RhOME for denCity: innovazione e architettura a servizio della comunità

Da un’intervista a Camilla Desideri e Francesca Di Benedetto, studentesse rispettivamente di Economia e Architettura, il racconto di come è nato il progetto RhOME for denCity, sul tema dell’architettura sostenibile.

Il team RhOME for denCity è il vincitore del concorso Solar Decathlon Europe 2014, una competizione internazionale basata sull’esposizione di case ecologiche progettate e costruite dai concorrenti a Versailles, dove si è tenuta quest’ultima edizione.

Venti squadre universitarie, provenienti da Svizzera, Spagna, Giappone, Francia, Danimarca, India, Cile, Stati Uniti, Germania, Romania, Paesi Bassi, Costarica, Tailandia, Taiwan e Messico, si sono sfidate sul tema dell’architettura sostenibile. Efficienza, sostenibilità, capacità di adattarsi al territorio: queste tre caratteristiche hanno portato l’equipe dell’università di Roma Tre a distinguersi tra le venti altre squadre selezionate tra gli atenei di tutto il mondo. RhOME for denCity è molto più di un semplice modello di casa ecologica, è un progetto su scala più ampia, un progetto urbano, che ha lo scopo di individuare le problematiche del tessuto cittadino in cui si va a inserire e di risolverle attraverso soluzioni innovative e mediante il coinvolgimento di tecnologie avanzate al servizio degli abitanti.

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Ogni team ha dovuto sviluppare un progetto da inserirsi nella propria città di appartenenza, e la squadra di Roma Tre ha individuato in Tor Fiscale, quartiere romano collocato a sud-est del centro, all’interno del parco degli acquedotti, la zona su cui concentrare il proprio lavoro. Tor Fiscale è una parte di Roma in cui l’archeologia (il quartiere è attraversato dall’Appia Antica, dall’Acquedotto Felice e dall’Acquedotto Claudio) si trova a convivere con illegalità e abusivismo, un quartiere degradato che proprio per questa sua ambivalenza ontologica ha fatto da sfondo a film neorealisti, come Il Tetto, di Vittorio de Sica, a Accattone, di Pier Paolo Pasolini, e anche a La Grande Bellezza, il film di Paolo Sorrentino che si è guadagnato l’Oscar 2014 come miglior film straniero.

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Già dai primi anni del Novecento, infatti, in questa zona arrivarono moltissimi immigrati dalle campagne italiane che cominciarono a costruire vere e proprie baracche addossate al tracciato degli antichi acquedotti. La realtà ovviamente è in parte cambiata da allora, sono state effettuate demolizioni delle baracche più precarie, ma permangono tracce di quell’epoca nella quasi totale assenza di servizi sul territorio, della presenza di molte abitazioni di fortuna prive di servizi igienici e di allacciamento alla rete fognaria ed elettrica. E’ una realtà ancora molto distante da quelli che dovrebbero essere gli standard di una capitale europea, sembra di vivere in una dimensione più paesana.

Gli studenti hanno scelto di sperimentare le proprie idee di abitare in Tor Fiscale, ma molti sono i quartieri che versano nelle stesse condizioni di degrado. Il gruppo RhOME, attraverso un processo di ridensificazione di un’area urbana al confine con la campagna, propone un progetto che mette in pratica il concetto di smart city declinato in salsa romana. Non si tratta, dunque, di riqualificare attraverso demolizioni generiche, attraverso nuove costruzioni decontestualizzanti che finirebbero per intaccarne il prezioso tessuto sociale, bensì riqualificare costruendo alloggi sociali nei vuoti urbani che esistono nelle frange cittadine ai limiti del costruito, e soltanto dopo andando a demolire le baraccopoli. Sarebbe stato un errore proporre centri commerciali, supermercati, palazzine alte, avrebbero depauperato la borgata della propria anima.

Guardando alla proposta fatta da RhOME, vediamo, infatti, che si tratta di edifici di massimo cinque piani, concepiti per avere costi molto contenuti, grazie ai bassi costi di gestione dovuti alla altissima efficienza di questi, affiancati da servizi mirati a fortificare la coesione sociale e a promuovere lo sviluppo della zona, senza intaccarne la realtà paesana.

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I ragazzi dell’università di Roma Tre hanno concepito, perciò, una rete di servizi che integrino quelli già esistenti, attraverso una smartcard che permetta all’utente di usufruire del bike sharing, del car sharing elettrico, degli orti urbani, dei fab lab, veri e propri laboratori artigianali collettivi. Nella casa campione portata a Versailles gli arredi sono di riuso, proprio per richiamare i servizi di fab lab previsti dal progetto. Gli scarti di acqua vengono riutilizzati per gli orti sociali, coltivati dagli abitanti del quartiere. L’acqua piovana, una volta raccolta, viene depurata e usata per la pulizia delle strade e per gli orti, o agli interni delle case per gli scarichi del bagno.

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E poi ancora, pannelli fotovoltaici che funzionano anche da serranda, pannelli termodinamici che producono acqua calda, innovazioni tecnologiche integrate con l’architettura. Stando al progetto, tutte le case saranno costruite in social housing, rispondendo a una domanda di alloggi da parte di lavoratori temporanei e studenti fuori sede che si sta facendo sempre più forte e che per ora non trova risposta in un’offerta adeguata nel contesto romano. Gli affitti, a prezzi calmierati, serviranno per rendere economicamente praticabile il sogno di RhOME, in modo da poter offrire agli abitanti del quartiere la possibilità di vivere il progetto, e non di subirlo, come spesso accade quando vengono realizzati progetti di riqualificazione urbanistica che non tengono in considerazione gli abitanti.

Stefano Grassini e Flavia Cuniolo

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