Italia e povertà: come vive la società di oggi?

Il settimanale “Pagina 99” presenta nel numero di sabato 22 Novembre un’attenta analisi del problema della povertà in Italia, con dati di studiosi che hanno preso a cuore il problema e interviste a chi lo vive da tempo. Di seguito Enrico Salonia stila una sintesi delle diverse pagine dedicate al tema, con l’intenzione di rendere nota ai lettori la situazione attuale.

1.362. Poche sono le famiglie che a Napoli avranno il SIA: Sostegno per l’Inclusione Attiva. In tutta Italia saranno 6.899. Il SIA, come definito sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è “Non solo sostegno economico alle famiglie beneficiarie, ma un progetto ben più ampio di inclusione sociale attiva: lavorativa per gli adulti, scolastica per i bambini, sociale e sanitaria per tutta la famiglia”. Ma sono davvero solo meno di settemila le famiglie povere in tutta Italia?

La povertà assoluta è quella di chi non riesce, con i suoi mezzi, a comprare il paniere di beni e servizi essenziali per avere uno standard di vita “minimamente accettabile”, condizione che riguarda in Italia il 10% delle famiglie, percentuale raddoppiata dopo gli anni della crisi e che senza alcun dubbio supera di gran lunga le settemila famiglie povere sulla carta. I criteri per rientrare nella fascia di coloro che possono richiedere il SIA è strettissima, i fondi stanziati sono irrisori, e le modalità di accesso talmente disorganizzate che anche le famiglie a cui spetterebbe di diritto non sono invogliate a richiederlo.

Morale della favola? Il problema della disuguaglianza sociale, così dilagante, non è stato neanche parzialmente risolto. Non farò l’ennesimo commento ignorante su quanto i politici siano cattivi, su quanto siano disinteressati ai poveri, e su quanto se ne stiano bene nelle loro poltrone. Lascio queste considerazioni a chi a sua volta sta seduto sulla sua poltrona a guardare il telegiornale. La disuguaglianza, in particolare la povertà, sono fattori che interesseranno sempre una nazione, e ci si chiede spesso come arginarli. Formulare una strategia di riduzione del tasso della povertà non è una cosa semplice, ed è per questo che a mio avviso, se poco c’è da fare, è importante che quel poco lo facciano i cittadini, non la politica.

Matilde ha 45 anni, un figlio adolescente ed un marito che ha perso il lavoro. Fa la maestra in Emilia e vive distante dal suo compagno, rimasto al Sud per cause di forza maggiore e costretto a pagare ancora il mutuo della sua casa. Insomma, Matilde non ce la fa. E allora, con un po’ di vergogna, sopportando gli sguardi di quelli che nel suo paese la conoscono, fa la fila alla Caritas, dove va a prendersi il suo pacco di pasta ogni giorno per sfamare il figlio. C’è chi al contrario di Matilde un’ora del suo tempo la può donare alla comunità e servire alla mensa dei poveri senza essere retribuito. Chi lo fa mette una lancia in mano all’esercito che lotta per l’utopistica scomparsa della povertà.

Mensa

Correlato al problema della povertà, naturalmente, vi è quello dei senzatetto, che ingrandiscono la percentuale di chi non può vivere in condizioni dignitose. C’è chi pensa che tra i barboni ci siano solo emigrati che non hanno avuto la possibilità di trovare un alloggio. Niente di più falso.

Qualche notte a Termini e poi domicilio su una panchina a due passi da Palazzo Chigi. “Ti hanno mai fatto storie?” “No, mi sento anche di fargli un ringraziamento alle guardie, mi proteggono pure”. Così risponde il napoletano che gira giorno e notte nei pressi della stazione ferroviaria di Roma. Cento metri più in giù, sotto gli archi di via Casilina, un mazzo di fiori ricorda un senzatetto italiano: l’hanno ritrovato freddo come il ghiaccio poche settimane fa, in un giardinetto che si affaccia su una scuola elementare. “Fanno tutto pe’ strada, d’altronde ‘ndo vanno? So’ esseri umani pure loro” racconta un abitante del quartiere, ormai abituato a scambiare due parole con i senzatetto nei pressi di casa sua.

Povertà

In dieci anni il numero dei senzatetto a Milano è più che triplicato: da meno di 5 mila si sono superati i 15 mila, e sono quasi pari le percentuali di italiani a confronto di quelle di extracomunitari. L’anno scorso, in un inverno mite, quattro persone sono morte di freddo a Milano, 38, più di una ogni tre giorni, in tutta Italia.

Wainer Molteni, laureato, ex direttore del personale di una catena di supermercati, è finito per strada dopo la bancarotta fraudolenta dell’azienda. Otto anni di gelo e stenti. Nel 2004, con l’occupazione di un dormitorio in via di sgombero, dà vita al collettivo che oggi distribuisce sacchi a pelo ai clochard di mezza età, a Sesto San Giovanni. Wainer non ha passato il suo tempo a esporre cartelloni, non ha sprecato parole per chi, secondo la massa, non si dedica alla causa dei poveri, ma soprattutto, non si è fatto fare foto tristi per commuovere gli animi di chi lo guarda attraverso un computer e prova pena. No. Era la sua causa, lui ha stretto le redini e l’ha portata avanti.

Ognuno ha la sua causa, non riempiamoci la bocca di critiche ed insulti nei confronti della politica. Il problema della povertà è un problema della società intera, come molti altri. C’è chi della società non ne vuole far parte, e c’è chi invece la rende migliore con un paio di mani in più.

 

Enrico Salonia

 

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