“Se dovessi pensare all’Africa, penserei a una bambina un po’ riservata”

Alessandro Arcangeli è uno studente di Architettura a Venezia e membro di Students for Humanity. Ecco cosa è stato per lui partire per la Tanzania con “Working for Wasa”.

10270162_10203960274906642_1887848191_n

Cerco di descriverla da quando sono tornato, la verità è che mi risulta impossibile. L’Africa è ineffabile. Impossibile da descrivere, ogni tentativo la sminuirebbe, quindi mi devo limitare a descrivere che cosa ho provato scontrandomici.

Se dovessi pensare metaforicamente all’Africa, penserei a una bambina un po’ riservata, con un fascino velato di mistero, ma che all’occorrenza, scatenandosi ti colpisce come un uragano. L’Africa non ti accoglie, l’Africa ti attacca appena scendi dall’aereo, e tu devi accettare la sfida, l’Africa non ha paura di te e tu non devi averne di lei. La sua essenza è nascosta negli occhi dei suoi bambini, negli occhi di Stivini, Lava, Kevin, Nathan, Grady, loro non hanno paura di te, non si vergognano, perché non conta più quello che si ha ma chi si è realmente.

974327_10203960275026645_348153042_n

L’Africa è quel posto dove viaggi alla ricerca di te stesso: non tanto a causa dei posti bellissimi e dei tramonti mozzafiato, ma per merito delle persone che spesso non hanno nulla, quindi la prima cosa che mettono sul piatto appena ti vedono è loro stessi. Se tu dai loro amore riceverai amore, se dai loro indifferenza riceverai indifferenza. Ed eliminando tutto il superfluo capisci veramente chi sei, capisci cosa sai ricevere ma soprattutto cosa sai dare.

Come già detto non elencherò le singole emozioni che mi invadevano ogni frazione di secondo a Wasa, dirò solamente che esiste un posto, non troppo lontano da qui dove non esistono grandi università, né auto di lusso, né vestiti firmati, né smartphones. Esiste un posto, dove ci si relaziona con le mani, con gli occhi, con il lavoro, con un sorriso.

Oggi, persi nella routine, annegati fra le onde della quotidianità, spesso perdiamo la capacità di avere rapporti veri. L’Africa offre l’occasione di riscoprire cosa voglia dire vivere, cosa significhi essere felice solo perché dopo aver lavorato un giorno intero, ci si possa stendere mezz’ora sotto un cielo d’agosto a guardare le stelle.

10331679_10203960274826640_60744903_n

Penso che accettare la sfida che mi ha lanciato questa bambina/uragano sia stata una delle scelte più belle della mia vita, ripartirei ora per Wasa. Questa è una sfida che non si vince, nè si perde, non c’è un ultimo round. E’ una sfida che si accetta per il gusto di viverla. Come ogni sfida non è facile, anzi. E’ una lotta, ma c’è gusto a lottare, a svegliarsi la mattina, aprire la porta e vedere persone che ti sorridono, anche se la loro vita è difficilissima, molti di loro soffrono di malattie incurabili ma questo non li abbatte. La sfida sta nel trarre un insegnamento da loro, sta nel guardarli in faccia, battergli un cinque urlando “nipe tano”, tirargli un pallone di stoffa, passargli una pietra alla cava.

 

Questa è la sfida. Accettiamola. Siamo sempre pronti per il prossimo round.

 

Alessandro, o per Nathan, “Alexis”.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s