Quando l’arte diventa una nuova vita

Riprendere. Trasformare. Rielaborare. Ritrovare.  Parole che possono suonare quasi anacronistiche a una società che  ormai butta via tutto, anche prima del tempo.  Aggiustare o riutilizzare i vecchi oggetti pare inutile quando a meno prezzo li si può comprare nuovi  e più belli.  In una routine dominata dalla frenesia, non ci soffermiamo più a guardare le cose nella loro interezza, ma solo in modo circoscritto alla loro utilità corrente, per poi abbandonarle e dimenticarle.

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E’ da qui che parte l’Associazione Culturale Artwo, fondata nel 2005 da Luca Modugno, che si propone la persecuzione di un’arte utile, che sappia ridonare valore agli oggetti del passato, proponendoli in una nuova forma, per mostrare ciò che avrebbero potuto essere se guardati da un occhio meno attaccato al singolo contesto. Artwo vuole andare al di là della facciata comune, vuole creare un’alternativa alla visione quotidiana, ispirandosi al pensiero di Henri Matisse secondo cui occorre “Vedere tutte le cose come se fosse la prima volta”.

Ma non è solo il riscatto degli oggetti a stare a cuore all’associazione romana, che dal 2011 è divenuta anche una cooperativa sociale per il reinserimento dei carcerati.  Credendo infatti nella redenzione e nella rieducazione, Artwo ha dato vita ad un laboratorio creativo all’interno della Casa Circondariale di Rebibbia, dove ancora oggi continua a collaborare. Stimolando i detenuti al lavoro manuale, mostra loro che dal vecchio si può formare il nuovo, che anche dall’oggetto più umile si può ricavare il bello.

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Il rapporto di fiducia che è venuto a crearsi ha addirittura portato, nel 2013, ad una  mostra dal titolo “Recupero”, presso la Triennale di Milano. Vi hanno preso parte ben 16 designers, i quali hanno letteralmente messo nelle mani dei ragazzi di Rebibbia i propri progetti, contando sulle loro capacità tecniche e interpretative. I critici hanno saputo apprezzare questa esposizione, leggendovi non solo un’ opportunità di salvezza e reinserimento, ma anche di vero e proprio riconoscimento artistico per persone che danno finalmente espressione alla loro fantasia, convogliando in qualcosa di costruttivo quelli che possono essere i tormenti e le sofferenze di una vita durante la quale non sempre si sono prese le giuste decisioni.

Credendo quindi fermamente negli ideali che hanno condotto alla sua formazione, Artwo continua a portare avanti i propri progetti, con l’obiettivo di creare una fusione tra la passiona artistica e l’interventismo sociale, tra il design e l’eco-sostenibilità.

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Camilla Sacca

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