2011-2014: Siria, per non dimenticare

DOVE SIAMO?

Siria.

Il 15 marzo del 2011 migliaia di persone scesero in piazza ad Aleppo e Damasco, le due città più grandi della Siria, per protestare contro il regime del presidente Bashar al-Assad. Fu una delle prime manifestazioni di dissenso di massa della storia recente del paese. Nei giorni successivi, il regime reagì con arresti, uccisioni, sparizioni e torture, ma senza riuscire a fermare l’opposizione. In poche settimane le proteste si allargarono a tutta la Siria. A maggio Assad fu costretto a schierare l’esercito nelle strade. Poche settimane dopo, con le prime diserzioni dalle forze armate e la nascita dei primi gruppi ribelli, cominciò la guerra civile siriana che, con un interesse via via calante da parte dei media internazionali, dura ancora oggi. In un paese di 22 milioni abitanti, tre anni di guerra sono costati più di 140 mila morti, 3 milioni di profughi nei paesi vicini e almeno altri 5 milioni di profughi interni, cioè persone costrette ad abbandonare le loro case.”

http://www.ilpost.it/2014/03/15/inizio-guerra-siria-tre-anni/                              

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Sono passati pochi giorni dal terzo anniversario dell’inizio del conflitto e la guerra civile è ancora in corso. Lontani da una realtà così cruda, noi possiamo solamente immaginare, dai racconti e dalle testimonianze della gente comune siriana, quale sia realmente la situazione sul territorio.

L’Associazione Ai.Bi. Amici dei Bambini, impegnata in numerosi villaggi siriani per sostenere le famiglie povere e portare supporto medico alla popolazione, ha raccolto alcune testimonianze di donne madri che combattono ogni giorno per la sopravvivenza:

Umm Omar. Due figlie femmine e due maschi, dei quali, però, ha perso le tracce.

Come è arrivata in Turchia? “La città era assediata, c’era l’esercito tutto attorno, sono fuggita di notte passata dal fiume. Era freddo, molto freddo”. […] I bambini erano rimasti in Siria quando siamo fuggiti, ma sono tornata indietro a prendere almeno il piccolo Jihad e sua madre, che era incinta di Omar”. Come ha fatto? “Sempre tramite il fiume, e la seconda volta che l’ho attraversato era rosso di sangue”.

Una delle figlie, 15 anni, racconta che un giorno a scuola una sua compagna di nome Asmah è stata presa dai soldati del Regime, le hanno strappato le unghie. Perché? “Aveva scrittohurra (in Arabo: libertà) sulla lavagna”.

Suad. Cinque figli, del maggiore non ha più notizie dal suo arresto un anno fa.

Com’era la Siria, quando l’ha lasciata? “C’erano gli aerei, le bombe, le case venivano distrutte, non c’era cibo, né latte per i bambini”. Che cosa facevano i bambini? “Nient’altro che piangere. Non giocavano, non dormivano. Avevano paura, erano malati”. Di cosa? “Erano malati per la paura”.

http://d.repubblica.it/attualita/2014/03/17/foto/emergenza_siria_aibi_donne_bambini_solidariet_fotografia-2053074/6/#share-top

Banksy, il più famoso writer del mondo, ha omaggiato il ricordo dei ragazzi uccisi trasformando la protagonista di uno suoi più conosciuti murales, “La bambina con il palloncino rosso”, in una piccola rifugiata siriana. L’immagine è stata utilizzata per promuovere la campagna #WithSyria a sostegno delle vittime del conflitto ed è stata proiettata sui monumenti simbolo di diverse città, tra i quali la Colonna di Nelson a Trafalgar Square e la Tour Eiffel.
L’opera di Banksy è stata riproposta anche da alcuni fotografi a Londra e a New York.

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