Sei risposte sulla crisi in Ucraina

DOVE SIAMO?

Ucraina. Lo Stato dell’Europa Orientale è da settimane al centro di gran parte della politica internazionale mondiale.In seguito ai movimenti di protesta che hanno fatto di Piazza Maidan, Kiev, l’ennesimo teatro di scontro e ribellione, l’ultimo avvenimento a sconvolgere la situazione è stata l’invasione russa della Crimea, a partire dallo scorso 26 Febbraio. Il Post cerca di chiarire, in questo servizio, cosa stia accadendo e perchè.

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Si può parlare di guerra in Crimea? Come pensa di reagire il governo ucraino? Putin è impazzito? Cosa può fare l’Occidente? Un po’ di elementi per chi vuole capirla meglio.

La crisi in Crimea, penisola meridionale dell’Ucraina a maggioranza russa, è iniziata lo scorso 26 febbraio: un gruppo di uomini armati senza segni di riconoscimento è entrato negli edifici del Parlamento e del governo locale a Simferopoli, capitale della repubblica autonoma di Crimea, e ha issato sul tetto una bandiera russa. Nei giorni seguenti, poco a poco, si è assistito a un’invasione della Russia in Crimea: truppe russe – o mercenari russi, o truppe di autodifesa filo-russe: difficile distinguerle ma poco cambia — hanno preso il controllo del territorio (aeroporti e strade principali) e hanno circondato le basi militari ucraine bloccando l’uscita ai militari all’interno. […]

1. C’è una guerra in Crimea?

[…] La risposta viene data da Masha Lipman, presidente del programma Società e Regioni del Carnegie Moscow Center, in un articolo del 2 marzo sul New Yorker:

«Quello che sta accadendo nella penisola di Crimea non è esattamente una guerra – non lo è se lo spargimento di sangue viene considerato come uno standard per parlare di guerra. Si tratta di un’occupazione minacciosa o strisciante (per ora) di una regione di sovranità dell’Ucraina da parte delle forze armate russe agli ordini del Cremlino. Finora non ci sono state vittime, non c’è stato quasi alcuno sparo.»

La ragione per cui non ci sono ancora stati scontri tra i due eserciti è una sola: il governo ucraino ha ordinato ai suoi soldati di non rispondere alle provocazioni russe («La guerra non è accesa dall’azione di chi offende, ma dalla reazione di chi si difende». E se non ci si difende, la guerra non inizia). Se sulle intenzioni dell’Ucraina i dubbi non esistono, almeno finora, su quelle della Russia c’è ancora poca chiarezza.

Ad ogni modo martedì mattina è accaduto un episodio piuttosto significativo: alcuni soldati ucraini disarmati si sono diretti verso un checkpoint di militari russi alla base aerea di Belbek, a Sebastopoli: secondo quanto ha scritto Christopher Miller, bravo e preparato giornalista di Kiev Post e collaboratore di Mashable, il vicecapo ucraino della logistica della base ha detto alla stampa che l’avvertimento dei russi al checkpoint è stato: “non avvicinatevi, abbiamo ordine di spararvi”. Quindi, come molti esperti vanno avanti a dire da giorni, i russi starebbero cercando di provocare gli ucraini, spingendoli a reagire, ma finora si sono trovati di fronte a una decisione diversa del governo di Kiev. Sembra però inevitabile che questa politica della “non reazione” si fermerà ai confini della Crimea. Se le cose dovessero spingersi più in là, è lecito pensare che cambierà tutto.

2. Esiste una “linea rossa” per il governo ucraino?

L’impressione che molti hanno avuto negli ultimi giorni è che la “linea rossa” del governo di Kiev, cioè la soglia oltre la quale verrà deciso di intervenire militarmente, ci sia: e che sia il resto del territorio ucraino, esclusa la Crimea. Si tratta in particolare delle zone orientali e meridionali dell’Ucraina, dove in alcune città – come Donetsk, Odessa e Lugansk – manifestanti filo-russi hanno già occupato edifici governativi locali chiedendo referendum per l’autonomia e rigettando la legittimità del governo di Kiev. In Crimea è parso che gli abitanti accogliessero i soldati russi nella più assoluta normalità, ma è difficile pensare che lo stesso possa avvenire anche nelle altre città ucraine. […]

In generale ci sono due ragioni per credere che nel resto dell’Ucraina le cose per i russi non sarebbero così facili. Anzitutto i russi non potrebbero chiudere le vie di accesso a una regione bloccando solo due autostrade, come hanno potuto fare in Crimea sfruttando la geografia della penisola; non potrebbero in altre parole tagliare fuori l’esercito ucraino con la stessa facilità e arrendevolezza di cui hanno beneficiato in Crimea. Secondo, i fatti della Crimea sono arrivati praticamente negli stessi giorni della formazione del nuovo governo a Kiev, definito da più parti debole e inesperto, che difficilmente avrebbe saputo reagire con prontezza a una situazione di attacco militare. Per entrambe queste ragioni non sembra credibile, almeno per il momento, pensare che la Russia arrischi un’invasione militare in Ucraina (esclusa la Crimea, s’intende).

3. Perché la Russia ha invaso la Crimea? Sono pazzi?

[…] Una ricostruzione interessante delle ragioni russe è stata fatta il 2 marzo sul Guardian da Dmitri Trenin, direttore del Carnegie Moscow Center. Trenin ha definito quello che sta succedendo in Ucraina «probabilmente il peggior punto della storia europea dalla fine della guerra fredda». Nel cercare i motivi dell’aggressione russa – che alcuni faticano a capire e non si spiegano, mentre altri la definiscono proprio un “errore” – Trenin ha scritto:

«Piuttosto che favorirne la secessione, è più probabile che Mosca sostenga la decentralizzazione fino al federalismo, che dovrebbe neutralizzare la minaccia di un’Ucraina unita anti-russa all’interno della NATO. L’efficacia degli sforzi russi di mobilitare l’opposizione al nuovo governo di Kiev nell’est e nel sud del paese dipenderà dai livelli di fiducia e tolleranza delle nuove autorità a Kiev. Nel peggiore dei casi, un’Ucraina unita potrebbe non sopravvivere»

Ma perché per la Russia è così importante non avere un’ Ucraina unita anti-russa? Una risposta convincente, almeno se si segue il ragionamento iniziato da Trenin, è stata in parte data da Peter Beinart sull’Atlantic. Beinart parte da una considerazione: chi critica gli Stati Uniti in questi giorni sostiene che l’amministrazione Obama abbia da tempo iniziato un progressivo disimpegno militare – ma non solo – in zone del mondo che prima erano più direttamente sotto il controllo degli americani. Ma proviamo a ribaltare il ragionamento, dice Beinart, guardiamola dalla parte della Russia. Nel 1990 l’allora segretario di stato americano James Baker promise all’allora presidente sovietico Mikhail Gorbachev che la NATO – organizzazione nata in piena Guerra fredda, a cui era opposto il Patto di Varsavia – sarebbe continuata a esistere ma non sarebbe arrivata al di là della Germania est. Ma poi le cose cambiarono.[…]

Gli Stati Uniti non si stanno affatto ritirando o disimpegnando agli occhi della Russia, ma sono alle porte di casa loro: questo darebbe una motivazione razionale alla Russia per cercare di non farsi schiacciare da ovest. Dal punto di vista russo l’azione in Crimea sarebbe una specie di messaggio all’Occidente per dire “Game Over”.

Un altro punto di vista interessante sul comportamento russo, che potrebbe in qualche modo completare il quadro precedente, l’ha dato la giornalista russo-americana Julia Ioffe, che si occupa di politica russa e che è molto critica nei confronti di Putin e collabora con molte importanti testate statunitensiIoffe, dopo essersi chiesta “perché Putin lo fa”, ha risposto: «Because he can. That’s it, that’s all you need to know». […]

4. Come può uscirne Putin?

Durante l’apparizione pubblica di martedì Putin ha detto che la Russia sta portando avanti una “missione umanitaria”: se le popolazioni dell’Ucraina orientale e meridionale, spaventate dal caso creato dalla presenza di “neonazisti e antisemiti”, chiederanno l’aiuto della Russia, allora i soldati russi interverranno. Putin ha dato anche una sua spiegazione “giuridica” dell’intera faccenda, che a suo dire assolverebbe la Russia dalle accuse di invasione di un territorio appartenente a un altro stato: per la Russia il presidente legittimo è ancora Viktor Yanukovych. E visto che Yanukovych ha chiesto l’aiuto dell’esercito russo, la Russia in pratica si è limitata a rispondere a una richiesta di soccorso di un presidente legittimo di un altro paese sovrano.[…]

5. Quali sono i costi che pagherà l’Occidente per l’invasione della Crimea?

Partiamo dai costi che la situazione attuale ha per l’Occidente: consideriamo la Crimea ormai persa, cioè un territorio che direttamente o indirettamente passerà sotto il controllo russo, e ci resterà. La sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina erano state garantite dal Memorandum di Budapest del 1994, firmato da Stati Uniti, Russia e Regno Unito. Col Memorandum l’Ucraina accettava di smantellare il suo importante arsenale nucleare costruito negli anni della Guerra Fredda in cambio della garanzia del rispetto dei propri confini e della propria sovranità. Come ha notato a Radio Popolare Dario Quintavalle – attualmente dirigente del ministero della Giustizia italiano, a lungo in Ucraina per progetti europei in materia di giustizia – il fatto che gli Stati Uniti non siano riusciti a far rispettare l’accordo (e difficilmente interverranno nella crisi con qualcosa oltre a delle sanzioni economiche e finanziarie) renderà più difficile in futuro convincere altri paesi a rinunciare al proprio arsenale nucleare. Questo non è un problema da poco, specialmente per gli Stati Uniti, che basano molto del loro potere nei confronti dei loro alleati sulla credibilità e reputazione.

6. Sì, ma allora cosa vuole o può fare l’Occidente?

Escludiamo ragionevolmente per il momento qualsiasi intervento militare straniero in Ucraina: gli Stati Uniti hanno chiarito che l’opzione militare non è tra quelle considerate. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU – unico organo dell’ONU in grado di approvare un legittimo intervento militare internazionale – anche volendo non può fare nulla, visto che la Russia è membro permanente e ha potere di veto. La NATO ha spiegato di star valutando alcune ipotesi, tra cui non figura alcuna azione offensiva contro la Russia, al massimo sistemi di assistenza all’esercito ucraino. Infine, è irragionevole pensare che uno stato europeo voglia intervenire per salvare la Crimea, mentre è probabile che se ci dovesse essere in futuro un qualche intervento – per esempio se ci fosse il superamento della “linea rossa” che sembra si sia imposto il governo ucraino – questo sarà concordato in sede NATO.

L’altro strumento che rimane per punire la Russia sono le sanzioni. Lunedì Obama ha detto che la sua amministrazione sta valutando l’ipotesi di misure diplomatiche che isolino “economicamente e politicamente” la Russia: come ha specificato John Kerry, si sta discutendo di sanzioni mirate – che includono restrizioni alla concessione di visti e congelamento di conti e beni all’estero – e sanzioni economiche che andrebbero a colpire il commercio e gli investimenti della Russia all’estero. Il presidente della commissione Affari Esteri della Camera del Congresso statunitense, Ed Royce, ha spiegato a CNN che il vero tallone d’achille della Russia è il rublo, che in questi giorni sta soffrendo molto, e per questo un’azione efficace sarebbe mirata a indebolire le banche russe. […]

Per la versione integrale:

http://www.ilpost.it/2014/03/05/perche-guerra-crimea-ucraina/

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