Strega per le streghe

Nasceva nella fine del ‘400 uno dei fenomeni più oscuri e brutali che la storia occidentale ricordi: la caccia alle streghe è un peccato di cui non possiamo fare a meno di vergognarci. Non siamo nemmeno a conoscenza del numero effettivo di donne accusate di stregoneria che vennero torturate e massacrate; si stimano 110.000 processi, un inferno durato quasi due secoli, costato decine di migliaia di anime.

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Oggi ci sembra un incubo macabro, una legenda che ispira trame di romanzi e serie tv, ci sentiamo al sicuro da quell’ irrazionalità folle e da quella paura che fomentarono persecuzioni di una crudeltà impensabile. Eppure, dopo più di 300 anni, si torna a parlare di streghe. La caccia non è finita. Più di duemila sono le persone uccise sotto accusa di stregoneria negli ultimi 15 anni nel nordest dell’India, quasi tutte donne. I fatti più recenti in merito ci riportano indietro nel tempo, riaprendo una piaga che credevamo rimarginata. L’ 8 Ottobre dello scorso anno una donna di una tribù dello Stato indiano nord-orientale di Bihar è stata linciata dalla sua stessa tribù. Accusa: aver causato un’epidemia nel villaggio. Cinque donne sono state massacrate lo scorso Agosto nel villaggio di Mandar. Le donne sono state prelevate dalle rispettive dimore da un gruppo di giovani e poi picchiate con bastoni e spranghe fino alla morte. Accusa: aver gettato il malocchio su alcuni residenti. Qualche giorno prima, a Luglio, una donna nello stato orientale di Assam è stata decapitata da alcuni uomini del villaggio. Accusa: aver provocato la morte dei bambini del villaggio attraverso l’ uso della magia nera. Secondo le stime della polizia indiana, tra il 2001 e il 2006 più di 700 donne sono state giustiziate dopo essere state accusate di stregoneria nell’India orientale. Nel 2010 si sono stimate fra le 150 e le 200 uccisioni annue dal 1995 al 2009 per accusa di stregoneria in India.

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Un fenomeno sanguinoso che dilaga nei villaggi distanti dalle città più grandi e più moderne, dove la malattia, la mancanza di igiene e di una sanità organizzata decimano la popolazione, dove cercare le cure presso l’ anziana del villaggio è efficace quanto consultare un medico. D’altronde, la storia ci ha più volte insegnato quanto bene cresca la superstizione sul terreno dell’ignoranza, quanto bene si nutre della paura di un popolo che finisce per ingoiare. È il motivo per cui ogni strega viene prima spogliata dei propri abiti e di ogni dignità per poi essere torturata e uccisa in pubblico da gruppi, spesso di uomini. Tuttavia è importante sottolineare che la superstizione è spesso una palese giustificazione ben accolta. La caccia alle streghe in India infatti presenta la sua modernità nell’interesse economico: di solito le accuse nascono da liti e dispute, tra famiglie o membri di una stessa famiglia, sulle proprietà e i diritti fondiari delle donne, motivo per cui sono le donne anziane a sopportare maggiormente le conseguenze.

Un ’ulteriore aggravante consiste nella mancanza di un intervento da parte delle forze dell’ordine indiane e di un provvedimento legale che punisca severamente atti come questi. Si parla ormai di una pratica dalle radici sempre più profonde e difficile da estirpare. C’è tuttavia qualcuno che si ostina a combattere, e chi se non una donna? Birubala Rabha, 60 anni dallo stato di Assam, ha cominciato a battersi contro questa pratica nel 1985, quando suo figlio venne accusato di essere uno stregone a causa della sua malattia mentale, venne additata dai parenti anche lei come strega in seguito alla morte del marito malato di cancro. Birubala è stata picchiata e in molte occasioni ha rischiato la vita, ma continua la sua campagna. Lei e il suo gruppo di volontari sono da supporto alle famiglie delle vittime della caccia alle streghe, operano per convincere la polizia indiana ad investigare ed effettuare maggiori controlli, a perseguire con più perseveranza i responsabili. “Abbiamo deciso di creare una maggiore consapevolezza visitando le persone e cercando un’interazione personale anche attraverso incontri pubblici in varie parti dell’ Assam.” Capita che intervengano durante un’accusa di stregoneria evitando direttamente che le vittime vengano torturate e uccise, ad ora 35 vite sono state salvate. “Ho camminato per diversi chilometri per salvare le ragazze. E ‘una lotta per la femminilità contro il patriarcato, perché la maggior parte dei ciarlatani sono uomini e la maggior parte delle donne delle vittime streghe caccia. Delle 35 persone che ho personalmente salvato, 33 sono donne e due sono uomini.” 

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Da qualche tempo Birubala ha cominciato a fare pressione sul fronte politico ottenendo il grande successo di proporre una legge che vieti le accuse di stregoneria, è per ciò che il suo operato sta acquisendo una sempre maggiore visibilità, tanto da farle ottenere numerosi premi ed una laurea honoris causa. “Naturalmente è molto meglio salvare una vita che vincere un premio. Di recente ho ricevuto un altro premio, ma ho detto a quelle persone: ‘perché mi premiate? Pensate che sia utile?’. Gli ho detto che dovrebbero darmi persone che mi aiutino a salvare vite umane.”

La lotta di Birubala è lunga ed estenuante, lei non si arrende e molte piccole vittorie sono state ottenute, fra cui quella di un provvedimento legislativo che vieta l’accusa di stregoneria al fine di appropriarsi di un fondo altrui. Tuttavia la fine è lontana, la caccia alle streghe in India non è che l’ ennesimo sintomo di una misoginia così radicata nella cultura umana da sembrare inestinguibile, e che sfocia in eventi di violenza di massa nei Paesi che presentano un arretramento economico e culturale. Qui la fame e la malattia sono all’ordine del giorno e trovare un capro espiatorio può costituire l’unica consolazione comune, l’unica catarsi possibile.

E’ la donna, ancora una volta, a farsi carico delle sofferenze di un popolo pagando col dolore e la morte.

Elisabetta Oliveri

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