I migranti e l’Europa: regolamenti astratti e dramma quotidiano.

 

A sedere al tavolo degli ospiti della conferenza del 2 marzo vi sono Chiara Garri (ricercatrice per Amnesty International Italia), Cristina Laura Cecchini (avvocato e socio dell’ASGI, Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), e Domenico Quirico, giornalista per “La Stampa”. giornata-del-migrante-e-del-rifugiatole-iniziative-della-diocesi-a-gazzanig_7b62ff06-9c12-11e4-b09c-dd0b12ce6a31_998_397_big_story_detail

Apre l’incontro l’avvocato Cecchini, la quale illustra i tipi di interventi attuati dall’UE per fronteggiare la crisi umanitaria e migratoria senza precedenti che stiamo vivendo.
Primo tra questi, riguarda l’accertamento del Paese di origine del migrante, un esame che viene definito se vogliamo, “della meritevolezza delle domande fuori frontiera”: è il luogo dal quale provieni che suggerisce alle autorità la protezione di cui necessiti.
“Ma quando si parla di crisi, è sicuramente interessante parlare di numeri”, prosegue nel suo discorso l’avvocato Cecchini, enunciando che nel 2016 la pressione esercitata sulle frontiere del Mediterraneo conta 166.000 persone; dati spaventosamente alti riguardano anche le morti (5.079), che fanno del Mare Nostrum uno dei cimiteri più grandi d’Europa. Circa il 56% di queste persone hanno avuto un accoglimento in prima istanza e hanno visto riconosciuta la possibilità di protezione (percentuale che aumenta se si tiene conto dei ricorsi vinti a seguito di impugnazioni dinnanzi alle corti di giustizia).

L’identificazione del migrante è l’intervento che segue l’accoglienza di prima istanza, mediante la quale è possibile operare un’attività di distinzione tra chi ha diritto a protezione e chi non ce l’ha. L’UE si preoccupa di attuare strumenti che permettano  la velocizzazione di tale processo di “distinzione”, in modo da far fronte ad un duplice obiettivo: rendere il sistema di espulsione più efficace, e maggiormente agevole il transito degli “espulsi” tra i Paesi europei.
Quando si parla di immigrazione infatti, bisogna studiare il fenomeno su due piani: lo spostamento dei migranti verso le frontiere Europee, e il successivo transito da un Paese all’altro all’interno dell’UE, a seconda delle esigenze (principalmente economiche) di ognuno.  Questi ultimi flussi vengono definiti “secondari”. Il pacchetto di riforme attuato dalla Comunità Europea, mira alla creazione di una disciplina uniforme per tutti i Paesi aderenti per quanto riguarda la gestione dei flussi di secondo tipo. Ciò avviene per evitare che il migrante veda riconoscersi diritti in certi Paesi dell’Unione, che altri invece non riconoscono, con la conseguente perdita di protezione. 

Alle riforme riguardanti la gestione dei flussi all’interno dei Paesi europei, si aggiungono interventi circa l’esternalizzazione delle frontiere. Si tratta di iniziative che vedono la collaborazione di alcuni Paesi della CE con i Paesi di provenienza del migrante. Ciò che si vuole garantire attraverso gli accordi internazionali è il monitoraggio degli spostamenti della persona. Istituendo centri di identificazione in Paesi strategici (Paesi di transito come il Niger) infatti, si è in grado di valutare se si tratta di una permanenza in un Paese sicuro, che prevede la protezione della persona.
Di fronte alla descrizione dell’avvocato Cecchini, si nota un espressione di indignazione nel volto del giornalista Quirico. Quest’ultimo fa notare che sarebbe bene, da parte del Governo, far sapere agli italiani a chi viene consegnata la massa che si è rifiutato di far entrare. “Minniti non ve lo ha raccontato”, spiega, “ma i centri di accoglienza libici, sono tutt’altro che accoglienti”. Si tratta di vere e proprie prigioni, dove gli uomini vengono affittati come schiavi dagli imprenditori, e le donne vendute come prostitute. Un orribile scenario quello presentato dal giornalista piemontese, un uomo che il viaggio dei migranti lo conosce bene perché lo ha vissuto in prima persona.

L’Europa ha ben pensato di espellere il migrante in cerca di protezione e lasciare che siano gli altri a custodirlo. Ciò avviene tuttavia, tramite la stipula di accordi estremamente lesivi dei diritti umani delle persone, sui quali la Corte di Giustizia dell’UE non si può pronunciare poiché “trattasi di accordi stipulati dai singoli Stati”, spiega la dottoressa Garri.
Tutto ciò induce a pensare che si versa in una situazione estremamente preoccupante.

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A tal proposito, Quirico definisce la politica migratoria dell’UE instaurata dal 2011 sino ai giorni nostri “un fallimento in tutte le sue componenti”.
“Ci si è basati sull’elemento meteorologico: da novembre a marzo il Mediterraneo è un mare cattivo, impraticabile per scafisti e qualsiasi essere umano dotato di coscienza e senso critico”. L’Europa ha ben pensato dunque, di affrontare il tema “immigrazione” nei mesi restanti.

Il migrante tuttavia, è pronto ad abbandonare ogni cosa, e armatosi di coraggio intraprende un viaggio che non sa dove lo porterà, senza tener conto del mare in tempesta: egli sa solo che vuole arrivare, e lo sa in qualsiasi momento, giorno, e mese dell’anno. Le cause che lo spingono a partire sono molteplici, alcune delle quali erano inesistenti nel 2011 e si sono create e sviluppate nel corso degli anni successivi.
La forza motrice della migrazione, dunque, è cambiata durante gli ultimi sei anni. Ciò che non cambia è la pancia degli scafisti che ingrassa con la disperazione degli altri. Ciò che non cambia è la scia di morti che il migrante si lascia alle spalle lungo un viaggio che segue sempre la stessa rotta.

L’Europa si trova, nei fatti, costretta ad affrontare il flusso migratorio ogni periodo dell’anno. Non esistono stagioni per il migrante, non esiste migrante “meritevole” o “non meritevole” di protezione, così come non esiste per quest’ultimo, un’identità.
“La prima cosa che chiediamo ad un migrante quando ce lo troviamo davanti è “da dove vieni?” Ma io mi chiedo: come fa un uomo ad essere Eritreo o Somalo, se ha deciso di scappare da ciò che era. Il migrante costruisce la sua identità negli anni di viaggio.”

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Il giornalista piemontese spiega che il viaggio del migrante è un viaggio perpetuo, mistico, durante il quale avviene la creazione di un altro se stesso: da dove vengo? Chi sono? Chi voglio diventare?
Il migrante bussa alle porte dell’Europa, e chiede ai suoi cittadini di poter essere come loro, ma ciò che riceve è una porta chiusa in faccia. Ecco che tutt’un tratto la società erede e custode della sacralità dell’individuo, dell’etica e della politica, non esiste più.
D’un tratto l’uomo europeo si svela per quello che è: un ipocrita. 

“Ma allora quali sono gli interventi che l’UE dovrebbe mettere in pratica?” si chiedono gli studenti. A rispondere alla domanda è ancora una volta il signor Quirico. Egli illustra che l’idea sottostante a qualsiasi forma di intervento dovrebbe essere una ed una soltanto: quando una massa preme contro un altro corpo, l’unica cosa che bisognerebbe evitare è restringere il corpo e non lasciare nessuna via d’uscita. In tal caso infatti, la massa critica urterebbe la materia ancora di più sino a farla esplodere, fuoriuscendo da ogni parte.
Anziché bloccare la massa, sarebbe bene lasciare che si disperda liberamente ovunque essa voglia.

Restituire un uomo alla terra da cui ha voluto fuggire, significherebbe consegnarlo alla sola vita che gli resta, fatta di violenza e la lotta contro chi è diverso.
Il dramma quotidiano dell’immigrazione contribuisce alla creazione di un mondo nuovo, fatto di energia feroce e rabbia, che purtroppo, l’avarizia e l’egoismo europeo hanno aiutato a crescere. 

Lucrezia Maltese

 

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