“Adesso gli uomini ti guarderanno”

“Avevo 11 anni quando mia mamma premeva sui miei seni una spatola di legno incandescente. E io gridavo. Ma adesso ero grande e gli uomini avrebbero cominciato a guardarmi”.

Questa è la storia di Ariane, una del 53% delle camerunesi vittime del “breast ironing”, pratica che consiste nell’appiattire le mammelle in via di sviluppo utilizzando un qualsiasi oggetto incandescente, con lo scopo di rompere le ghiandole mammarie e impedire lo sviluppo dei seni.

Questa usanza, che più che usanza dovrebbe essere definita barbarie, viene praticata alle bambine a partire dagli 8 anni, nei casi più precoci, fino a 15-16, in particolare in Camerun e in altre zone dell’Africa occidentale. Nel “nostro” mondo chiamiamo questo periodo della vita pubertà. Quel periodo in cui il corpo di bambina ci abbandona per fare spazio a fianchi più larghi pronti ad ospitare la vita, le curve si fanno più morbide e i lineamenti più marcati, quando sul petto cominciano a disegnarsi i millenari simboli della femminilità.

La prima a parlarne è stata la “Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbei”, società tedesca per la cooperazione internazionale (GIZ), descrivendola come una pratica innanzitutto dannosa, ma che raggiunge picchi di diffusione ancora oggi non danno segnali di diminuzione.

Il metodo,  le motivazioni, il tasso di diffusione e le conseguenze riportate variano significativamente per  regione e per individuo, non hanno correlazione dimostrata con il livello socio-economico, con l’ambiente rurale o urbano, l’appartenenza religiosa o etnica.

L’appiattimento del seno viene il più delle volte svolto dalla propria madre, ma anche dalle zie, dalle nonne o addirittura dai parenti maschi più vicini come fratelli o cugini. Alcuni reportage sul campo affermano che alcuni giustificano quest’atrocità come gesto di tutela delle madri dai possibili desideri che un oggetto sessuale come il seno potrebbe far nascere negli uomini, altri invece come metodo per ritardare la crescita o l’età dello sviluppo che si abbassa sempre più. Motivazioni più “nobili” sono invece quelle legate al fatto di poter evitare a queste bambine gravidanze indesiderate usando questa pratica come sorta di contraccettivo, in quanto quelli tradizionali o sono poco conosciuti o sono troppo costosi. In questo modo pensano di poter garantire loro di continuare gli studi e trovare, magari, un lavoro migliore.breast-ironing2

Gli strumenti utilizzati sono molteplici e variano dalle semplici pietre usate per macinare e pestelli di legno, fino a noccioli di frutti e foglie che si ritiene abbiano particolari capacità curative, passando per cinture di cuoio o gomma dura, per esempio proveniente da vecchi pneumatici. Solitamente l’oggetto viene riscaldato nei fuochi usati comunemente per cucinare, anche due o tre volte al giorno, premendo, schiacciando o massaggiando la zona.

Non è difficile immaginare che una pratica antigienica e cruda come questa provochi una quantità innumerevole di conseguenze negative sul corpo e sulla fisionomia della ragazza. Purtroppo non essendo le ricerche supportate da casi clinici e studi specifici non portano con sé prove sufficienti per determinarne le reali conseguenze. Ad ogni modo è innegabile come sia causa non soltanto di dolore fisico, ma anche e soprattutto di dolore psicologico: interiorizzazione della colpa, sentimenti costanti di paura e vergogna e una inesorabile e forte senso di esclusione sociale sono solo alcune delle tante possibili conseguenze. A queste si aggiungono quelle fisiche, a partire da quelle più leggere come bruciature, gonfiori, cicatrici, fino a quelle più indelebili, come l’impossibilità ad allattare, la crescita di seni senza consistenza e, nel peggiore dei casi, cancro.

Quello che per migliaia di anni è stato il simbolo della fertilità, a partire della Venere di Willendorf, fino alle opere contemoranee come “Mumum” di Sarah Lucas, aldilà del deserto del Sahara è soltanto un richiamo sessuale da eliminare alla nascita. Come se un fiore colorato in una distesa infertile di terreno dovesse essere estirpato alla radice perché troppo agognato dalle api che ne vogliono succhiare la polpa. Quel corpo femminile che è stato cantato dai poeti di ogni epoca, dai versi dell’italiano Dante a quelli del cileno Neruda, viene distrutto e denaturato con una pietra calda. Dipinto dalle più grandi della storia in ogni suaforma e sfaccettatura, come quello emancipato e seducente delle donne di Tamara de Lempicka o quello sofferente e autobiografico di Frida Kahlo, è soltanto un male da curare.

foto buona 2

Ariane reagisce a tutto ciò. E lo fa con l’arma della ribellione. Ma a caro prezzo. Non vuole sopportare il dolore fisico, né tanto meno quello psicologico, a tratti addirittura superiore. Nonostante le urla e le lacrime la sua mamma, colei che le ha dato la vita, colei che con quegli stessi seni che ora sta bruciando le ha dato nutrimento, le fa del male. Scappa dal nido materno, passa quanto meno tempo possibile in quel luogo che tanto dolore le arreca, fuggendo alla ricerca di posti più sicuri in cui rifugiarsi. Ironia della sorte quel posto sicuro sono le braccia di un uomo che realizza ciò che sua madre temeva: darle un figlio.

Sento dolore. Come se essere donna fosse, ancora, una vergogna. Come se averne la forma fosse, ancora, un peccato.

Sento dolore e non oso immaginare quello che le donne, o meglio, le ragazze, o, meglio ancora, le bambine camerunesi sono realmente costrette a sentire.

Sento dolore e invece vorrei soltanto vedere negli occhi di queste donne la speranza di poterlo essere davvero.

Vincenzina Piemonte

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s