La necessità di una pena reversibile: il sistema statunitense e gli errori giudiziari insanabili

Recentemente sulla testata Forbes è stata pubblicata una ricerca circa la condizione dei detenuti nel Braccio della Morte negli Stati Uniti. Tale ricerca si basa sui dati forniti, essenzialmente, da due autorità: il “Bureau of Justice Statistics”, che si occupa di monitorare la situazione dei reclusi, e il “Death Penalty Information Center”, il cui compito è archiviare e studiare le informazioni inerenti ai condannati che successivamente sono stati assolti. In base a questa ricerca, la quale tiene conto esclusivamente del sistema penitenziario Statunitense (e a questo soltanto dunque si riferiscono tutte le informazioni e considerazioni qui trattate),  il 4% dei condannati alla pena di morte risulta, poi, innocente. Dal 1973 al 2004 le condanne capitali sono state 7’482, di queste il 13% è stato attualmente eseguito. Questo significa che, dal 1973 al 2004, la vita di 39 persone è finita, per mano del Governo Statunitense, per errore. Trentanove persone innocenti, non colpevoli di alcun crimine, sono state giustiziate. Ebbene sì, perché giustiziare significa “sottoporre a esecuzione capitale, in seguito a regolare condanna penale” (Enciclopedia Treccani). Non si tratta dunque di terroristi, di pirati o di nazisti nostalgici: nella nostra evoluta e modernissima Società sono ancora i Governi che giustiziano.

HOU01 - 20000229 - HUNTSVILLE, UNITED STATES : This 29 February, 2000, photo shows the "death chamber" at the Texas Department of Criminal Justice Huntsville Unit in Huntsville, Texas, where convicted murderer Odell Barnes is scheduled to die by lethal injection 01 March. Barnes was convicted of the 1989 murder of his girlfriend. French President Jacques Chirac asked former US President George Bush 24 February to intervene and save Barnes' life, in light of new evidence discovered by lawyers in 1997 which they said showed Barnes was framed by police investigating the murder. A pardon for Barnes must come from Texas Gov. George W. Bush, son of the former president and Republican presidential hopeful. The executioners room is behind the glass window, and the injection is administered via tubes that pass through the opening (C) in the wall. EPA PHOTO AFP/PAUL BUCK/pkb/rix
La Foto raffigura la Camera della Morte (“Death Chamber) del Penitenziario di Huntsville, Texas, dove le esecuzioni vengono perpetrate tramite il metodo dell’iniezione letale.

Tre sono gli aspetti fondamentali, strutturali, e al pari più problematici, della questione: la validità della pena di morte in sé, la sua concreta efficienza e la sua applicazione in un Sistema Processuale che per sua natura (come si evince in modo oggettivo e lampante dai dati riportati sopra), può commettere, e spesso commette, errori. Esaminiamo ognuno di questi aspetti.

A cosa serve la Pena? Storicamente i più illustri pensatori si sono posti questa domanda, e le due risposte che si sono dati, alternative tra loro, vedono il fine della pena o Preventivo o Retributivo. I primi ritengono che punire serva a prevenire la commissione di altri reati, per chi ne ha già commessi cercando di rieducarlo durante l’esecuzione della pena stessa, mentre nei confronti di tutti gli altri cittadini rendendoli partecipi e convinti dei valori sociali su cui si fonda una determinata comunità (e la sua legge penale di conseguenza). Per i secondi invece la pena serve a punire chi compie atti contrari alla Legge, sottoponendolo ad una sofferenza, in modo tale che egli paghi per quello che ha fatto. Questo argomento è interessantissimo e le argomentazioni a favore dell’una o dell’altra tesi sono infinite, e non è questa la sede opportuna per specificarle. L’evoluzione sociale, il progresso dell’Uomo, ha visto pian piano la Teoria Preventiva sostituire quella Retributiva, passando dalla Legge del Taglione ai Programmi di Rieducazione e Reinserimento nella Società del Reo. Nella maggior parte dei Paesi Civilizzati, oggi, il sistema Penitenziario ha il fine non di punire, bensì di rieducare coloro che hanno commesso atti illeciti.

“Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.” – Cesare Beccaria, Dei Delitti e Delle Pene.

Se ancora non foste convinti delle ragioni per le quali la pena capitale sia moralmente sbagliata, a sostegno di questa tesi abbiamo i dati, in base ai quali le esecuzioni capitali non hanno capacità dissuasiva maggiore rispetto ad altre pene reversibili (quali ad esempio la reclusione). Le ricerche su questo argomento sono numerosissime e tutte corroborano la stessa tesi. Di particolare rilevanza è la Ricerca svolta da Times. Per chi fosse interessato ad approfondire tale argomento qui di seguito è allegato il link per uno spunto interessante.

http://win.agliincrocideiventi.it/Anno4/ottobre2005/deterrenza.htm#1.1_La_deterrenza_negli_Stati_Uniti_

sedia_elettrica-1

Immagino che a questo punto qualcuno potrebbe ancora non essere convinto. Esaminiamo allora l’ultimo, ma non per importanza, degli argomenti: la fallibilità del Sistema Giudiziario. Il Processo, per sua natura, mira a ricostruire la realtà nel miglior modo possibile. L’obiettivo è, senza ombra di dubbio, giungere alla Verità. Ciò a cui si giunge, però, è soltanto la Verità Processuale: quello che si è riusciti a dimostrare. La verità Processuale può non coincidere con la Verità Fattuale, e questo per una serie di ragioni: a volte si ha fretta di trovare un colpevole e si compie una ricerca superficiale, a volte il Giudice (limitato da vincoli legali, scadenze e pressioni) interpreta male le prove, a volte le circostanze che sembrano chiare sono in realtà ambigue, a volte l’imputato non è in grado di pagare una Difesa degna di tale nome e rimane vittima di un Sistema Giudiziario aggressivo, eccetera eccetera eccetera. A volte, semplicemente, si sbaglia, perché il Processo termina con la Decisione di un Giudice (o più), e gli Uomini commettono errori.

http://www.treccani.it/diritto/approfondimenti/diritto_penale_e_procedura_penale/1_Garofoli_concetto_verita.html

Sareste disposti ad uccidere? E ad uccidere un innocente? 

Il Legislatore, così come il Governo, altro non sono che l’espressione della volontà popolare. Ogni membro di una Società il cui Ordinamento Giuridico ammetta la pena di morte deve perciò sentirsi, personalmente e profondamente, responsabile per ogni singola esecuzione perpetrata dal Sistema Giudiziario. Non è un fatto indipendente dalla volontà dei singoli, non è un fatto immodificabile: è l’emanazione della volontà popolare, dunque della volontà di ognuno. Ogni vita spezzata dallo Stato è, perciò, sulla coscienza di ognuno di noi.

E’ importante ascoltare la Storia, che è la più logica delle Scienze, ed esaminare tutti i dati che l’esperienza ci fornisce. Ecco allora che la pena di morte appare in tutta la sua barbarie e arretratezza, quale rimedio crudele, inefficace e irreversibile.

” Il piú sicuro ma piú difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l’educazione.” – Cesare Beccaria, Dei Delitti e Delle Pene

Michol Bartucci

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