Brunei: tra pace e follia

Parlare di una nazione vuol spesso dire descriverne usi, costumi, divertimenti, cibo, tradizioni e le più semplici abitudini quotidiane. Eppure nello specifico caso del piccolo sultanato asiatico qualcosa funziona diversamente. Se da un lato, andando a elencare alcuni aspetti “legislativi”, si trasmette un sentimento di grande oppressione all’interno del paese, così come importanti giornali spesso tendono a comunicare, da un altro in Brunei si vive veramente un senso di serenità e quiete, come lo stesso nome del paese, Nagara Brunei Darussalam, vuole dire: “Stato del Brunei, Dimora della Pace”. Non è mio intento ora cercare di dare un’effettiva risposta, ma proverò a raccontare diversi aspetti del paese, dai più dibattuti ad altri più curiosi.

La legge locale proibisce di fumare sigarette o altro, bere alcolici, avere rapporti sessuali nelle ore di preghiera, cantare o ballare, etc. Vi è la sensazione che tutto ciò che sia connesso al corpo, al divertimento o al godimento sia poco contemplato, dunque il risultato risulta essere un paese silenzioso; silenzio di cui ci si rende conto solamente quando si varca il confine, permettendo di paragonare luci, musiche e insegne presenti nei paesi limitrofi.

Vi è un approccio che potrebbe essere ben descritto come un tentativo di inibire l’uomo dalla ricerca del piacere.

Ha fatto così parte della mia esperienza la triste consuetudine di seguire tutta la Coppa del Mondo bevendo numerosi succhi di carota (con solo zucchero o zucchero e latte) e Nesquik (bibita più popolare del paese). Singolare.

Nei primi mesi del 2014 vi è stata un’accesa discussione a livello internazionale sulla scelta di implementare la legge islamica, con proteste a Hollywood e boicottaggi delle proprietà appartenenti al Sultano in America. Tutt’oggi diversi hotel di proprietà del Sultano tra Parigi, Roma e New York, vengono boicottati dall’élite delle città a dimostrazione di un sentito dissenso.

Senza titolo3 The Empire Hotel

Quello che si pensa da fuori del Brunei e ciò che si vede al suo interno sono due mondi totalmente differenti. Pur considerando che effettivamente vi è una cultura distante dalla nostra, lo stile di vita, la condizione delle donne, i rapporti tra persone, la considerazione della “classe politica” sono significativamente diversi da come ci si potrebbe aspettare. Il tema più delicato da considerare è la donna, che però mi ha lasciato positivamente stupito. Grandi lavoratrici, madri di famiglia, imprenditrici e figure anche di relativa importanza sociale, le donne ricevono un trattamento e apprezzamento che le fa sentire realmente importanti, e da cui in certi momenti dovremmo prendere noi esempio.

Si susseguono poi altri temi spinosi come l’amore dei cittadini nei confronti di His Majesty un po’ indotto da qualche regalo di troppo. Tantissime tematiche farebbero parlare e discutere noi occidentali per generazioni, ma in realtà in Brunei vige un approccio molto “I don’t care, everything is fine” dove l’obiettivo è vivere una vita di pace legata a famiglia ed amici d’ infanzia.

Si trova però spazio per qualche follia.

Prima di tutto viene il The Empire Hotel. Concedendomi di romanzarla un po’, la storia è la seguente: anni fa il fratello del caro Sultano, il principe Jefri, decise di costruirsi un harem per ospitare amici ed amiche, organizzando grandi feste. Un gioco, uno svago, un diversivo reale da soli 1,1 miliardi di dollari con 500 camere, piscine, campi da polo, palestre, ristoranti, spiagge.

Il Sultano ha ritenuto l’investimento eccessivo anche per la sua famiglia e ha deciso di prendere in pugno la situazione: il fratello minore è stato mandato in “viaggio” a Londra mentre l’Empire è stato trasformato in un grande hotel a 6 stelle col fine di perdere meno soldi.

In un paese sconosciuto ai più, ove vi sono pochi scambi commerciali ed una ridicola manciata di turisti al giorno probabilmente persi per il Borneo, quante camere potrà riempire un hotel di tale livello i cui prezzi tra l’altro sono da vero lusso? Non molte.

Altra grande attrattiva del luogo sono i tre giorni di “open day” del Palazzo. Per il compleanno del Sultano, ogni 15 luglio, tutto il Brunei è messo a festa come fosse Natale a New York: decorazioni per la città, scuole ed uffici chiusi. E’ festa nazionale!

Senza titolo Hassanal Bolkiah, Sultano del Brunei

Ma questo non è un periodo per viaggiare, bensì un’attesa occasione per incontrare His Majesty direttamente a palazzo. Una fila chilometrica si forma all’ingresso trionfale di quella che risulta essere una vera e propria reggia ed uno ad uno i sudditi, separati tra uomini e donne, hanno l’occasione di salutare i membri della famiglia reale, anch’essi suddivisi per sesso. Pertanto ci si trova immersi in una folla lunga e silenziosa che con piacere va a salutare il proprio Sultano senza, forse, focalizzarsi sul regalo successivamente loro offerto: torta per tutti gli adulti e 5$ per i bambini. Un investimento per assicurarsi riconoscenza dalle generazioni future.

A loro e ai (pochi) turisti è concesso il permesso di visitare l’ingresso maestoso del palazzo, ma non quello di accedere al parco macchine del Sultano, uno dei più ampi, affascinanti e conosciuti al mondo con migliaia tra Ferrari, Porche, Bentley e una famigerata vettura in oro massiccio. Questo parco macchine della famiglia reale, oltre al palazzo, aerei privati e proprietà in tutto il mondo è quello che tra tutti meglio rappresenta lo sfarzo e la vastità della ricchezza della famiglia reale mostrata al mondo come grande pregio e vanto del paese.

Paese pieno di contraddizioni, con uno sfarzo eccessivo della famiglia reale ed un livello di vita del ceto medio piuttosto basso, ma ben al di sopra un vero livello di povertà, il Brunei resta così una terra con numerose criticità, e il dibattito sviluppatosi in Occidente resta aperto.

Dimenticando per un momento le questioni più spinose, a me piace ricordare il Brunei così: un folle luogo di pace.

 

Ernesto Pinchetti

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