La guerra ideologica dell’Ucraina

Circa un mese fa in Russia è stato ucciso Boris Netzov, uno dei leader dell’ opposizione a Vladimir Putin, all’apice della carriera negli anni 90 durante i turbolenti anni post sovietici di Boris Elzin. Con scenari simili a quello dell’ assassinio sul ponte di Nemtzov nelle scorse due settimane la cosa si è ripetuta, questa volta in Ucraina, per sette volte. Sette vittime (di cui quattro suicidi in condizioni misteriose) in quattordici giorni tra parlamentari e giornalisti che esprimevano il loro dissenso verso il governo di Kiev.

La battaglia ideologica ai miti del passato sovietico (e quindi all’influenza russa di oggi) si è fatta più forte che mai: riscrivere gli esiti della seconda guerra mondiale, rinominare città e abbattere monumenti del passato sono diventate le nuove priorità quando i report dell’ ISTAT ucraino dicono: crollo della produttività industriale in tutti i settori con perdita del 6,5 % del PiL nel 2014, dimezzamento del valore della Grivna (la moneta locale), attrattività per gli investimenti esteri pari a zero. Tutto questo con una guerra civile in corso nel sud est del paese. Distaccarsi dal passato e glorificare nuovi idoli sono ora gli obiettivi e la prova
peggiore di tutto questo è l’assassinio di chi la pensa diversamente. Se solo una settimana fa si parlava della lotta contro i dissidenti politici adesso si è passati ai fatti. Sono state stilate vere e proprie liste di proscrizione: elenchi di persone messe alla pubblica gogna, liste rinominate dai giornalisti ucraini filo governativi rastrelnie ovverodi quelli da fucilare”.

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Oles Buzina

Il principale diffusore degli elenchi è un sito internet chiamato ironicamente, “il pacificatore” dove vengono elencati i nemici del popolo con indirizzo, numero di telefono e in alcuni casi scuole frequentate dai figli. Pochi giorni prima della loro morte proprio qui furono pubblicati i dati dei politici e giornalisti uccisi. Uccisi a casa, esattamente agli indirizzi pubblicati sul sito internet.
Questa è una delle dichiarazioni del giornalista Oles Buzina, per le quali è stato ucciso il 16 Aprile 2015: “Sono contrario alla rivoluzione del Maidan. Un gruppo di persone che prende il potere con la forza e non tramite elezioni democratiche non può in alcun caso considerarsi legittimo. La rivoluzione ha infastidito metà nazione: la Crimea ha tenuto il referendum e se ne è andata, il Donbass ha dichiarato la propria contrarietà ed è stato inviato l’esercito”. Quello che io critico qui è il metodo. Queste frasi sembrano totalmente innocue e razionali al pubblico italiano, in Ucraina portano alla morte.
Decine di politologi, giornalisti e politici presenti su “il pacificatore” che tra le altre cose espone a caratteri cubitali il logo del ministero dell’ interno e delle forze di polizia, in settimana hanno ricevuto minacce e lo stesso ministro degli interni ammette in televisione: “Quando Elena Bandarenko (ndr. Parlamentare) esce a parlare sulla tribuna la mia mano scivola da sola verso la pistola.
Obiettivo di questa guerra che si è intensificata nelle ultime settimane? Arrivare al 9 maggio 2015, giorno nel quale si festeggiano i 70 anni dalla vittoria nella II guerra mondiale in tutte le
ex repubbliche sovietiche in un clima di terrore in cui anche solo ricordare il grande contributo dato dai soldati ucraini alla vittoria sovietica può essere di fatto considerato illegale dato che simboli sovietici come la falce e il martello sono stati equiparati alla svastica nazista e l’intero periodo sovietico è stato dichiarato dal parlamento criminoso.
I servizi dei telegiornali ucraini parlano delle “fraterne” truppe americane che si accingono a difendere il paese, di carri armati russi che avanzano su suolo ucraino, a Kharkov addirittura, seconda città per popolazione dopo Kiev (con popolazione prevalentemente filorussa), le fermate degli autobus sono tappezzate di cartelloni con fotografie e descrizioni dei nemici del popolo, si scavano trincee attorno alla città e tanto per non farsi mancare nulla una volta al giorno partono allarmi antiaerei tanto per non far rilassare nessuno.

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Anziana alla fermata dell’autobus di Kharkov. Gli eroi sovietici di un tempo sono ora chiamati “nemici del popolo”

Una rivoluzione con la dichiarata intenzione di rendere la società ucraina più europea, democratica e liberale mi dispiace dirlo, ha fallito sulla stragrande maggioranza dei parametri a cui fanno eccezione almeno le bollette che hanno raggiunto gli standard europei, la spesa per luce e gas è quadruplicata dalla rivoluzione.
Tutto questo a me personalmente ricorda molto l’ascesa del fascismo nostrano quando nel periodo successivo alla prima guerra mondiale si assistette allo scontro tra fascisti e socialisti e, senza qui dare giudizi di valore ma riportando semplicemente fatti storici, le autorità del paese erano conniventi con i fascisti ai quali venivano lasciato fare. Tutto culminò nell’ omicidio di Matteotti nel 1924, quando la società italiana ebbe il primo scossone, in Ucraina siamo a sette ma nessuno in Europa sembra essersi accorto della pericolosità della situazione.

 

Robert Ballante

 

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