I Vaccini: un’arma e un’offerta di vita.

“Olivia, mia figlia maggiore, si ammalò di morbillo quando aveva sette anni. Mentre la malattia faceva normalmente il suo corso, ricordo che le leggevo delle storie seduto al suo capezzale, e non mi sentivo particolarmente preoccupato. Poi, una mattina, quando sembrava ormai in via guarigione, ero seduto sul suo letto, intento a mostrarle come fabbricare piccoli animaletti con degli scovolini colorati. Quando venne il suo turno, era come se le sue dita rifiutassero di rispondere ai comandi del suo cervello; non riusciva a muoversi.

“Olivia, come ti senti?”

“Ho molto sonno”

Un’ora dopo perse coscienza. Dodici ore dopo, era morta. “

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Roald Dahl ha accompagnato l’infanzia di moltissimi di noi. La fabbrica di Cioccolato, il GGG sono libri che difficilmente mancavano sugli scaffali. L’autore è stato uno dei maggiori accompagnatori della nostra infanzia. Ma non ha potuto vivere quella di sua figlia, non ha potuto leggerle i suoi libri, perché Olivia Dahl a soli sette anni contrasse una forma di morbillo che in pochi giorni si trasformò in encefalite e la portò alla morte. Era il 1962, e un vaccino efficace contro questa malattia al tempo non esisteva. Se oggi, a distanza di più di 50 anni, un bambino sviluppasse la stessa complicanza, il suo destino sarebbe lo stesso. La differenza è, invece, che oggi esistono strumenti efficaci per far sì che un bambino non contragga la malattia, e protegga sé stesso e anche i bambini intorno a lui, tramite l’immunità di gregge caratteristica di alcuni vaccini. Eppure, negli ultimi anni, episodi di morbillo e altre malattie facilmente evitabili tramite i vaccini si sono ripetuti, non in casi isolati, in tutto il mondo. In Italia nell’ultimo anno le vaccinazioni sono scese di due punti percentuali in media, una percentuale che se analizzata empiricamente si rivela altissima, lasciando campo libero a malattie debellate che ora tornano a fare capolino.

Tante volte questa mancanza è dovuta alla leggerezza dei genitori, che declinano la vaccinazione con un rudimentale “anche io ho avuto il morbillo, sono sopravvissuto, qual è il problema?”. Altre volte è dovuta alla disinformazione dilagante, a un’isteria collettiva e facilmente accessibile tramite i social media odierni che vuole convincere le mamme che in quelle siringhe che potrebbero potenzialmente salvare la vita di un figlio ci sono “elementi chimici, che provocano autismo e altri effetti collaterali, per l’interesse delle multinazionali”, senza citare fonti affidabili e nonostante i numerosi studi scientifici che dimostrano il contrario. In altri casi la “colpa” è di chi non è direttamente coinvolto, come in quello di Valentina, sei anni, che non può essere immunizzata da rosolia, morbillo e meningite a causa di una malattia contratta quando aveva due anni e che ora non può frequentare la scuola perché otto bambini nella sua classe non si sono sottoposti alle vaccinazioni previste, di fatto esponendola a un rischio che non può correre, pena la sua vita. Altre volte i genitori imparano l’importanza dei vaccini quando ormai è troppo tardi: quando i loro figli si sono visti amputare gli arti a causa di una meningite fulminante, come Beatrice Vio, campionessa di scherma paraolimpica che ha perso gambe e braccia a causa della malattia quando aveva undici anni, o al peggio quando li hanno persi per una malattia che avrebbero potuto combattere da prima che si sviluppasse, vaccinandoli.

vaccinazione

L’importanza di fare informazione corretta e responsabile quando si parla di un argomento delicato come quello delle vaccinazioni è enorme: in un mondo libero e consapevole questo tipo di comunicazione è in grado di salvare delle vite, di fatto tramite soluzioni accessibili e disponibili come i vaccini. Quando queste non vengono attuate, è come arrendersi a un nemico che si può sconfiggere.

 

Annalisa Galzio

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