BEFORE THE FLOOD: quello che non ci dicono sui cambiamenti climatici

“Quando le generazioni future giudicheranno coloro che sono venuti prima di loro sulle questioni ambientali, potranno arrivare alla conclusione che questi “non sapevano”: accertiamoci di non passare alla storia come la generazione che sapeva, ma non si è preoccupata”

(Mikhail Sergeevich Gorbachev)

Leonardo DiCaprio non ha bisogno di presentazioni. Attore e produttore cinematografico, finalmente vincitore del tanto atteso premio Oscar per il film “Revenant – Redivivo”, è avvezzo alle apparizioni televisive fin dall’età di tre anni. Ciò che non tutti sanno, invece, è che da sempre DiCaprio è un attivista, impegnato nella tutela dell’ambiente tanto da istituire, nel 1998, la “Leonardo DiCaprio Foundation” per proteggere le ultime zone selvagge della terra dalle devastazioni climatiche.

Nel 2014, DiCaprio viene nominato messaggero di pace delle Nazioni Unite contro i cambiamenti climatici. Ban Ki-Moon, il segretario generale dell’ONU, ha le idee chiare in proposito: il cambiamento climatico sta avvenendo troppo rapidamente e per questo motivo DiCaprio è la scelta giusta, la voce potente che potrebbe sensibilizzare gli abitanti del nostro pianeta su un tema così importante e delicato. La novità rimbalza da un notiziario all’altro, accompagnata da osservazioni frustranti e scoraggianti: molti sono i giornalisti che ritengono il cambiamento climatico inesistente e per dimostrarlo fanno leva sull’inesperienza dell’attore sui temi scientifici, come a dimostrare che questo basti a ritenere una bufala tutto ciò per cui la quasi totalità degli scienziati si batte da anni.

Ed è così che, per combattere l’ignoranza, la meschinità e gli interessi privati, DiCaprio ci fa un dono. Un dono che non va sprecato, ma diffuso, condiviso e tutelato. Il 30 ottobre, sul “National Geographic Channel” e in contemporanea sulle maggiori testate web italiane, va in onda gratuitamente “Before the flood – Punto di non ritorno”, documentario diretto da Fisher Stevens e prodotto da Martin Scorsese. Si tratta di un dono perché è di una sincerità disarmante, perché impressiona e appassiona, perché offre consapevolezza. E la consapevolezza, una volta acquisita, ti impone di non tacere, perché ogni singola persona su questo pianeta ha il diritto di sapere e il dovere di approfondire, prima che il mondo affondi, e noi con lui.

Il protagonista del documentario è DiCaprio stesso, che attraversa tutti i continenti in due anni per documentare i disastri ambientali legati al riscaldamento climatico, attraverso immagini potentissime e interviste con personaggi di spicco, da Barack Obama a Papa Francesco, da Piers Sellers, astronauta della NASA, a Sunita Narain, ambientalista indiana.Le domande principali che si pone sono: qual è la situazione attuale? Ma soprattutto, il processo in corso è reversibile? Tutto ciò che emerge contribuisce a rendere questo documentario una reale ricchezza per l’umanità, perché esorta ogni spettatore a fare i conti con una tematica sconfinata, controversa, ma vitale.

“As an actor I pretend for a living. I play fictitious characters often solving fictitious problems.
I believe humankind has looked at Climate Change in that same way: as if it were a fiction, as if pretending that Climate Change wasn’t real would somehow make it go away”

(Leonardo DiCaprio, 2014)

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La tesi principale, sulla cui veridicità concorda più del 90% degli scienziati, riguarda l’uomo. Non solo il cambiamento climatico è un dato di fatto: esso è di origine antropica, cioè dipende dai comportamenti irrazionali e dalle attività nocive dell’uomo. Ciò combacia esattamente con i dati raccolti dall’Intergovernmental panel on climate change (IPCC), facente parte dell’ONU. Secondo il contributo del primo gruppo di lavoro (WG1) al quinto rapporto di valutazione (AR5), la valutazione più dettagliata che sia mai stata realizzata sui cambiamenti climatici, “l’influenza umana sul sistema climatico è chiara”.

La nostra economia si basa sui combustibili fossili: carbone, petrolio, gas naturali, che forniscono a tutti noi preziosi servizi come i trasporti e l’elettricità. Tuttavia, queste risorse (e in particolare i metodi per estrarle) sono rischiose per l’ambiente: non esistono carburanti fossili puliti. Infatti, ogni nostra attività comporta il rilascio di diossido di carbonio (CO2), principale causa del cambiamento climatico, che consiste innanzitutto in un aumento prolungato delle temperature. Non solo tale aumento è “inequivocabile”, ma anche senza precedenti e dagli effetti allarmanti: l’atmosfera e gli oceani si stanno scaldando, le calotte polari si stanno sciogliendo con conseguente innalzamento dei mari, le concentrazioni di gas serra continuano ad aumentare e le calamità naturali sono sempre più frequenti.

Tutto questo è realtà. Se non agiamo, se non prendiamo una posizione in merito, se lasciamo che la consapevolezza lasci il posto ad una egoistica indifferenza, di tutta la bellezza che caratterizza il nostro mondo rimarrà ben poco. Nessuno vuole prendersi la responsabilità del disastro che avanza, così come nessuno vuole pensare ai cambiamenti climatici ogni volta che accende il motore dell’auto. Ed è comprensibile, ma nessuno dei nostri figli, nipoti, discendenti, potrà giustificarci per quello che lasceremo nelle loro mani: un mondo devastato.

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Con i nostri consumi sfrenati stiamo alimentando l’effetto serra e il conseguente riscaldamento globale. Come? Da un lato emettiamo diossido di carbonio, attraverso l’estrazione di combustibili fossili e tramite molte delle attività quotidiane che svolgiamo, anche le più impensate. Dall’altro, distruggiamo le foreste. In Indonesia, ad esempio, vengono provocati molti incendi dolosi per far spazio a piantagioni di palma da olio, mentre nell’Amazzonia brasiliana la deforestazione avviene per fare spazio agli allevamenti di bestiame. Tralasciando il pericolo che costituiscono gli incendi per la salute dell’uomo e delle specie animali, dobbiamo considerare che le foreste, quando bruciano, sono bombe di carbonio, in quanto normalmente assorbono CO2 dall’atmosfera per rilasciare ossigeno. Infine,contribuiamo all’aumento di metano (potente gas serra) presente nell’atmosfera tramite gli allevamenti intensivi di bovini, i quali, con la digestione, emettono enormi quantitativi di questo gas. Nonostante il diossido di carbonio sia più diffuso nell’atmosfera, il metano ha conseguenze più gravi, in quanto una molecola di CH4 è pericolosa quanto ventitré molecole di CO2.

Se le emissioni di CO2 continueranno a crescere con questo ritmo, è possibile che entro il 2100 le temperature aumentino tra i 2.6 e i 4.8 gradi centigradi: ciò potrebbe causare lo sconvolgimento dell’intero ecosistema e rappresentare una catastrofe per il nostro pianeta. Se non riusciamo a fermare in tempo tutto questo, dovremo farci carico di quello che accadrà.

Il livello di diossido di carbonio emesso fino ad oggi è talmente elevato che gli oceani, “spugne” che ne assorbono circa un terzo, non riescono più a svolgere il compito di stabilizzare il clima. Negli ultimi 30 anni, il numero di coralli presenti negli oceani si è dimezzato e le barriere coralline stanno scomparendo, per non parlare dei pesci: essi costituiscono l’unica fonte di apporto proteico per circa un milione di persone e, morendo, portano la popolazione alla decimazione a causa della fame. Il riscaldamento globale scioglierà i ghiacci. Entro il 2040 sarà possibile la navigazione all’interno del Polo Nord e d’estate l’oceano Artico, condizionatore d’aria per tutto l’emisfero settentrionale, non sarà più una distesa di ghiaccio, causando il cambiamento delle correnti e dei cicli climatici, aumentando i casi di siccità e inondazioni. Il livello dei mari si alzerà, tanto che, secondo gli scienziati, la Groenlandia è destinata a sparire. Lo stesso destino potrebbe toccare a città come Miami, in Florida, che è teatro di continue inondazioni a ciel sereno. Molte delle isole saranno presto sommerse, tanto che le emigrazioni verso zone interne sono già in atto, anche se la via del trasferimento non sembra essere la migliore: i migranti per cause ambientali stanno superando in numero coloro che scappano dalle guerre. La nostra salute ne sta già risentendo: in Cina, dove l’inquinamento supera il livello raggiunto dagli Stati Uniti, le scuole sono spesso chiuse e le persone lamentano problemi fisici. Per quanto riguarda molte specie animali, si parla di “sesta estinzione di massa”: di questo passo, moltissime specie sono destinate a sparire per sempre, perché la terra non sarà più in grado di ospitarle e di fornire loro un habitat adeguato.

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Ma c’è un’altra strada: la via della consapevolezza. Dobbiamo agire, subito. Ognuno di noi, ogni individuo, deve guardare in faccia la realtà e invertire la rotta: ora dipende tutto dai nostri comportamenti. Abbiamo un enorme potere: con le nostre scelte e i nostri comportamenti, possiamo influenzare i politici. Ed è per questo che DiCaprio sottolinea più volte la necessità di far emergere la nostra volontà con il voto. Ma non solo: dobbiamo mangiare diversamente, consumare di meno, scegliere le energie rinnovabili. È inutile chiederci cosa sarebbe successo se ci fossimo preoccupati di più cinquant’anni fa: chiediamoci piuttosto cosa possiamo fare adesso.

“In a year which has been the hottest in recorded history, it is hard to understand how some still refuse to accept the reality of climate change. Every year that we allow their refusal to hold the world back from making progress is another year gone. Precious days, weeks, months, and years wasted on inaction.

But today is different. Across the globe people of all communities are demanding change. Marching and raising their voices to say enough is enough! We must act and we must all act now”

(Leonardo DiCaprio, 2016)

Ciò che davvero risulta incomprensibile, al giorno d’oggi, è l’ostinazione con cui i negazionisti rifiutano l’esistenza dei cambiamenti climatici. L’opposizione deriva in larga parte da ragioni politiche e economiche: è più importante garantire gli interessi delle lobby e dei grandi industriali, opponendosi, se necessario, alle verità scientifiche, piuttosto che pensare al futuro che ci attende.

Eppure, abbiamo tutti la responsabilità di dare l’esempio. In particolar modo, sono proprio le industrie e i governi a dover prendere le decisioni più importanti e drastiche, perché le nostre piccole azioni quotidiane sono preziose, ma non sono nulla in confronto a quello che potrebbe determinare una buona decisione politica. Perciò è giusto indignarsi davanti all’elezione di Donald Trump, neo presidente della nazione con uno dei più alti tassi di emissione di combustili fossili, che considera il riscaldamento globale un’invenzione dei cinesi per minare la competitività americana. Ed è altrettanto giusto credere che qualcosa possa cambiare, finché qualcuno lotta per essa.

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A poco meno di un anno di distanza dalla COP 21 di Parigi, si è svolta e appena conclusa la COP 22 di Marrakech, la ventiduesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite. L’obiettivo è quello di rendere operativo l’accordo siglato in Francia e di mantenere la crescita della temperatura ad un massimo di 2°Cp rispetto ai livelli pre-industriali, sforzandosi per rimanere il più possibile vicino agli 1,5°C. Entro il prossimo anno, i paesi partecipanti (193) dovranno fare il punto sulle proprie emissioni di CO2, al fine di rivedere gli “Intended nationally determined contributions” (INDC), ovvero le promesse di riduzione della CO2 emessa entro il 2018. Quarantotto paesi, in opposizione agli Stati Uniti che sembrano tirarsi indietro, hanno dichiarato di voler coprire il loro intero fabbisogno energetico al 100% grazie a fonti rinnovabili entro il 2020.

Non possiamo essere certi di cosa succederà. Non possiamo sapere se i negoziatori dei paesi torneranno a casa con una rinnovata volontà di cambiare o se dimenticheranno tutto questo una volta lasciato il Marocco. Tutto ciò che possiamo fare è agire con lucidità e con uno scopo ben preciso, cioè quello di amare e combattere per quella che Andy Warhol definì la più bella forma d’arte: una terra sana, illesa, tutelata.

“E’ il momento di mettere da parte le reticenze, le scuse, le infinite ricerche. Rappresentiamo l’ultima speranza della Terra. È nostro dovere proteggerla, o per noi e per tutte le forme di vita che la popolano… Sarà la fine”

(Leonardo DiCaprio, Before the Flood)

 

Bianca Marmo

Streaming:  “Before the flood – Punto di non ritorno”

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