YEMEN, DISASTRO UMANITARIO

A chi non è morto sotto le bombe sono stati rasi al suolo istruzione, assistenza sanitaria, lavoro. E ora gli bombardano anche il poco cibo rimasto. Perché se vivi, vivi da pezzente, da schiavo, alle loro condizioni.

Dal marzo 2015 le vittime della guerra civile in Yemen tra i ribelli Huthi, sciiti, e le forze governative sono almeno 10.000. La maggior parte è da attribuire alla coalizione di Stati arabi sunniti guidati dall’Arabia Saudita che, con il supporto di armi, intelligence e logistica di svariati Paesi occidentali tra cui gli USA, il Regno Unito e anche l’Italia, da 18 mesi bombarda, stando alle dichiarazioni ufficiali, i ribelli.

Ma più di un terzo dei raid ha colpito obiettivi civili. Il Yemen Data Project ha avuto, fin dall’inizio del conflitto, lo scopo di raccogliere informazioni e quelle registrate sono raccapriccianti: 942 aree residenziali, 253 edifici scolastici, 58 ospedali, 1,323 strutture economiche, 257 vari luoghi di vita civile sono stati bombardati.

I dati sono inconfutabili e gli episodi li confermano: che si tratti di strutture affiliate ai ribelli non può essere credibile. La condotta saudita è inammissibile.

Il 13 agosto 2016 alle 8 del mattino circa, mentre gli studenti di una scuola di Haydan, una città del nord dello Yemen, svolgevano gli esami, aerei sauditi hanno bombardato la struttura causando la morte di 10 bambini, tutti al di sotto dei 15 anni, e il ferimento di altri 28.

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“Immagina. Quando l’aereo arriva per bombardarti non lo senti, senti solo la bomba che ti esplode sulla testa … Viviamo nella paura e nel terrore. Oggi c’è stato un suono assordante prima dello scoppio, ho provato quello che hanno provato tutte le altre bambine: paura.”

Dice una bambina di 12 anni che era a scuola durante il bombardamento.

Due giorni dopo, il 15 agosto, un ospedale di MSF ad Abs è stato colpito, causando la morte di almeno 11 persone e il ferimento di 19.

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Si è trattato del quarto attacco a una struttura di Medici Senza Frontiere nel giro di 12 mesi.

Un’indagine di HRW ha confermato, inoltre, il bombardamento di 13 strutture civili di tipo economico, soprattutto aziende, tra il marzo 2015 e il febbraio 2016. 130 i morti, 171 i feriti. Le strutture erano essenziali per la produzione di beni di prima necessità, come cibo, medicinali, elettricità e impiegavano 2.500 persone, gran parte delle quali, a seguito dell’attacco, ha perso di che vivere.

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Secondo la Camera di Commercio di Sana’a sono 196 le aziende della città distrutte o gravemente danneggiate dai bombardamenti solo tra il marzo 2015 e il febbraio 2016, e nessuna sarebbe legata ad attività militari dei ribelli.

Considerato il fatto che lo Yemen è sempre stato uno dei Paesi più poveri del Medio Oriente, la situazione umanitaria è risultata fin da subito preoccupante, ma 18 mesi di attacchi sauditi contro obiettivi civili e nevralgici per il sostentamento della popolazione yemenita e l’embargo navale imposto dall’Arabia hanno determinato una crisi disastrosa.

Sono in 20 milioni, circa l’80% della popolazione, a non avere cibo, medicinali e assistenza sufficienti. 14 milioni di yemeniti, il 50% in più nel giro di pochi mesi, rischiano di morire di fame, circa 500.000 sono bambini sotto i 5 anni.

A partire dallo scorso mercoledì le parti, con la mediazione delle Nazioni Unite, hanno accordato una tregua di 72 ore. È stata la seconda dall’inizio del conflitto e, seppur violata, soprattutto dai ribelli, particolarmente riluttanti alle trattative, ha tenuto per larga parte del territorio consentendo ai convogli umanitari di operare, seppur in una finestra e con dimensioni ridotte. L’inviato speciale dell’Onu ha tentato di rinnovare la tregua ulteriori 72 ore, ma senza successo, con le parti che si accusano a vicenda per il mancato accordo.

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Un bambino malnutrito prima e dopo gli aiuti umanitari sul letto di un ospedale della città di Houdieda.

Sta di fatto che i bombardamenti non hanno tardato a riniziare, il sito internet dei ribelli sabanews.net ne conta nove solo nella giornata di domenica scorsa e pare che i bersagli siano le fattorie e le campagne yemenite.

La coalizione persevera nel proprio intento, più crudele che mai, di eliminare ogni risorsa, presente e futura, del Paese, così che alla fine del conflitto coloro che non avranno perso la vita, insieme a tutto il resto avranno perso anche la minima indipendenza, e per sopravvivere, oltre che sugli aiuti aiuti umanitari, potranno contare solo sui loro aggressori.

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Il bombardamento di una zona rurale vicino Sana’a subito dopo la fine della tregua in data 23 ottobre.

Giacomo D’Amario

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