Solo per amore

Il viaggio che ci apprestiamo a raccontare ha inizio nell’estate del 2014, quando due amiche decidono di partire per una nuova esperienza. Con loro soltanto una valigia carica di insicurezze su ciò che le avrebbe attese al di là del confine, ma allo stesso tempo tanto entusiasmo e determinazione nell’offrire il proprio contributo al prossimo. Helen ed Anna sono due ragazze di diciannove e ventun anni legate, prima ancora che da amicizia, dalla volontà di servire chi ha bisogno. E’ proprio Helen che trasmette ad Anna la curiosità di provare un’esperienza nuova e, allo stesso tempo, forte come quella del volontariato in Africa. Così, grazie all’associazione “Aiuti per l’Etiopia”, attraverso la quale Helen venne adottata quando aveva sei anni, le due ragazze partono per l’Africa orientale.

Per tre settimane si fermano ad Areka, un paese di piccole dimensioni a circa 600 km dalla capitale dell’Etiopia, dove dedicano tutte le loro energie e il loro entusiasmo ai novantasei bambini del centro
accoglienza “Giovanni Paolo II”. Sono bambini diversi per età, ma accomunati dal tragico destino di essere orfani o abbandonati. Ben presto le due ragazze entrano in contatto con la realtà locale, una realtà ben diversa da quella cui erano abituate, è vero, ma circondata da quell’amore e da quell’accoglienza che fanno da subito sentire le ragazze a casa, come in una grande famiglia. A tal proposito, Helen racconta: “Le mie emozioni erano in continuo conflitto tra loro. Si pensa di partire preparati, convinti di sapere qual è la situazione nella maggior parte degli stati africani. E invece no. La povertà e la miseria di quelle terre ti arrivano come uno schiaffo e tu sei lì spiazzato, impotente. Questo schiaffo mi ha aiutata ad aprire gli occhi, ed è stato in quel momento che ho capito che la bolla in cui viviamo non è “normalità” in tutto il mondo, ma una fortuna per pochi. Dopo lo schiaffo, però, arriva la carezza: quella di tutti i sorrisi dei bambini e delle persone che incontri”.

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Nel villaggio di Areka, Helen e Anna si occupano un po’ di tutto: danno una mano presso l’ufficio adozioni a distanza, affiancanoi medici durante le visite, preparano i pasti per la comunità, falciano anche l’erba laddove necessario e aiutano i bambini con i loro compiti. Di certo, non sono mancati i momenti difficili e gli ostacoli, come il “primo incontro” con l’AIDS. “Non eravamo preparate, non sapevamo come approcciarci e ci sembrava una cosa troppo lontana da noi”, dice Anna. Eppure, armate del loro coraggio e del loro amore, le due ragazze sono riuscite ad abbattere ogni barriera e continuare la loro missione: dare il proprio aiuto, porgere una carezza, regalare un sorriso a chiunque ne avesse bisogno, senza alcuna distinzione.

Il ritorno in Italia non è stato di certo semplice, era una sfida ben più ardua di quelle che Anna e Helen hanno affrontato in Africa. Come potevano tornare alla propria quotidianità nella consapevolezza che a migliaia di km da loro, ma a meno di un millimetro dai loro cuori e dalle loro menti, i bambini di Areka non avevano nessuno che regalasse loro un sorriso? E così, non è trascorso molto tempo prima che le due amiche facessero ritorno in quella terra di fuoco, accompagnate questa volta da una compagnia ben più numerosa. “Tornare in quei luoghi è stato come tornare a casa”, raccontano. Il verde degli alberi, il giallo della luce, il rosso della terra e, soprattutto, i sorrisi dei bambini che avevano lasciato qualche mese prima sembrava fossero rimasti lì ad aspettare il loro ritorno.Foto3

Oggi, quello che Helen, Anna e tutti i ragazzi dell’associazione “Aiuti per l’Etiopia” si propongono di raccontare a tutti è la loro esperienza, non soltanto per condividere le emozioni che hanno vissuto e il sentiero di crescita che hanno percorso ma, prima di tutto, per sensibilizzare i ragazzi, coetanei e non, nella speranza che un giorno possano accompagnarle in quella terra che ormai è anche la loro.

“Ciò che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta, ed è immortale”. (Harvey B. Mackay)

Simona Gruttadauria

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