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Tudor Carstoiu è uno studente rumeno che frequenta il primo anno dell’Emit Bocconi, il corso di laurea in Economics and Management of Innovation and Technology, ed è il nuovo Vice-Presidente On Campus della Bocconi Alumni Association.

Espone, nell’intervista riportata, l’importanza del fattore “sociale” all’interno dell’ambiente universitario e di quello imprenditoriale, ripercorrendo alcune tappe fondamentali della sua esperienza personale.

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1. Di cosa si occupa esattamente la BAA e come opera all’interno dell’Università Bocconi?

La Bocconi Alumni Association si pone l’obiettivo principale, citando lo Statuto, di “diffondere il valore di un’esperienza e di una cultura condivise e rafforzare il legame e lo scambio tra Alumni. BAA si propone inoltre di mantenere i rapporti tra Alumni e il mondo Bocconi per accrescere il prestigio dell’Università in ambito nazionale e internazionale e promuovere progetti di cooperazione con il territorio”.

In particolare, On Campus si preoccupa di creare una rete di collegamenti tra gli attuali studenti e gli Alumni per coltivare il valore e il senso di appartenenza a una comunità che si è formata negli anni, attraverso iniziative ed eventi che diano vita a sinergie per stimolare il coinvolgimento e la collaborazione all’interno della realtà universitaria.

In Bocconi sono recentemente nate tantissime associazioni che coprono i campi più vari; dall’ambiente alla cultura, dal sociale alla moda. Queste, però, continuano a operare separatamente le une dalle altre e difficilmente trovano punti d’incontro.

In questi anni ciascuna associazione ha iniziato a seguire più attività e conseguentemente sono aumentate le opportunità di scambio e aiuto reciproco. Per esempio, le associazioni possono interagire quando si tratta di cercare un relatore esterno per una conferenza, oppure possono collaborare nell’organizzazione di un singolo evento.

Il ruolo del BAA VP on campus è quindi quello di aumentare la comunicazione e diffondere la consapevolezza che da soli si può andare veloci, ma insieme, nella grande comunità di alunni, si può arrivare lontano.

2. Portando al di fuori dell’ambiente universitario il tema della comunità e dell’importanza di creare sinergie sempre più forti, qual è la tua opinione sulle imprese sociali, soprattutto nel tuo Paese d’origine, la Romania?

So che si stanno sviluppando, ma ancora non conosco bene tale realtà. Il mio sogno è di tornare in Romania, dopo che avrò raccolto un po’ di esperienza e trovato la mia indipendenza, e diventare un social entrepreneur lì dove, specialmente nel mondo rurale, manca capitale, ma c’è un grande potenziale.

Penso all’importanza di costruire un’impresa sociale nel mio Paese perché le condizioni, così come il costo della vita, dei servizi e della terra, sono difficili e la gente ha bisogno di poco per vivere. Un piccolo cambiamento può avere un grande impatto, e le campagne rumene possono essere un buon punto di partenza per far funzionare un business; penso in particolare ad agricoltura sostenibile, energia rinnovabile o turismo rurale.

Michael Porter, professore di Economic Strategy alla Harvard Business School, ha spesso sottolineato che la performance sociale e quella economica non sono incompatibili, opinione invece molto diffusa nel mondo degli affari, ma è proprio il profitto, fonte principale nel generare risorse, a trarre grandi benefici dalla risoluzione di problemi sociali. Usando le parole di Porter, si tratta di “shared value, o valore condiviso: affrontare la questione sociale fa crescere la sostenibilità di un’azienda.

Seguendo la sua linea, credo che molte imprese, che finora hanno solamente affiancato al proprio core business, quale il profitto, diverse attività sociali, debbano iniziare a pensare in un’ottica di lungo periodo portando al centro dei loro interessi queste tematiche.

Il mondo occidentale ha sempre aiutato i Paesi sottosviluppati e in via di sviluppo dando qualcosa, ma non è sufficiente. Io dico che non basta dare ai pesci, ma bisogna insegnare a pescare; voglio dire che per raggiungere la sostenibilità è necessario educare le persone, mostrare loro nuovi modelli di guadagno e di sviluppo, coinvolgendo la comunità.

Ecco perché le campagne; si riunisce un gruppo di persone, anche ristretto, si ottiene la loro fiducia e si comincia da qui. Bisogna pensare a livello globale, ma fare a livello locale.

3. L’aria delle campagne l’hai respirata in prima persona svolgendo un’attività di volontariato in Val Borbera. Secondo te un’esperienza di questo tipo può essere considerata valore aggiunto per una futura carriera da imprenditore, come quella che vorresti intraprendere?

Assolutamente sì. Io sono stato in una boarding school in Piemonte, dove ho visto case malmesse e villaggi abbandonati, perché tutte le risorse venivano investite in città, come ormai succede in quasi tutto il mondo. Aiutavo ragazzi di scuole elementari e medie, prendendomi cura di loro dopo le lezioni e tutto questo mi ha arricchito molto.

Il mondo è sempre più interconnesso, la tecnologia consente di rimanere in contatto e continuare a scambiarsi idee, opinioni e punti di vista. Il volontariato rappresenta un competitive advantage; permette di imparare la pazienza, il valore della comunicazione e del comprendere. Sono convinto che se riesci a gestire i bambini, sai gestire un’azienda.

Le imprese apprezzano molto i giovani attivi nel campo del sociale, perché non vedono in loro persone che lavorano per se stessi, pensando esclusivamente al guadagno, ma ragazzi che, invece, hanno una sensibilità diversa e sanno che aiutando gli altri aiuti te stesso.

4. Secondo te, quindi, qual è, o meglio quale dovrebbe essere, il ruolo della diversità nella realtà odierna? 

La diversità è fondamentale, permette di avere una visione molto più ampia del mondo che ci circonda, ma devono necessariamente esserci competenze condivise e una base comune; fondamentale, per esempio, è parlare la stessa lingua.

Nella mia esperienza ho imparato che la diversità è il pull in un gruppo, un meccanismo che stimola gli individui ad avere nuove idee e obiettivi, e insegna loro a confrontarsi gli uni con gli altri.

Il passaggio dalla Romania all’Italia ha rappresentato per me una grande opportunità di crescita, di sviluppo e di dare fiducia. In particolare ho avuto la possibilità di relazionarmi con un ambiente molto diverso da quello in cui avevo vissuto prima e sono riuscito a integrarmi tirando fuori il meglio dall’unione tra il bagaglio culturale che mi ero portato dietro e quello che mi offriva l’Italia.

 

Intervista a cura di Paglino Vittoria e Zanello Sofia

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