Tanzania: tra inquietudine e svolta

Lo scorso 31 Ottobre si sono svolte in Tanzania le elezioni politiche più travagliate nella storia della costa orientale del continente africano.

Tra inquietudine e forte desiderio di una svolta, i sondaggi confermano che quanto sperato ed atteso si è concretizzato, se non nella forma, almeno nella sostanza: con il 58-46% dei voti il “Chama Cha Mapinduzi” ha ottenuto la vittoria. L’attesa ed agognata svolta, infatti, parrebbe assicurata dalla presenza alla guida del partito CCM di un uomo nuovo, John Magufuli.

Pur non potendo contare su una solida elezioni-tanzania1orig_mainmaggioranza interna al partito, Magufuli è uomo apprezzato e ben voluto dal popolo per la sua onestà, e riconosciuto come una figura “esterna” allo zoccolo duro del partito di maggioranza, da sempre oggetto di forte critica per la sua corruzione interna.
A sancire tale cambiamento di sostanza, il candidato sconfitto altri non è che Edward Ngoyai Lowassa, ex primo ministro con il Chama Cha Mapinduzi che, deluso per aver perso le primarie del proprio partito, era disinvoltamente passato all’opposizione, trascinando con se una dote di deputati della vecchia maggioranza.
Il Partito della Rivoluzione dunque riconferma la sua autorità in Tanzania, contro ogni pronostico negativo di chi vedeva in queste elezioni la possibilità di porre fine al longevo governo del partito (ormai al potere da oltre 54 anni) e riteneva che il CCM non avrebbe vinto questa volta. E ciò perché, pur ottenendo ampi consensi nei centri urbani, non possiede i mezzi economici e organizzativi per avere la meglio nelle zone rurali, dove non può certo contare sull’appoggio del web.

Straordinariamente, la trasformazione radicale che si lega al risultato elettorale è stata guidata dai giovani e la vittoria sulla corruzione dilagante era il principale bisogno che riecheggiava tra le strade della costa orientale africana

In tal senso, non è casuale che la campagna elettorale di John Magufuli sia stata incentrata proprio sulla lotta alla corruzione e alla disoccupazione giovanile nel Paese, che si colloca tra quelli con percentuali di crescita e sviluppo maggiori nel continente africano.
Ed è stato proprio sulla base di queste argomentazioni politiche che l’esponente del CCM ha ottenuto il maggior numero di voti.

Elezioni

Tuttavia, sullo sfondo di una tranquillità solo apparente incombeva, già prima delle elezioni, la minaccia delle spinte indipendentiste dell’arcipelago di Zanzibar, che hanno condotto la comunità dell’arcipelago, parte integrante della Tanzania dal 1964, all’elezione di un proprio presidente e parlamento, governato dal principale partito locale d’opposizione, il Civic United Front. Ancor prima che i voti venissero effettivamente contati, il capo della commissione elettiva della Tanzania ha però annullato i risultati, dichiarando le elezioni tutt’altro che libere e giuste. In ciò ha peraltro trovato l’appoggio di altri importanti paesi, come l’America, e di comunità sovranazionali quali l’Unione Europea e il Commonwealth che hanno, da subito, reagito allarmati. Ciononostante, non è ancora possibile confermare evidenze di brogli elettorali o forme di intimidazione a Zanzibar. Anzi, ci sarebbero numerose motivazioni che rendono discutibile l’annullamento da parte della commissione elettiva della Tanzania.

Con ogni probabilità, comunque, la Civic United Front ha vinto nell’arcipelago, e il partito al governo tanzaniano, il Chama Cha Mapinduzi (CCM), pur avendo vinto nuovamente sulla terraferma, ha perso nell’arcipelago.

Eppure, non è la prima volta che nei paesi africani le elezioni siano accusate di poca lealtà. Sempre a Zanzibar nelle elezioni del 2010, il 50,1% dei votanti risultò a favore del CCM, contro un 49,1% dei consensi per il Civic United Front, e tale risultato venne ampiamente giudicato come conseguenza di brogli. E le elezioni ancor prima di quelle erano state seguite da disordini: nel 2000, più o meno 40 abitanti di Zanzibar erano stati uccisi dalle forze di sicurezza della Tanzania durante le proteste. Così, il tentativo di amministrare l’arcipelago attraverso un governo di unità nazionale si è sempre dimostrato un fallimento, proprio a causa delle tensioni e delle difficoltà nel trovare accordi sui rapporti tra le isole e la terraferma. Nel tempo, la regola del partito unico al comando del governo tanzaniano ha alimentato le tendenze indipendentiste degli elettori di Zanzibar, sempre più convinti che il loro stato debba avere una maggiore autonomia, e non solo formale.

Tali convinzioni sono frequentemente giustificate dalle diversità di Zanzibar rispetto al resto della Tanzania. L’arcipelago è, infatti, quasi interamente musulmano e gran parte della popolazione discende da commercianti arabi. Nel tentativo di porre fine a questi disordini e trovare una soluzione quanto più soddisfacente per tutti, il CUF, alleandosi con l’opposizione della terraferma, ha rivendicato la necessità di un’ impostazione politica federalista per la Tanzania. La proposta è stata però sabotata dalla contemporanea campagna conservatrice promossa dal CCM che si è sempre dichiarato ostile al cambiamento.

In realtà, nessuna delle rivendicazioni delle parti appare plausibile. Con una popolazione di circa un milione di persone, Zanzibar è infatti troppo piccola per avanzare rivendicazioni da stato indipendente. Eppure, sembra che l’attuale status quo rimanga inaccettabile per gran parte degli abitanti dell’arcipelago.

L’auspicio è che adesso il nuovo corso del partito CCM, vincitore delle elezioni di Ottobre, guidato dall’uomo della svolta, John Magufuli, si dimostri pronto ad innescare un mutamento radicale.

Nonostante la crescita economica, infatti, con un PIL in aumento di circa il 7% e le naturali ricchezze potenziali, rappresentate da giacimenti di gas e dal petrolio nel sud, risorse ancora tutte da sfruttare, il 60% della popolazione resta in condizioni di indigenza, c’è una forte disoccupazione giovanile e gli ambiti della sanità e della scuola hanno forti lacune di base.

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Queste elezioni potrebbero segnare per la Tanzania il momento del cambio di rotta.

Simona Gruttadauria

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