Il bello di fare associazione

Perché in tanti è meglio che da soli.

Una associazione, secondo il diritto, è un ente costituito da un insieme di persone fisiche e giuridiche legate dal perseguimento di uno scopo comune. In queste due semplici righe è contenuta l’essenza del “fare associazione”: l’avere in comune un fine che spesso e necessariamente si traduce in cooperazione, collaborazione, coordinamento, assistenza, aiuto reciproco e coesione.

L’Italia e gli Italiani hanno spesso riconosciuto in questo ente il canale attraverso il quale esprimersi, confrontarsi, arricchirsi. In ogni tempo, in ogni periodo storico, il nostro paese ha visto nascere e fiorire associazioni di varia natura, politicamente schierate o meno, religiose o laiche, culturali e non, legali o clandestine. Alcune di queste occupano un ruolo essenziale nella vita del nostro paese.11117630_10153007280328401_1599528458_n

Gli articoli 17 e 18 della nostra Costituzione sono dedicati alla “libertà di associazione”. La Costituzione fa valere il principio pluralista e la tutela delle formazioni sociali. La Repubblica deve garantire al singolo la libertà di associarsi, ma al contempo deve garantire all’associato la libertà della associazione stessa.

L’articolo 20 della Dichiarazione universale dei diritti umani così recita “Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica. Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione”; mentre l’articolo 11 della Convenzione Europeaper la tutela dei diritti dell’uomo così dice “Tutti gli uomini hanno il diritto di riunirsi pacificamente e di associarsi liberamente ad altri, compreso il diritto di formare associazioni sindacali e partecipare ad esse, a tutela dei propri interessi”.

Aristotele già nel IV secolo a.C. definiva l’uomo “animale sociale”, in quanto esso tende ad aggregarsi con altri individui. Darwin giunse alla stessa conclusione partendo dall’osservazione dei branchi di animali. Freud riconobbe l’origine dei sentimenti sociali nella gelosia.

Langergraber vede la collaborazione come qualcosa che nasce dal mero egoismo. Il dato certo è che il gruppo è la condizione sine qua non per l’esplicazione della personalità del singolo. Gli esseri umani fanno pochissimo da soli, molto poco in coppia. Il “fare gruppo” è una espressione innata del nostro vivere quotidiano. Chiaro deve esser che un gruppo di persone non costituisce una associazione solo in virtù della sua natura pluralista. Se ci si associa lo si fa per un fine. La libertà di associazione è funzionale ad uno scopo. Lo scopo spesso si traduce in una esternalità, che può esser positiva per la società, per gli associati o per entrambi.

In quanto essere umano, io per prima mi riconosco nella definizione di “animale sociale”. Vivo di connessioni, relazioni, scambi e vorrei incessantemente comunicare ed apprendere. Come ogni animale sociale che si rispetti, ho avuto il privilegio e l’occasione di esser membro di una associazione, che si è rivelata esser un ambiente stimolante in primo luogo, e in un secondo tempo una vera e propria famiglia.

Ecco, io oggi mi trovo qui a raccontarvi il mio “bello di fare associazione”. Non mi dilungherò riportando dati Istat sull’operato delle istituzioni sociali o ricordando quanto sia importante il non profit in Italia, non vi dirò quanto l’associazione faccia bene alla società, ma bensì quanto l’associazione faccia bene all’associato. 11264412_10153007280228401_336504181_nEsser parte di un gruppo comporta coesistere e cooperare con persone differenti. Vuol dire saper smussare il proprio carattere. Vuol dir saper ascolare tutte le voci del coro ed apprendere. Vuol dire confrontarsi e saper tornare sui propri passi. Vuol dire mettersi fianco a fianco, lavorare insieme, lottare, risolvere problemi, affrontare gli imprevisti, tutto al fine di raggiungere il comune obiettivo. Potrà accadere un giorno che vi trovere non solo a far parte di un gruppo, ma a coordinarlo.

A me è successo. Tutto assume un’altra prospoettiva, cambia il punto di vista. Non so dire se lo sguardo vada dall’alto in basso o dall’esterno verso l’interno; ciò che so è che immediatamente ho visto dispegarsi davanti ai miei occhi una macchina. Un marchingegno di persone che il più delle volte si inceppa, ma che quando funziona, fila liscio come l’olio. Coordinare vuol dire sapere ritagliarsi il proprio spazio e il proprio ruolo, saper orchestrare le varie voci, sapersi imporre tavolta, dare le linee guida, misurare i risultati, ma soprattutto ascoltare. Potrebbe sembrare banale agli occhi di molti, ma per me non lo è. Dentro a questa associazione ho imparato, insegnato, riso, urlato, incontrato, salutato, gioito e pianto. Per tutti questi anni è stata la mia seconda famiglia, il mio impegno costante e una sorta di punto di riferimento. Il mio grazie va a chi mi ha voluta dentro a questa associazione, a chi mi ha insegnato a fare ciò che faccio, a quelle fantastiche quattro donne che mi hanno affiancata quest anno, agli amici che ho trovato, alle “mie” nuove reclute, ma soprattutto a coloro che verranno e ci crederanno tanto così come ho fatto io.

Vi voglio bene Students

La vostra Vice (Vàis)

Martina Rossi

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