Gianluca, normale tra i diversi

“Mi chiamo Gianluca, Gianluca Spaziani. Ma voi chiamatemi pure Dottor Gianluca Spaziani”.

Eh sì, perché il 3 Marzo 2016 ho conseguito la laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Palermo, con una tesi dal titolo “La riscrittura del tragico antico in Pasolini. Per una lettura ‘corsara’ di Medea”.

Oggi voglio raccontarvi la mia storia, quella di un ragazzo che, nella sua “normalità”, ha qualcosa di speciale. E non mi riferisco al fatto che io sia affetto da sindrome di down. No. La specialità di cui voglio parlarvi è data dai miei pregi e dai miei difetti: la mia generosità, il mio essere un inguaribile ritardatario. Ma se c’è qualcosa che ritengo davvero speciale, è proprio q1546220_1693819190887654_7852518906965147495_nuella tenacia che mi ha permesso di superare gli ostacoli e le difficoltà che hanno segnato il mio percorso, fino al raggiungimento di un traguardo, IL traguardo, non una destinazione, ma il mio punto di partenza: la laurea.

Sono nato e vivo a Palermo.

Cresciuto in una famiglia aperta, che mi ha permesso di arrivare fin qui indirizzando le mie scelte, e mai imponendole. La ricetta segreta dei miei genitori è stata cercare fin da quando ero bambino di stabilire un filo di connessione con il mondo intorno a me, permettendomi di essere inserito -anzi, integrato- con i ragazzi della mia età. Io osservavo ciò che gli altri facevano e, spinto dalla curiosità che mi ha sempre accompagnato, chiedevo ai miei genitori di farmi fare lo stesso. E infatti, oggi, a rendere la mia vita frizzante e dinamica ci pensano loro, i miei amici, la mia seconda famiglia. E’ con loro che ho condiviso ogni fase significativa della mia vita, dallo studio alle prime feste, dalle estati trascorse al mare a quelle trascorse viaggiando. Ammetto che, come in ogni rapporto solido, non mancano le incomprensioni e spesso la colpa è proprio mia che, a loro dire, “arrivo sempre in ritardo”. Ma io mi domando perché si preoccupino tanto. Io so quando è il caso di arrivare puntuale, per cui gli ripeto sempre: “Tranquilli, non abbiamo mai perso un aereo per colpa mia”.

Una volta conclusa la scuola media, mi sono iscritto al Liceo Classico, probabilmente spinto dalla voglia di seguire i miei amici più cari. E proprio quella che, inizialmente, fu una scelta dettata da motivazioni estranee alle mie passioni, si rivelò fondamentale per lo sviluppo della mia personalità. Tra le pagine dei miti classici, con l’aiuto dei miei insegnanti, ho scoperto in me una passione per i drammi antichi, per gli eroi di cui Omero narrava le gesta, quegli stessi eroi in cui ritrovo la mia curiosità.

Così, con tanta voglia di imparare, dopo la maturità ho deciso di intraprendere un nuovo percorso e iscrivermi alla Facoltà di Lettere di Palermo. 1239398_1691438087792431_3384488240625312032_n

L’università è stata una grande opportunità per crescere, e non solo scolasticamente. Mi ha permesso di crescere a livello umano. Perché quando il pullman mi lasciava all’ingresso non c’era nessuno che mi accompagnasse in classe, che mi guidasse, nessuno durante le lezioni seguiva per me. Eravamo soltanto io e la mia determinazione. Mentirei se dicessi che il percorso è stato lineare. Come tutti i ragazzi che intraprendono un nuovo cammino, anche io ero spaventato, soprattutto dal nuovo metodo di studio. Ed è qui che devo rivolgere un ringraziamento speciale al mio professore del liceo, che non mi ha mai lasciato da solo, e passo dopo passo mi ha incoraggiato, supportato -e sopportato- alla ricerca del metodo più giusto.

Tra i ricordi più belli di questi anni conservo le nuove amicizie, i volti dei professori segnati dalla piacevole sorpresa di quanto impegno e passione mettessi in tutto ciò che facevo, di quanto tenessi duro di fronte alle difficoltà e ai pregiudizi.

Ricordo di una mattina, era la prima lezione del mio primo giorno di università. Una professoressa mi guarda e sussurra alla mia tutor: “Davvero, non capisco perché i genitori siano così testardi e continuino ad iscrivere i ragazzi diversamente abili all’università”.

Oggi, quando ripenso alla strada che ho percorso fino ad ora, ai risultati che ho raggiunto, agli ostacoli che ho superato e alle soddisfazioni che ho ricevuto e dato alla mia famiglia, vorrei rispondere a quella professoressa che i miei limiti non sono molto diversi da quelli delle persone che lei considera “normodotati”. Nessun muro è invalicabile quando c’è tanta voglia di fare ed imparare. L’impegno verrà sempre valorizzato.

Quindi, a tutti i ragazzi che incontrano delle difficoltà vorrei dire: credete in voi stessi, abbiate fiducia nelle vostre possibilità.

I bambini portatori di handicap sono, per molti aspetti, considerati “fuorigioco”: un peso per le famiglie, un fastidio 12998193_10209571419952018_5416850309644165215_oper il personale, un problema per gli educatori, una complicazione burocratica e amministrativa per i dirigenti scolastici. Io ringrazio i miei amici ma, soprattutto, i miei insegnanti che hanno sempre ricercato una collaborazione proattiva con la mia famiglia, che non
hanno mai tentato di cambiarmi, ma mi hanno aiutato ad accettarmi per come sono, con la mia specialità.

E’ stato grazie a loro che non sono mai rimasto in fuorigioco.”

Simona Gruttadauria

 

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