Minerali insanguinati: il conflitto che portiamo in tasca

Nel cuore del continente africano, confinante con nove paesi, la Repubblica Democratica del Congo dovrebbe essere uno degli stati più ricchi del mondo. Stagno, tantalio e tungsteno sono solo alcuni dei preziosi minerali presenti nel territorio congolese e invece di essere la fortuna della sua popolazione, ne sono la condanna.

La Repubblica Democratica del Congo non ha ancora trovato pace a 56 anni dalla sua indipendenza dal Belgio: instabilità politica, insicurezza, corruzione ad ogni livello dell’amministrazione, tensioni con i paesi confinanti e gruppi armati di ribelli tengono il paese al 176 posto su 188 nella classifica del Human Development Index. L’ indice è composto da tre dimensioni: salute ed aspettativa di vita, conoscenza ed educazione, standard e qualità della vita e si pone come alternativa al PIL per misurare la crescita e lo sviluppo di un paese in base alle condizioni della sua popolazione.

Sette milioni di bambini in Congo non hanno mai visto un’aula scolastica.

Nel 2014 in Italia sono stati venduti più di 15 milioni di smartphone, contenenti dei microchip che impiegano dai 20 ai 30 minerali, provenienti da varie zone del mondo, tra cui anche il Congo. Il sottosuolo congolese racchiude l’80% delle riserve di Coltan esistenti, e le miniere sono in gran parte occupate e gestite dai gruppi di ribelli armati. I vari gruppi armati si contendono il territorio in una spietata lotta di potere, cercando di conquistare più terreno possibile, da cui estrarre minerali e sostanze preziose.

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Per aumentare il loro potere, i ribelli devastano villaggi, utilizzando lo stupro come arma per destabilizzare e minare i rapporti famigliari alla base degli equilibri sociali della popolazione. Il 64% delle donne nella Repubblica Democratica del Congo dichiara di aver subito violenza almeno una volta nella vita.

Ma le violenze sono perpetuate sistematicamente su tutta la popolazione per far scappare gli abitanti delle zone rurali nelle città, di modo da potersi appropriare di quelle zone per sfruttarne le risorse.

Senza titolo1I ribelli strappano i bambini inbuona salute alle loro famiglie, arruolandoli come soldati e schiavizzano gli abitanti dei villaggi condannandoli a lavorare nelle miniere, in condizioni disumane e senza alcun diritto.

 

I bambini si prestano particolarmente a lavorare nelle miniere, sono piccoli, agili, si muovono con facilità nel fango e con le loro sottili dita riescono a grattare dal suolo anche i minerali di piccola dimensione. A mani nude, i lavoratori dimenticati nelle miniere, estraggono minerali altamente radioattivi e si espongono così al rischio di tumori e di impotenza sessuale, senza alcuna possibilità di scelta o prospettiva di un futuro migliore.

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Lo schiavo delle miniere congolesi non può fare appello ad alcun diritto, può solo continuare a lavorare, sperando che un giorno quest’orrore finirà. I ribelli, padroni illegittimi delle miniere e delle ricchezze del paese, non hanno scrupoli: uccidono chi alza la testa per difendere la propria dignità e la propria vita.

I minerali estratti finiscono poi sul mercato internazionale per poi essere acquistati dalle maggiori multinazionali per produrre dispositivi elettronici. A questo punto della filiera, il fatto che siano minerali macchiati del sangue degli schiavi congolesi, delle famiglie distrutte, delle bambine senza infanzia, non fa più differenza.

I nostri telefoni, i nostri computer, le nostre macchine fotografiche costituiscono un legame indissolubile tra noi, consumatori occidentali, e le vite spezzate nel Sud del mondo. È inaccettabile che i minerali utilizzati per i nostri telefoni provengano da zone di conflitto come il Congo. Non dobbiamo permettere che la nostra smania per l’ultimo modello di cellulare alimenti questa tragedia, lontana geograficamente da noi ma così vicina alle nostre vite da essere quotidianamente nelle nostre tasche. Tutti i giorni scriviamo le nostre mail sfiorando con le dita il conflitto dei minerali insanguinati, scattiamo le nostre foto inquadrando attraverso l’obiettivo il dolore del popolo congolese.

Un’alternativa esiste ed è portata avanti con determinazione dai movimenti per i Conflict- free minerals. Si tratta di una certificazione di provenienza dei minerali da zone libere da conflitti. Le aziende sono così chiamate ad impegnarsi ad escludere dalla loro filiera i fornitori che non certificano la provenienza dei minerali ed i consumatori, noi, siamo invitati­-­­ a prestare attenzione a quello che compriamo.

Prima di fare un acquisto, che si tratti di tecnologia, di cibo o di abbigliamento, ogni persona dovrebbe chiedersi da dove e soprattutto chi ha realizzato ciò che sta comprando. Quando ogni consumatore diventerà consapevole dell’azione politica che può esercitare comprando un cellulare, le aziende saranno spinte a rispettare gli standard necessari per garantire dignità ad ogni vita umana e feroci conflitti, come quello che divampa in Congo, potranno essere fermati. Tu puoi fermarli.

Flavia Cuniolo

Students for Humanity sta raccogliendo firme per chiedere all’università Bocconi di impegnarsi a comprare dispositivi elettronici solo da fornitori che certifichino la provenienza dei minerali utilizzati da zone libere da conflitto. Firma qui: https://www.change.org/p/gli-student-adesione-alla-risoluzione-di-enough

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