Occidente che passione

Martina Rossi è una studentessa del terzo anno di Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione presso l’Università Bocconi, membro di Students for Humanity. Lo scorso semestre è stata exchange student a Seoul, Corea del Sud. Racconta per noi una realtà preoccupante del paese dove ha trascorso questi mesi. 

Se pensavate che la chirurgia estetica riguardasse solo la bellezza, ricredetevi. Ecco come un trend possa divenire un fenomeno sociale. Un esercito di cloni sta cominciando a popolare la Corea del Sud arrivando ad impedire alle autorità di distinguere un cittadino dall’altro. Gente che ossessionata dall’apparenza rinuncia alla propria identità.

Le notizie che giungono in Occidente circa la penisola coreana sono poche e superficiali, se non quelle riguardanti la tensione esistente tra lo stato del Nord e del Sud non ancora sfociata in conflitto.

Avevo sentito parlare dell’alto livello delle cliniche sanitarie in Sud Corea e in particolare di quelle operanti nel campo della chirurgia estetica e dell’odontoiatria. Essendo la pratica del “ritocchino” fenomeno assai diffuso ormai anche nel nostro Bel Paese tra star, potenti e comuni mortali, mai avrei pensato di dovermi confrontare al mio arrivo a Seoul con un vero e proprio abuso di chirurgia plastica.

Al mio arrivo nella capitale dello stato del Sud, ad Agosto 2013, la mia ignoranza circa il mondo Orientale, non mi permetteva ancora di distinguere i tratti somatici delle varie popolazioni abitanti le nazioni dell’estremo Oriente. Dopo un solo mese di permanenza e un po’ di attenta osservazione, ho appurato come la fascia di ragazze di età compresa tra i 18 e i 30 anni fosse divisibile in due gruppi: una minoranza di ragazze dal viso tondeggiante e i tratti prettamente orientali e una maggioranza di fanciulle dai volti allungati e levigati con ampi occhi dalle ciglia lunghissime. Quella somiglianza tra individui che inizialmente riscontravo e che era dovuta a una mia incapacità di distinguere le varie popolazioni di appartenenza, in molti casi era effettiva uguaglianza. Ed ecco che in parte incuriosita e in parte intimorita da questo trend esplosivo, ho iniziato a dialogarne con alcune mie coetanee, a guardare show televisivi e fiction e a leggere articoli a riguardo (principalmente di stampa estera) per andare più a fondo nella questione.

Il fenomeno affonda le sue radici da questa smania di occidentalizzazione che i Sud Coreani hanno e questa tendenza ad emulare gli Stati Uniti in tutto e per tutto. Dal canto loro, i Coreani, vista la crescente domanda di interventi e dato il loro talento in campo medico-sanitario, hanno dato luogo ad una miriade di cliniche dove è possibile acquistare pacchetti preconfezionati di rifacimento viso e corpo, partendo da quelli basic per giungere poi a quelli luxury. Ci sono tendenze molto precise, come il taglio dell’angolo interno dell’occhio, l’assottigliamento del naso e l’innalzamento degli zigomi. Per un po’ hanno prevalso la liposuzione e il lipofilling. Nessuno in Corea del Sud ammetterebbe però di voler somigliare ai caucasici, quindi le procedure da me menzionate vengono ormai definite come standard all’interno del ciclo vitale di una ragazzina.

“Standard!” esattamente; perché se ci venisse da pensare che queste richieste siano frutto della mente di una teen ager un po’ vanesia , devo subito bloccarvi dicendo che nella stragrande maggioranza dei casi sono i genitori ad inculcare questa idea nella mente delle figlie. Nella società c’è la convinzione che più sei bella e più benefici otterrai sia sul posto di lavoro, sia nella fatidica ricerca del marito. Padri e madri sono disposti a pagare l’intero trattamento e lo propongono ai figli come regalo di compleanno o promozione.

Il fatto che star del pop e della tv siano i primi sostenitori della chirurgia non fa altro che amplificare e ampliare il fenomeno. Le star coreane emulano quelle occidentali, i giovani emulano le star coreane ed ecco risultarne un esercito di cloni dal sorriso permanente (il cosiddetto smile lipt) privi di qualsiasi espressività.

Come ogni trend che si trasforma in ossessione spesso assume dei risvolti tragici. La modella coreana Hang Mioku è saltata alle cronache per aver compiuto il gesto di essersi iniettata da sola dell’olio da cucina nel viso per poterlo levigare, con il risultato di essersi deturpata.

Ormai si può parlare di un vero e proprio “turismo estetico”, come quello che ha caratterizzato per anni paesi come il Brasile e il Marocco, noti per le operazioni per il cambio di sesso. Le agenzie turistiche danno vita a dei pacchetti comprensivi di interventi estetici, cure mediche e visita delle maggiori città coreane. Il governo di Seoul ha imposto una tassa del 10% su ogni trattamento di chirurgia plastica in un’ottica decisamente lungimirante essendo oggi quasi 2000 le cliniche che si occupano di questi interventi nell’area della capitale.

Luci ed ombre su quello che è uno dei paesi caratterizzati da una delle più sensazionali ascese economiche, che stringe l’occhio agli USA, che vuole in tutto e per tutto differenziarsi dai cugini del Nord, che si proclama Repubblica democratica , ma che antepone un business miliardario a scapito dell’essere umano. Il peculiare viene represso e la vera identità della persona cancellata.

Martina Rossi

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