Il processo d’integrazione attraverso la musica

Livio Sabbatini ha insegnato strumento per diversi anni presso l’Istituto dei ciechi a Milano. La sua esperienza ci insegna che a volte la musica può rappresentare uno strumento di integrazione tra ragazzi normodotati e ragazzi con un handicap, e che momenti collettivi come la partecipazione a un’orchestra aiutano a superare le grandi differenze. E’ proprio in questi momenti di condivisione che si creano le basi per la costruzione di un gruppo che tralascia le caratteristiche fisiche dei suoi componenti, ma è accomunato da una grande passione: la musica.

L’idea della compensazione dei sensi affonda le sue radici nella visione consolatoria che ad un male si possa controbilanciare un bene. E’ vecchia di decenni l’invenzione di personaggi che perdendo una capacità ne acuiscono un’altra sviluppandola fino a farla divenire un “superpotere“, come accade a molti celebri icone dei fumetti, poi confluite nella cinematografia contemporanea.

vintage musical notes

Tralasciando le facili illusioni e calandoci invece nel mondo reale, non posso affermare con certezza che i sogni hollywoodiani non possano mai corrispondere alla realtà. Posso soltanto riferirmi a quella che è la mia esperienza didattica dopo aver insegnato per lungo tempo in una scuola dove si è attuato un progetto d’integrazione tra alunni normodotati e alunni con svariati tipi di handicap, dalla dislessia grave al ritardo cognitivo, piuttosto che alla cecità e addirittura alla sordità. E dico “addirittura” perché nel mio caso mi sono occupato di gestire progetti musicali di formazione strumentale con un’attenzione particolare alla attivita’ orchestrale.

L’idea di considerare l’attività musicale come veicolo d’integrazione tra alunni normodotati e non fa oramai parte della tradizione didattica consolidata di molti istituti scolastici. Il primo approccio con questa attività dovrebbe partire dalle motivazioni del singolo alunno verso l’acquisizione di un sapere che risponde più ad una passione che non ad una necessità in quanto è chiaro che la musica è una forma di cultura meravigliosa, ma che poco aiuta nella risoluzione dei problemi concreti della vita. L’ambizione di un progetto didattico basato sull’integrazione sta proprio nella capacità del docente di valorizzare le abilità di ogni singolo studente collocandole in un contesto collettivo dove il prodotto finale sia qualitativamente più significativo che nella performance del singolo, e quindi più gratificante. Qualunque sia la situazione dell’alunno, normodotato o no, il primo approccio dovrà essere rivolto all’indagine approfondita delle sue abilità di base.

Nei primi anni della nostra vita sviluppiamo una sorta di corredo naturale attraverso le esperienze di tipo motorio, affettivo e sensoriale in genere. È questo corredo che fa sì che possiamo avere una risposta motoria ad uno stimolo musicale, in altre parole percepire la pulsazione all’ascolto e muoversi di conseguenza. Questa risposta motoria è quella che ci permette di passare una felice serata in discoteca o senza diventare sordi, semplicemente battere il tempo quando ascoltiamo un brano. A questa prima abilità del corredo di base, se ne dovrebbero sommare altre, tra cui il riconoscimento delle altezze.

Se il nostro cervello non distingue suoni acuti da quelli gravi, possiamo ugualmente intraprendere degli studi musicali? La risposta, dopo aver lavorato anche con alunni sordi, sorprendentemente può essere anche ““. Infine se percepiamo la pulsazione dovremmo essere in grado di riprodurre a nostra volta delle semplici figure musicali con il nostro corpo, anche semplicemente battendo le mani. È molto affascinante scoprire che queste abilità di base non corrispondono al grado cognitivo generale dell’alunno, ma possono essere persino in contraddizione con esso.

In altre parole si ha modo di verificare che l’intelligenza musicale è un mondo a sé che non è necessariamente proporzionale ad altre forme di intelligenza nella stessa persona. A partire da questo, qualunque alunno potrà intraprendere un percorso di formazione strumentale.

Nel caso particolare dell’handicap visivo, apparentemente l’apprendimento strumentale sembra non offrire ostacoli, al punto che negli ultimi secoli la professione musicale almeno per alunni particolarmente dotati, ha rappresentato una nicchia significativa che ha anche prodotto musicisti di altissimo livello. È anche vero che questo richiede la gestione di supporti logistici particolari, quali ad esempio testi musicali in braille, che non si improvvisano con facilità e richiedono una forte volontà organizzativa dell’istituzione scolastica.

musica

Ogni studente è un caso a sé, per il quale devono essere individuate strategie di apprendimento personalizzate, dove il punto di partenza non sarà ciò che l’alunno non può fare bensì ciò che può fare realmente. Qualunque sia il livello tecnico che l’alunno potrà esprimere, che si tratti di un normodotato o di un diversamente abile, sarà possibile progettare delle attività collettive, orchestrali, tagliate su misura per le capacità di ognuno.

Ciò che mi interessa evidenziare è che, una volta prestabilito il ruolo di ogni studente, sarà possibile procedere alla pratica di attività orchestrali. Si genererà un processo di adattamento esplicitato nella formazione di una struttura di gruppo che a sua volta genererà norme di comportamento, ruoli, ma anche idee e valori che dipenderanno dall’apporto dei singoli ma anche dalle modalità di conduzione del gruppo stesso da parte del docente. Il temperamento dei singoli, la loro personalità, le loro capacità, ma soprattutto la capacità del docente di progettare partiture dove l’apporto della performance dei diversamente abili abbia un significato musicale evidente, sarà determinante per il successo formativo.

Non va assolutamente sottovalutata la capacità critica degli studenti verso una valutazione del peso dell’apporto dei singoli. Quasi ognuno di loro sarà in grado di rendersi conto se alcuni ruoli siano realmente funzionali all’attività o siano pensati come meri riempitivi per far partecipare tutti. In questo secondo caso il processo di attribuzione del valore o disvalore conseguente alla persona che quel ruolo svolge sarà del tutto automatico.

Il grado di gratificazione dei singoli alunni sarà inevitabilmente proporzionale al peso del loro apporto all’attività di gruppo, e il successo del progetto determinerà il successo del processo d’integrazione.

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