L’orrore della tortura

Tortura. Una delle più grandi macchie dell’umanità, praticata da tempo immemore, segno del fatto che forse, al contrario di quanto pensiamo, come gli animali siamo costretti a compiacere i nostri istinti senza avere la possibilità di controllarli.

E’ stato recentemente reso pubblico il report segreto di una commissione del Senato degli USA. Vi si raccontano le violenze ai detenuti catturati in Iraq e Afghanistan dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Waterboarding, interrogatori interminabili, privazione del sonno, violenze sessuali.

Durante gli interrogatori dei sospettati di terrorismo tra il 2002 e il 2006, la CIA ha superato spesso i confini della legalità, impiegando tecniche brutali simili a forme di vera e propria tortura, a partire dall’ormai noto annegamento simulato. Essa rivela inoltre che i servizi segreti americani si sono presi libertà anche oltre quelle già concesse loro dall’Amministrazione Bush con l’autorizzazione, nell’autunno del 2001, del programma segreto di “Cattura, Detenzione e Interrogatori” per combattere il terrorismo di matrice islamica.

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Prendiamo in considerazione due casi specifici tra i 119 individui vittime del programma, di cui almeno 26 sono stati detenuti e torturati sulla base di informazioni errate: Abdel Rahman al Nashiri, ad esempio, sospettato di aver ideato l’attacco alla portaerei americana USS Cole nel 2000 e catturato nel 2002, fu minacciato con un trapano elettrico acceso, anche se lo strumento non è mai stato effettivamente usato su di lui. A un altro prigioniero fu fatto credere invece che sarebbe stato violentato con una scopa. La CIA ha utilizzato su più detenuti anche la tattica della “finta esecuzione”, mai autorizzata dalla Casa Bianca, che riproduce tutte le fasi di un’esecuzione vera e propria tranne che, quando viene finalmente premuto il grilletto, l’arma da fuoco si rivela priva di proiettili.

Tale pratica è usata al fine di estorcere informazioni attraverso la coercizione fisica, ma spesso sono atti di puro sadismo da parte di qualcuno che sente di avere un enorme potere: la privazione dell’altrui libertà. Gli uomini si trovano in una condizione tale da poter decidere la vita o la morte, trattano con i loro simili come se fossero oggetti da cui trarre la massima utilità, come un campo arato fino a renderlo arido, come un animale lasciato ingrassare per essere gustato. Quell’enorme potere di cui un uomo non dovrebbe mai essere dotato lo rende ceco, e lo porta a sua volta a disubbidire a quella legge naturale che dice “sii libero”, perché un uomo che pratica la tortura ha superato il suo limite, e le sue azioni non sono più dettate dalla sua volontà. Un uomo che pratica la tortura non è più libero.

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Quell’istinto primordiale inspiegabile che porta piacere a chi pratica la violenza è assecondato senza alcuna ragione, come se fosse quella parte della dialettica naturale in cui vi è una negazione di umanità. Una dialettica continua a cui non c’è scampo, e le ultime notizie sembrano affermare queste macabre congetture. Costretti a parteciparvi, questi uomini sono stati vittime del circolo, rendendo a loro volta schiavi coloro che non potevano resistere ad un dolore fisico e psicologico disumano.

Una volta diffuso il comunicato che descrive le torture praticate dalla CIA sui presunti terroristi, molti hanno definito la pubblicazione del rapporto come una testimonianza che rimarrà come una “macchia nella storia dell’America”. Nella storia dell’America, ma ancora prima nella storia dell’uomo.

Non mi dilungherò oltre sulla questione ormai di dominio pubblico e non tratterò il problema che concerne il segreto o i vari impicci burocratici e legislativi, ma coglierò l’occasione per proporre una riflessione sulla pratica della tortura. E’ veramente una caratteristica dell’uomo provare soddisfazione nella violenza? E’ un istinto, o una scelta che lo trascende ponendosi come del tutto innaturale?

 

Enrico Salonia

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