Ehi, TU! Hai midollo ?

Vorrei iniziare con un incipit degno del ricordo che porto con me…qualcosa come:
“Era venerdì 10 Dicembre 200x, sono passati circa 10 anni, ma lo ricordo come fosse ieri: la pioggia batteva sui vetri e l’odore freddo dell’inverno bla bla bla …”

e invece no, non ricordo assolutamente quando ciò di cui sto per raccontarvi è avvenuto né quanti anni avessi né per quale ragione io abbia partecipato, ricordo solamente che è stato parecchio tempo fa e porto nella mente, come impresso a fuoco, lo sguardo di quel signore che, sul palco della piccola chiesa sconsacrata del mio paesello, parlava ad un pubblico stranamente attento e silenzioso.

Quell’uomo era Mario Bella, papà di Rossano Bella, uno tra gli uomini che hanno ispirato la nascita di ADMO. ADMO significa Associazione Donatori di Midollo Osseo e si occupa di sensibilizzazione e raccolta di nuovi potenziali donatori. I donatori sono essenziali perché le cellule emopoietiche presenti nel midollo permettono la generazione di tutte le cellule del sangue che vengono ripristinate in caso di insufficienza midollare, permettono l’impiego di grandi dosi di radioterapia nelle cure dei tumori e sono fondamentali per la sostituzione del midollo in caso di leucemia, linfoma e talassemie. ADMO, in collaborazione con le strutture ospedaliere, si occupa della tipizzazion

LOGO-ADMOe che, detta in parole estremamente povere, è un procedimento che consiste in un prelievo del sangue che ormai è quasi sempre sostituito da un tampone salivare con cui vengono raccolti i nostri dati genetici, i quali vengono inviati ad un registro nazionale (l’IBMDR) collegato ai registri nazionali degli altri Paesi che, al momento del bisogno, ricercano all’interno del loro “database” una possibile compatibilità tra tutti i potenziali donatori e il potenziale rievente : essere compatibili al 100% è difficilissimo e, ovviamente, minori sono i tipizzati, minori le possibilità di compatibilità e quindi di guarigione del ricevente. Nella meravigliosa ipotesi di compatibilità sono diversi i modi attraverso cui è possibile donare e nessuno di questi è spaventoso come a volte si sente raccontare.

La prima modalità consiste nel prelievo di una quantità che varia da 0,7 a 1 litro di sangue midollare: il volontario viene ospedalizzato, ma dimesso già dopo 48 ore (il midollo prelevato si ricostituisce in una settimana circa). Un metodo più recente, possibile in Italia dal 2005, avviene invece tramite prelievo da sangue periferico dopo stimolazione con fattori di crescita ematopoietici. In sostanza, il volontario deve assumere dei farmaci per i 4-5 giorni precedenti la donazione al fine di rendere più rapida la crescita delle cellule staminali e di facilitarne il passaggio dalle ossa al sangue periferico che, prelevato da un braccio, entra in un macchinario il quale isola la componente cellulare, mentre il resto del sangue viene reinfuso dal braccio opposto.

Rossano morì di Leucemia nel 1989 a soli 21 anni proprio perché la compatibilità veniva ricercata soltanto tra i familiari ed era praticamente impossibile da trovare. Questo spinse suo padre Mario e tanti altri a combattere affinchè venisse fatta informazione, affinché la tipizzazione si diffondesse e nessuno dovesse più restare a guardare un figlio morire senza poter sperare in nulla. Mario era deciso a cambiare le cose : nel 1990 conobbe Renato Picardi e, di lì a poco, a Milano, nacque ADMO.

La famiglia di Mario e Rossano abita, o almeno abitava, in un piccolo paese nelle mie valli nella provincia di Torino ed io fino a quel momento non avevo mai sentito parlare di midollo, di donazione e a dirla tutta nemmeno di leucemia, ma quell’incontro mi aprì violentemente gli occhi su un mondo che per fortuna ancora non avevo dovuto conoscere. Mario era amico di mio zio e alla fine potei anche stringergli la mano. Quella sera lui parlò di donazione, di midollo, di leucemia come chiunque voglia promuovere un’associazione e in questo caso un’idea, ma distribuì un volantino informativo che nell’ultima pagina riportava una lettera. Rossano infatti, sette giorni prima di morire, aveva scritto una lettera testamento. E’ lo stesso Mario a scrivere :

Quando la sera del 9 ottobre 1989 mia nipote Raffaella mi portò la lettera-testamento di Rossano, la casa era piena di parenti e amici. Nessuno di noi ne conosceva l’esistenza. Due giorni dopo, all’uscita dal cimitero, la mamma di Raffaella scoprì che lei e la sorella Francesca che si erano sottoposte a tipizzazione per verificare la compatibilità con il cugino Rossano: erano tra loro identiche. In quel momento compresi che cosa avrei potuto fare: le identità esistevano, era una realtà di fatto, bisognava cercare il modo per avere anche dei donatori da chiamare nel momento del bisogno.”

Quando penso ad ADMO la cosa più forte che mi viene in mente è che all’inizio di quell’incontro tanti anni fa, vedevo solo un signore parlare di un’associazione, ma nel corso della serata, dopo aver letto con attenzione le parole di Rossano su quel volantino, ho alzato gli occhi ed ho visto un padre pieno di coraggio che si batteva e si batte ancora oggi, giorno dopo giorno affinché nel mondo aumenti il numero di donatori e qualcuno come Rossano possa avere una possibilità di vincere la sua battaglia contro la malattia. Voglio credere che un giorno il sogno di Mario, di Rossano e di tutti coloro che sperano in ADMO si possa realizzare e da quando sono parte anch’io di queste speranze mi sento un pochino più ricca e credo che chiunque, già tipizzato, conosca questa sensazione.
Per chi ancora non lo fosse : tipizzatevi, sensibilizzate, avete la possibilità di essere una speranza per qualcuno !
“Ehi, tu! Hai midollo” è proprio il nome di una delle tante campagne di sensibilizzazione che ADMO organizza periodicamente in tutte le piazze d’Italia : basta volerlo! Le occasioni non mancano!
Vorrei tanto che tutti conoscessero il valore enorme di un atto di per sé semplice come la tipizzazione e nessuno meglio di Rossano può spiegare questa necessità e questo sogno.
Spero che questa lettera, scritta da un ragazzo come noi prima di morire, abbia su chi la leggerà lo stesso impatto che ha avuto su di me.
“Carissimi tutti, mi dispiace che sia finita così, questa lettera non avrei mai voluto scriverla. 
So quello che mi aspetta e perciò voglio dirvi alcune mie volontà che se sarà possibile spero voi attuerete.
 Cara Raffaella, mi dispiace che sia toccato a te questo compito ingrato e visto che oltre essere mia cugina sei sempre stata la mia migliore amica vorrei che tu avessi in mio ricordo il mio Kawasaki KIR e se per te troppo grosso vendilo e comprati la moto che vuoi e poi divertiti in mio nome.
 Cara Cristina e Matteo a voi che mi avete sempre voluto bene vi lascio il mio pianoforte e l’organo perché insegnate ai vostri figli ad amare la musica come l’amavo io, ed a te Matteo lascio la mia collezione di francobolli e di pietre, visto che sei un collezionista come me. Vorrei lasciare anche un ricordo al mio migliore amico Paolo Carminati, vorrei che avesse la mia collezione di 4 quadri a china, quelli che avrei voluto esporre a ottobre a Villar. Io non ho mai posseduto molto e perciò non posso offrirvi di più che qualche mio piccolo ricordo.
 
Voglio che tutti i miei soldi compresi i titoli di stato siano usati per le tipizzazioni del midollo osseo, voglio che tutti voi vi interessiate affinché esista anche in Italia una banca dati per poter salvare quei ragazzi come me che stanno soffrendo.
 
Mamma, papà, io vi ho dato più dolori che gioie, vi voglio bene per quanto avete fatto e per quanto mi siete stati vicino, né voi né io ci meritavamo una cosa simile, so che soffrirete ancora e che tu mamma rileggerai all’infinito questa lettera piangendo, non compatirmi, sono sicuro che lassù starò tanto meglio di come sono stato quaggiù, solo che mi mancherete tanto. A voi non posso che lasciarvi il mio ricordo, però avrei una cosa da chiedervi: voglio un funerale semplice e vorrei essere vestito con il completo di quando si è sposata Cristina, lo voglio anche perché è il vestito che piace di più a Maria e voglio che lei mi ricordi così, come quando andavamo al fortino a ballare.
 
Maria, amore mio, tu sei l’unica cosa per cui avrei voluto continuare a vivere, io e te saremmo stati felici assieme, quando sarò in paradiso (se ci andrò) non ci troverò niente di nuovo, perché non potrà mai essere bello come i giorni che ho passato con te. Ti ho amato con tutto il mio cuore e ti amerò per sempre. Voglio che tu abbia indietro la mia catenina con la medaglietta che mi regalasti a San Valentino dell’88, tienila sempre con te e che ti porti fortuna, che Dio ti benedica tesoro mio! Io pregherò per te, perché tu possa conoscere un bravo ragazzo che ti meriti per quello che vali e ti possa amare più di quanto avrei fatto io. Voglio che ti faccia felice e che ti dia tutto di sé come avrei fatto io, e che ti dia anche quei bambini che sognavamo di avere quando ci saremmo sposati, amalo e fai la tua vita, io ti sarò vicino. Vorrei che tuo figlio si chiamasse Alessandro, visto che già non potrà portare il mio cognome e vorrei soprattutto che imparasse a suonare il pianoforte, così sarà lui a suonare per te quando in futuro ti porterà in qualche piano bar come il Barbablù, io sarò nelle sue mani e nelle sue dita, così tu mi sentirai ancora. A te vorrei lasciare anche il mio dupplicatore di cassette e tutte le mie cassette che non hai già, così potrai ascoltarti la musica senza il volume che si abbassa automaticamente come invece capita col tuo registratore.
 
Infine vorrei che tutti i miei parenti, amici e conoscenti, insomma tutti quelli che mi hanno voluto bene e che conoscono la mia storia divenissero donatori di midollo e che facessero un po’ di campagna pubblicitaria in merito. La leucemia è una malattia che entro il 2000 dev’essere debellata affinché per il mondo non si debbano più leggere lettere come questa. In quanto a me vorrei solo che mi ricordaste qualche volta nelle vostre preghiere, e se non avete niente da fare venitemi a trovare al cimitero, sarò sempre lì ad aspettarvi, per amore di Dio non fate che la mia morte non serva a nulla, combattete la leucemia.
 
Che Dio vi benedica tutti quanti
vostro affezionatissimo
 Rossano”

 

Selene Borletto

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