Il “Blu Xi Jinping”

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In una Cina sempre più apparentemente “aperta” , ma di fatto occultamente chiusa e controllata, anche lo scenario più poetico e decantato di sempre, il cielo blu, è assoggettato al volere del temutissimo e veneratissimo presidente.

Partendo dal presupposto che questo articolo sia scritto in diretta dalla vivace Taipei, capitale della ridente isola di Formosa, storica nemica della gigantesca Mainland China, e che io possa risultare simpatizzante per i miei amati ospiti piuttosto che i loro cugini, cercherò di riportare i fatti in maniera relativamente imparziale. O forse no.

President Xi Jinping
President Xi Jinping

Che l’inquinamento sia una conseguenza diretta dello sviluppo economico che ha interessato la nostra Terra negli ultimi cinquecento anni è cosa nota. Che il cielo delle nostre amate metropoli non possa beneficiare di tutto questo, non è un segreto. Che Pechino e le principali città cinesi siano avvolte da una fitta cortina grigia, è risaputo a tal punto che, tutti noi che abitiamo le vicine capitali asiatiche, nelle giornate più afose, affetti dagli spasmi, siamo soliti dire : “Pensa quei poveretti che stanno a Pechino!”.

Dal 2005 la Cina svetta in cima alla classifica delle nazioni più inquinate al mondo; solo l’India sembra al momento la più idonea a sottrarli questo primato. Se l’Europa appare impegnata in una costante lotta (non sufficiente) contro il cambiamento climatico e volta alla protezione dell’ambiente, la Cina dal canto suo si cela dietro l’impossibilità di realizzare queste pratiche.

Per non fare di tutta l’erba un fascio e non venire intrappolata da un consolidato stereotipo, voglio menzionare coloro che, in una nazione che non accenna a cambiare, si impegnano quotidianamente nel settore delle enrgie rinnovabili e in generale a dare vita ad “imprese sostenibili”. Lo Europe – China Clean Energy Centre (EC2) vuole favorire lo sviluppo di energie e tecnologie pulite in Cina, attraverso il trasferimento tecnologico, servizi di policy e consulenza, piattaforme innovative di capability building e awareness raising, per uno sviluppo globale più sostenibile. Le statistiche mostrano che entro il 2020, le biomasse rappresenteranno il 15% del consumo totale di energia del paese. La principale fonte di biomasse in Cina è rappresentata dai rifiuti di origine animale e vegetale, i quali sono una delle principali cause dell’inquinamento ambientale. Rispetto allo scorso anno, il 20% in più delle aziende ha presentato un bilancio di sostenibilità. Il consumo di energia è calato del 4%, mentre quello di acqua del 9%. Sembra che numerosi imprenditori cinesi abbiamo compreso il ruolo chiave della “sostenibilità”, vista non come fattore limitante, bensì come catalizzatore di una competitività duratura. Una ondata di cambiamento sembra farsi largo dal basso, ma il governo non sembra recepire questa necessità. Gocce, gocce in un oceano immenso.

Questo settembre, in occasione della parata per il 70esimo anniversario della sconfitta del Giappone, il cielo di Pechino si è tinto di blu. Cinque milioni di macchine sono rimaste parcheggiate e le fabbriche più inquinanti della zona hanno cessato di operare. Il tutto per regalare alla popolazione un barlume di luce in un giorno di festa.

Military airforces release colored trails in Bejing's sky
Military airforces release colored trails in Bejing’s sky

Impossibile non è quindi la parola esatta. Mastodonticamente complesso potrebbe esser la locuzione adatta. Il cielo blu è un’operazione costosa e articolata, ma realizzabile. Il presidente Xi Jinping, dinnanzi all’entusiasmo collettivo si è giustificato dicendo : “Il cielo blu è bello, ma non sempre possibile”. Lo Stato, il governo o chi per loro non sono in grado di farsi carico della spesa connessa alla bonifica dell’aria e allo sviluppo sostenibile. Le aziende beneficiano di questa indulgenza e spingono la produzione ai massimi livelli. Tutti sembrano non curarsi di ciò che sarà. Però una domanda mi sorge spontanea. La gente? Passi la cecità di coloro che nutrono interesse nel “prendersi cura del Pianeta”, però quella di coloro che il Pianeta lo abitano? Il popolo cinese va in estasi dinnanzi al cielo blu, considerandolo un evento raro e memorabile, il resto del tempo si accontenta di giganteschi cartelloni pubblicitari riproducenti scenari idilliaci.

La bellezza sta negli occhi di chi guarda. Ma il popolo cinese non è abituato a guardare, men che meno ad osservare. Le giovani generazioni nascono senza aver mai visto l’azzurro del cielo e quindi non possono sentirne la mancanza, né rivendicarlo. Ma le vecchie generazioni? La loro memoria, compresa quella visiva, viene periodicamente resettata e sintonizzata sulla frequenza del leader. Vedevano rosso prima, il rosso di Mao, e ora vedono il blu, il blu Xi Jinping, solo ed esclusivamente nel momento in cui esso deciderà di palesarsi.

 

Martina Rossi

 

‘The “Xi Jinping Blue”

To the fairness of the readers I must say that this article has been written directly from the lively city of Taipei, capital of the lovely island Formosa, historical enemy of the enormous Mainland China. The fact that facts may by biased towards my beloved hosts instead of their close cousins. However I will try to report the facts the most impartial way possible – or not.

The fact that pollution is a direct consequence of economic development and that it’s an issue that has interested our earth for the last 500 year, is a well known. It’s not a secret that the sky of our beloved metropolises are affected from this issue. The fact that Beijing and the principal Chinese are covered by a smokescreen is such a known fact to the point that in the worst muggy days it is common saying among those who live the other close Asian cities: “Imagine those who are in Beijing!”.

China has toped the rankings of most polluted cities since 2005 – only India appears to steal it’s record. On one hand we observe Europe, which apparently is engaging in a constant (still not sufficient) fight against climate change and effort to protect the environment; on the other hand China hides itself behind the impossibility to realize certain activities.

In order not to be stuck within stereotypes, I want to mention those who constantly work in the sector of renewable energy and put an effort to start those “sustainable enterprises”, despite a nation that does not give sign of change. The Europe-China Clean Energy Centre (EC2) works to promote and increase the use of clean energy in China and it supports the Chinese Government’s efforts to shape more sustainable, environmental friendly and efficient energy sector. EC2 acts through a platform which provides technological cooperation, policy and consulting services with the aim of rising awareness and create capability building. Statistics demonstrate that biomasses will represent 15% of energy consumption of the whole earth until 2020. The most important source of biomass in China comes from plant and animal waste, which is the biggest cause of environmental pollution.

20% more companies compared to last year presented their sustainability report. The energy consumption decreased by 4%, and water’s by 9%. It looks like a lot of Chinese entepreneurs have understood the key aspect of sustainability not as an obstacle to growth but as a catalyst to achieve lasting competitive advantage. It seems that a push from the bottom is arising, but the government doesn’t seem to understand the necessity to change. Drops, drops in an immense ocean.

This September, for the occurrence of the 70th anniversary of the defeat of Japan, Beijing’s sky turned blue. Five thousand cars and the most polluting industries have been stopped. All of this made it possible for the whole population to appreciate such a gift on a holiday.

Therefore impossible is not the right term. Enormously complex could be more appropriate. The sky blue is a problematic and expensive operation, but it is possible. The president Xi Jinping justified himself in front of such enthusiasm by saying: “The blue sky is beautiful, but not always feasible”. The state, the government or whoever should be responsible, are not able to burden themselves of the expenses linked to the improvement of the quality of air and the sustainable development. Firms gain from this leniency and push the production to the maximum levels. Nobody seems to care for what will happen. Therefore I cannot avoid asking myself one thing: what about the people? Forgetting about those who should care about our planet, what about those people which live the planet? The Chinese population is overwhelmed by the picture of the sky blue and considers it a rare and memorable event, while the rest of the time they are satisfied by bills showing idyllic sceneries.

Beauty is in the eye of the beholder. But the chinese population is not used to looking, even less observing. Young generation were born without ever seeing the sky blue, therefore it is normal they don’t miss it. But what about the old generations? Their memory, especially their visual one, is periodically reset and tuned on the leader’s frequency. They used to see red, Mao’s red, now they see blue, Xi Jinping blue, exclusively when he decides to make it happen.

 

Martina Rossi

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