Due mondi in due isole

Giulio Dacome è partito con Intercultura per le sperdute terre della Nuova Zelanda. Ci racconta di una particolare commistione culturale tra i nativi Maori e la maggioranza della popolazione, derivante dai coloni britannici.

Ma come è avvenuta questa integrazione? Giulio ci narra della sua esperienza senza pregiudizi, ricostruendo la situazione con un po’ di storia e gli occhi attenti e curiosi di uno scrupoloso osservatore.

La Nuova Zelanda: poche terre sono più distanti dall’Italia di queste due isole. Le sue coordinate sono quasi esattamente opposte alle nostre: 45 gradi sud e quasi 170 est. Un mondo di cui non si sente molto parlare qui in Europa, se non per la celebre squadra nazionale di rugby, gli All Blacks. Ma c’è molto di più. Una delle particolarità più interessanti di quel luogo è che in esso convivono due etnie completamente distinte per origine e cultura. Sono gli europei, discendenti dai primi coloni inglesi, e i Maori, conosciuti da noi principalmente per l’inquietante haka, la danza di guerra in cui gli All Blacks si esibiscono prima di ogni partita. Anche in questo caso, “there’s more to them than meets the eye”.

11080151_10206412427414710_1637020992_n

Il primo europeo che scoprì le due isole neozelandesi fu l’esploratore olandese Abel Tasman, lo stesso che diede il nome alla Tasmania. Tuttavia, forse per questioni di tempo o di condizioni meteo avverse, non osò mettere piede a terra e si limitò ad inserire per la prima volta sulle cartine questo territorio sconosciuto. Anni dopo, nel 1769, si registrò il primo sbarco di un uomo europeo, un inglese, sul suolo kiwi. Si tratta di Thomas Cook che, tra l’altro, diede il nome allo stretto che divide l’Isola del Nord dall’Isola del Sud, uno dei più pericolosi al mondo, a causa dei venti e delle correnti. Il rapporto tra Maori e coloni non impiegò molto a degenerare. Appena poche ore dopo lo sbarco, un mozzo dell’equipaggio di Cook venne sequestrato da alcuni indigeni presso un promontorio vicino all’odierna città di Napier (sulla costa orientale dell’Isola del Nord). Questo promontorio, non a caso, è stato soprannominato “Cape Kidnappers”. Per riavere indietro il suo compagno, Cook non esitò ad aprire il fuoco contro l’imbarcazione nemica, uccidendo due abitanti locali.

Cook, tornato in patria, dichiarò la scoperta di questo nuovo territorio. E Sua Maestà decise di impossessarsene. Pochi anni dopo l’impresa dell’esploratore, altri coloni britannici partirono alla volta della Nuova Zelanda. I Maori non avrebbero ceduto facilmente e scoppiò una guerra. Decimati dagli Inglesi, che erano militarmente superiori, si riunirono nell’ultima regione non ancora conquistata. Si tratta del King Country, una regione collinare nell’odierna provincia del Waikato, nell’Isola del Nord.

In quel luogo tutte le tribù decisero all’unanimità di allearsi per combattere il nemico comune, eleggendo un solo portavoce che andasse a rappresentarle tutte. La svolta si verificò il 6 febbraio 1840, quando venne firmato un trattato tra invasori britannici e la popolazione indigena maori: Treaty of Waitangi. Le clausole furono il passaggio della Nuova Zelanda a governatorato britannico, insieme con il riconoscimento delle terre alla popolazione locale. Ciononostante, il governo imperialista di Sua Maestà non gradiva la presenza dei Maori sul suolo neozelandese. Si diffuse quindi un generale sentimento di discriminazione nei confronti della popolazione indigena, anche se sono sempre stati loro i legittimi proprietari di questa terra, essendo arrivati lì nel tredicesimo secolo.

11081884_10206412427254706_613268614_n

La situazione non è ancora del tutto risolta. Sicuramente, però, il governo kiwi ha fatto passi da gigante dal 1840. Infatti, a partire dagli anni Settanta, iniziarono ad essere varati numerosi provvedimenti a favore della minoranza indigena. L’ultimo provvedimento, e forse quello che ha definitivamente posto fine alla questione, è quello del 1993, che prende il nome di Human Rights Act. Esso pone fuori legge qualsiasi forma di discriminazione nei confronti del popolo Maori.

Ci sono 4 milioni di abitanti in Nuova Zelanda, di cui 750.000 sono di origine maori. Essi risultano perfettamente integrati all’interno della società neozelandese. Non solo, essi hanno contribuito, e contribuiscono, al continuo arricchimento della cultura neozelandese, creando una cultura ibrida: un misto di tradizioni europee e pacifiche. Per esempio, spesso i kiwi si salutano con lo “hongi”, un saluto che si compie appoggiando il proprio naso e la propria fronte contro quelli della persona salutata, mentre le si stringe la mano. Inoltre, essi partecipano attivamente alla vita politica e occupano posizioni di rilievo nell’amministrazione pubblica.

11075933_10206412427334708_2050308821_n

Dal mio punto di vista, chiaramente, non ho conosciuto nessun personaggio maori di rilievo sulla scena pubblica neozelandese. Ho conosciuto solo alcune persone, in un paesino sperduto in mezzo alla campagna proprio del King Country. Il paesino si chiama Piopio. Lì sono stato accolto da persone cordialissime, sia di origine europea che indigena. Tutti erano quasi perfettamente bilingui. Tutti mi hanno insegnato i loro usi e costumi (di una cultura e dell’altra). Tutti mi hanno fatto sentire parte del loro gruppo. Sono molto aperti e cordiali nei confronti dell’ospite, che magari ha percorso quasi 20.000 km per arrivare da loro. E sentirsi a casa anche dall’altra parte del mondo non è sempre scontato.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s