Io e il Sudafrica

La scorsa estate sono partita con “Projects Abroad” per Capricorn, in Sudafrica. Ho lavorato per l’organizzazione no-profit “Where Rainbows Meet”, insieme a numerosi altri ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. Alloggiavo presso una famiglia locale insieme ad altri cinque volontari, e devo ammettere di essere stata molto fortunata. La mamma ci cucinava sempre il pranzo da portare al lavoro e la sera cenavamo tutti insieme, raccontandoci la giornata.

Adattarsi al nuovo alloggio inizialmente non è stato facile, non c’era la minima traccia dei normali confort cui siamo abituati nelle nostre case, ma penso che alla fine adattarsi a questi piccoli disagi sia fondamentale per capire un nuovo mondo.  

Ogni mattina alle otto mi recavo a lavorare all’organizzazione, insieme a molti altri giovani. Avevo colleghi giapponesi, francesi, olandesi, belgi e lussemburghesi. Ogni settimana c’era chi arrivava e chi partiva, e ogni volta il dispiacere di salutare qualcuno si alternava alla curiosità di incontrare i nuovi volontari. Penso che il punto forte di “Where the Rainbows Meet” fosse proprio l’alta percentuale di partecipazione di ragazzi giovani, poiché nulla è più prezioso delle idee e delle conoscenze che essi possono portare. Essendo quasi tutti studenti e venendo da realtà sviluppate, potevamo infatti apportare preziosi contributi che non sempre la gente del posto è in grado dare, mettendoci in gioco ogni giorno,  pronti a mettere in pratica tutto ciò che avevamo imparato.

Ma il Sudafrica non è stato solo un’esperienza formativa dal punto di vista professionale.

E’ stato anche un’occasione per conoscere nuove persone, culture e personalità. Il Sudafrica ti apre la mente e ti mostra le cose da un punto di vista diverso. Il contatto con la gente del posto è stato ciò che più mi ha segnata nel profondo: tutti ti sorridono e ti trattano con cordialità, ti ringraziano continuamente, non perdono un’occasione per mostrare quanto apprezzano ciò che stai facendo per loro. Mai come in quel mese ho capito quanto avremmo da imparare da queste persone che riescono ad essere felici con poco, senza desiderare solo ciò che non hanno, che dicono dei grazie sinceri, che conoscono la riconoscenza, che riescono ancora a  riconoscere e apprezzare l’aiuto degli altri, lontano dall’individualismo e dall’egoismo che ormai invece dominano la nostra società.

Il toccare con mano i problemi, per non dire drammi, con i quali gli abitanti sono costretti a convivere, è come realizzare ciò che da sempre, in fondo, si sa. Ciò che la mamma e il babbo ci dicono fin da bambini: “Non sprecare il cibo, ci sono tante persone che non hanno nulla da mangiare. Non pretendere sempre, impara anche ad apprezzare, perché sei già una bambina fortunata”.

Ogni giorno venivano da noi giovani madri a chiedere aiuto, mettendo da parte ogni orgoglio e raccogliendo tutto il loro coraggio nell’esporre i propri problemi: mariti che le maltrattavano, impossibilità di dar da mangiare ai propri figli o, peggio ancora, incapacità di curarli quando erano malati.
Noi facevamo tutto il possibile per dare loro assistenza, chi contattando aziende od organizzazioni disposte a contribuire economicamente, chi preparando scatoloni contenenti beni di prima necessità, chi semplicemente ascoltandole e confortandole.

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“Where the Rainbows Meet” ideava anche numerosissimi progetti, tra cui il più importante consisteva nell’insegnare ai più giovani come utilizzare il PC, in modo da dare loro conoscenze di base ormai fondamentali per entrare nel mondo del lavoro. Il problema, purtroppo, è sempre la mancanza di fondi, che spesso blocca l’avanzamento di moltissime proposte.

Insomma, immergersi in queste realtà non è mai facile, e non nascondo che porti anche qualche delusione nel vedere che per quanto si faccia tanto, non è mai abbastanza. Ma è proprio per questo che devono esserci sempre più motivazione e voglia di impegnarsi. Deve esserci voglia di confrontarsi e mettersi in gioco. L’impegno che si mette in esperienze come questa torna sempre indietro, sia a livello di soddisfazione che di maturità.  Ho dato tanto al Sudafrica, ma il Sudafrica ha dato tanto a me.

 

Annalisa Piva

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