fare la cosa giusta, che scelgono la vittima più debole e sanno farsi forza solo con il branco o dietro l’anonimato, sono pericolosi perché,  annullando la loro umanità, spengono anche quella della vittima e le tolgono ogni entusiasmo per una vita che è appena iniziata.

Ed è questa la storia di Louise. La storia di una ragazza che stava scoprendo il mondo e aveva ancora tutto da imparare, ma non ne ha avuto la possibilità, perché qualcuno gliel’ha impedito. Il padre, sul telefono della ragazza, trova oltre settecento messaggi, che vanno da semplici insulti a vere e proprie istigazioni al suicidio. Anche un maiale ti chiamerebbe grassa. Scommetto che i tuoi genitori hanno pensato di uccidersi quando sei nata. Vorrei che morissi. Salta e basta, ti sentirai meglio. Dovrebbero usare la tua faccia per promuovere il controllo delle nascite. Tutti i giorni, ad ogni ora, il telefono di Louise squillava:  un’altra notifica di Ask.fm. In un’età in cui ci si sente fragili e insicuri, e si cercano conferme negli altri, Louise non poteva fare a meno di controllare cosa pensassero di lei i suoi coetanei. Alcuni muoiono di fame, tu muori perché sei grassa. Ti auguro tutti i modi migliori di morire. Rovinare la tua vita mi fa sentire così felice. Vorrei tagliarti la gola. Dovresti donare il tuo corpo alla scienza per capire come si diventa mostri come te. Sei così brutta. Louise dapprima cerca di ignorare i messaggi, nonostante ne riceva decine e decine ogni giorno. Poi, ad un certo punto, qualcosa si spezza. Il dolore è troppo e il pensiero di tornare a scuola e trovarsi in mezzo ai bulli che la perseguitano la tormenta. Perché il problema del cyber bullismo è questo: l’anonimato protegge il carnefice, ma dietro chi si nasconde realmente? La compagna di banco? La migliore amica? Uno sconosciuto? Louise non lo sa e ha paura. E i messaggi non cessano, perché dietro ad uno schermo e ad un nickname i bulli si sentono forti, invincibili. E soprattutto, non mollano mai la presa, perché la tecnologia lo consente. Se prima il bullo non poteva varcare i confini domestici, ora la vittima è tale sempre, ad ogni ora del giorno, ovunque si trovi, e non riesce a non leggere ciò che scrivono di lei e che è, naturalmente, alla portata di tutti. Ti odio! Anche lei comincia ad odiarsi, forse se lo merita, forse hanno ragione: deve aver sbagliato qualcosa, la colpa è soltanto sua. Vorrei che non potessi parlare. Louise non parlerà più.

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Il film Cyberbully, ambientato in America, affronta tutti questi argomenti e molti altri ancora. Il tema, infatti, è troppo vasto per poterlo racchiudere in un  semplice articolo. È bello e importante, però, che se ne parli, anche brevemente. Per risvegliare le coscienze,  per aiutare i ragazzi o addirittura i bambini a porsi domande, per fare in modo che le vittime cessino di aumentare, che vengano aiutate e supportate. Sarà molto difficile, se non impossibile, arginare il fenomeno, ma si possono educare i ragazzi al rispetto, alla tolleranza, all’amore. Per non dover rischiare di sperare ardentemente che i nostri figli non siano mai fragili e non si lascino trascinare nel baratro, mentre la fragilità e la sensibilità sono qualità eccezionali di cui andare fieri e di cui nessuno dovrebbe mai approfittare.

 Il nostro paese sta prendendo molto sul serio la questione, perché purtroppo il cyber bullismo è in crescita. Tuttavia, al di là delle iniziative notevoli organizzate nelle scuole e del disegno di legge che poco alla volta si fa strada, resta centrale il ruolo dei genitori. Poco avvezzi alla tecnologia e al mondo dei social, non conoscono abbastanza bene un mondo in cui gli adolescenti vivono costantemente, ogni giorno, e che nasconde troppe insidie. Forse, una possibile soluzione sarebbe spronare madri e padri ad avvicinarsi a questa nuova realtà, per comprenderla meglio e capire in che modo proteggere i propri figli. Certo, potrebbe aiutare, ma nel film Cyberbully viene mostrato chiaramente che la presenza di un genitore attento e protettivo non è sufficiente per fermare la meschinità del cyber bullo.

Per questo motivo il padre di Louise ha avuto un atteggiamento vincente. Dopo un primo momento di dolore, capisce che reagire, e farlo in grande, è l’unico modo per avere giustizia e per smuovere le coscienze. In collaborazione con la Polizia di Stato crea un blog, this was Louise’s phone, per far vivere a tutti, in prima persona, l’esperienza del cyber bullismo. Mentre la sua voce risuona come un macigno, il visitatore si trova al centro di una stanza piena di palloncini. Toccando ognuno di essi, cominciano ad arrivare dei messaggi, gli stessi messaggi che hanno spinto Louise a togliersi la vita. La sensazione è quella di essere rinchiusi in una gabbia, e nonostante il dolore non si trova il modo di uscirne, perché i palloncini sono ovunque e tolgono quasi il respiro. Ognuno, immergendosi nell’esperienza, proverà l’impressione claustrofobica di essere intrappolato in qualcosa che non lascia scampo. Senza troppe parole, il messaggio arriva chiaro e forte e tocca ad ognuno di noi capire cosa può insegnarci e come può cambiarci la vita. Troppo spesso ci sentiamo lontani da questa realtà, quando purtroppo commettiamo ogni giorno, inconsapevolmente, piccoli atti di bullismo, oppure li subiamo, o ne siamo testimoni. Il silenzio, però, non aiuta nessuno, se non il colpevole. Se anche solo un bullo, visitando questo sito e immergendosi nei panni della vittima, si sentirà umiliato e sconvolto e deciderà di mettere fine alle sue azioni persecutorie, il padre di Louise avrà vinto, e così anche tutti noi. A Louise è stato tolto tutto: i momenti di gioia, le difficoltà, l’amore per la vita. Ma con la sua morte ci insegna qualcosa: dobbiamo scegliere di tendere sempre la mano verso chi soffre. Louise non può più sorridere, ma possiamo farlo noi per lei, e trasformare la sua tragedia in umanità e amore verso il prossimo. Un mondo migliore ci aspetta.

https://www.thiswaslouisesphone.com/ (per una migliore esperienza, usate il pc)

Bianca Marmo

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